lunedì 2 marzo 2009

RAGIONE 6: LA NOSTRA INETTITUDINE E' IN AUMENTO



Non sappiamo neppure prepararci una valigia.
Lo strano caso di Nikita.



Le nostre nonne non sarebbero fiere di noi. No davvero.
Mia nonna Adele, era solita ripetermi che una vera signora – non una sgualdrina come ce ne sono tante – si vede da tre cose:
1 -da come si comporta al ristorante;
2 -da come si veste;
3 -da come si prepara per la valigia per le vacanze.


In quasi un secolo di evoluzioni acrobatiche femministe, molte di noi si dicono certe della “qualità” raggiunte in alcuni spazi del vivere. Così, ad esempio, per quanto riguarda i comportamenti da “ristorante” abbiamo assistito a rivoluzioni copernicane, tali per cui siamo passate da “sconvenienti” situazioni in cui Lui pagava il conto facendoci sentire delle merdine a “convenienti” situazioni in cui lui continua a pagare il conto facendoci sentire inferiori. Sì, lo so, non è cambiato gran che, ma almeno non ci siamo ridotte sul lastrico. Con quel che costano i ristoranti oggigiorno… Abbiamo inoltre appreso che non ha senso sollevare questioni di principio, soprattutto quando ci sono di mezzo i soldi. I nostri, è ben noto, vogliamo sperperarli liberamente nelle boutiques piuttosto che donarli al Rifugio del mentecatto incapace perfino di prepararsi due uova al tegamino. Il risultato dell’intera operazione culturale ha un solo nome: mantenute. Ne sono consapevole, il tutto appare degradante, ma a noi piace… e ci piace ancora di più soprattutto se, una volta tanto, possiamo fingere (bravissime in tutto) di ammantarci di expertise nell’arte culinaria, ordinando i piatti più costosi del menù.

Vi è poi la questione del vestirsi. La moda – lo vediamo tutte - si è evoluta trasformandoci da gran dame a battone à la page… grazie ad uno stuolo di stilisti che ci hanno abituato a sentirci sensuali solo a bordo di scomodissime decolletè dal chilometrico tacco, di inguinali micro-gonne a rischio di estinzione della topa da riporto, di scollature a prova di polmonite-ogni-due-per-tre.
Per questo motivo, anche da questo punto di vista, la nostra signorilità nonché la nostra femminilità ha tirato le cuoia con largo anticipo rispetto a tutto il resto, evidenziando una certa attitudine al fallimento nelle attività di routinaria prerogativa femminile.
Se è vero, infatti, che gli stringenti corsetti dell’800 ci impedivano i movimenti più naturali – obbligandoci a statuarie posture in pieno stile “soprammobile di Capodimonte” – non è che adesso ci divertiamo a sperimentare nuove e sempre più avvincenti combinazioni yoga da passeggio. Per nulla, anzi direi che ci siamo aperte a nuove prospettive ermeneutiche sul significato della sofferenza, dell’alluce valgo, della congestione intestinale e della deambulazione strabica… molto poco professionale se non sui marciapiedi poco illuminati delle nostre città. Anche in questo caso, bisogna ammettere che anche il concetto di “vera signora” è stato tradito in favore di un più prosaico concetto di “adescatrice inconsapevole”. Forse.

Ed eccoci alla questione delle valigie. Le donne riguardo a questo argomento fanno sempre la parte delle gnorri, ovvero fingendo grandemente di non sapere, di non vedere… di non avere la forza per sollevarle. Gli uomini, per certi versi più pratici, hanno invece il polso della questione, anche perché di solito sono loro a portarle e a spostarle da un luogo all’altro non senza un piccola dose di curiosità variamente esprimibile nel classico: ma che cazzo c’hai messo dentro?
Questa frase nei secoli non si è modificata. Un tempo, infatti, i maschi da facchinaggio – sposati e non - erano soliti usare espressioni meno colorite, del tipo: “Perdinci, ma cosa cazzo vi siete portata appresso sua Signoria?”
Lo so, gli uomini, non sono mai stati creativi, e d’altronde cosa c’entra la creatività con la quantità di stracci che amiamo portarci in ogni dove?
Il problema, in verità, si correla ampiamente con il nostro livello di autostima, ormai giunto ai sottotacchi dei trampoli da cui non riusciamo più a scendere. Quello che veramente ci turba e ci espone a frequenti crisi di isterismo è l’ipotesi, anche remota, di non avere l’abito giusto per ogni occasione. Di solito infatti, in prossimità delle vacanze – non importa in quale ameno luogo di villeggiatura – cominciamo a fare una lista di possibili eventi non pianificabili in cui potremmo imbatterci. Quella che segue è la lista-minima approvata dal Comitato per la salvaguardia dell’autostima delle cerebrolese del terzo millennio:
- incontro spirituale col Dalai Lama
- incontro intimo con Rocco Siffredi
- incontro spazio-temporale con la nostra compagna delle scuole elementari
- incontro annichilente con la nostra portinaia
- incontro “8 marzo” con Mara Carfagna
- incontro lesbico con Maria De Filippi
- incontro efficiente con il ministro Brunetta
- incontro salottiero con Bruno Vespa
- incontro glamour con Anna Wintour
- incontro filosofico con Immanuel Kant
- incontro a sorpresa con Osama Bin Laden
- incontro mistico con Bernardette
- incontro culinario con Antonella Clerici
- incontro religioso con Suor Germana
- incontro scassaminchia con Alda Deusanio
- incontro preveggente con Solange
- incontro deprimente con Gisele Bundchen
- incontro molto deprimente con Gisele in compagnia di Elle Mc Pherson
- incontro deprimentissimo con le prime due sul set del Calendario Pirelli
- incontro infantile con Cristina d’Avena
- incontro molto infantile con Cristina d’Avena ed Elisabetta Viviani
- incontro vantaggioso con Donald Trumph
- incontro molto vantaggioso con Donald in compagnia di Bill Gates
- incontro vantaggiosissimo (al limite della botta di culo) con Donald, Bill e il sultano del Brunei
- incontro sfigato con i primi tre in compagnia della Bundchen e della Mc Pherson

Spero di non aver dimenticato nulla. Ah si, il beautycase. Adesso c’è proprio tutto.
Insomma, lo capite benissimo, non ci si può far trovare impreparate… nossignore. E poi, cosa penserebbero le compagnie aree se ci presentassimo al check-in con un paio di bermuda, un top e un tampax? Va bene il senso pratico, ma al miracolo non siamo ancora pronte.
Ad ogni modo, sebbene il nostro grado di accuratezza in questi casi sfiori la perizia certosina, si sono verificati casi di imperdonabile inettitudine. È questo il caso di Nikita.

Il suo nome, ai più sconosciuto, ci riporta a qualche settimana fa, e precisamente al 23 febbraio scorso. Nikita, donna felicemente sposata con un grosso immobiliarista specializzato nel “mattone facile”, aveva da poco saputo con suo sommo piacere che, dopo anni di continue preghiere, Gabriel – suo marito – aveva deciso di regalarle il viaggio dei suoi sogni: un lungo soggiorno all-inclusive in quel di King Bibble, le magnifiche isole sperdute della Polinesia Francese.
Dopo le prime estasianti attestazione di gratitudine per quell’inatteso regalo, Nikita realizzò ben presto che un crescente disagio stava prendendo il sopravvento nel suo nobile animo. Insomma, a chi avrebbe lasciato le sue perle di ragazzini? Quante valigie avrebbe dovuto comprare? Ma soprattutto cosa avrebbe dovuto metterci dentro?
Alla prima domanda rispose subito, ipotizzando una spedizione punitiva nella casa materna dove si sarebbe assicurata la felice permanenza dei figli.
Alla seconda domanda, invece, i nodi cominciarono a venire al pettine. Insomma, in certi posti ci si va una sola volta nella vita. E poi, chissà che personaggioni le sarebbe capitato di incontrare, chissà a quante feste sarebbe stata invitata? Chissà quanti corteggiatori… chissà quanto tutto.
Per fortuna che aveva scaricato la lista per tempo così una parte del panico svanì rapidamente in quel camion di valigie che le furono recapitate il giorno seguente al suo indirizzo di casa.
Dopo aver ripetutamente controllato la check-list del necessaire per il viaggio, Nikita sprofondò nuovamente in una deriva di pensieri aberranti tra cui il classico: e se dimentico qualcosa? “Dio non voglia” ripeté tra sé e sé. Lo sapeva che se avesse dimenticato qualcosa non se lo sarebbe perdonato, senza che contare che la vacanza ne avrebbe risentito.

La notte del 22 febbraio, dopo vari tentativi di addormentarsi, la nostra eroina crollò in un sonno a dire il vero contaminato da incubi ad occhi aperti… primo fra tutti quello che la vedeva improvvisamente “disturbata” nella sua magnifica vacanza da presenze non contemplate nella “lista minima”. Insomma, e se veniva a farle visita Gorge Clooney o Brad Pitt? E perché no il Sindaco di Roma, o mr B in compagnia di Mrs B? E poi c’era sempre l’incognita Paris Hilton…
La mattina seguente, mentre era tutta presa dagli ultimi preparativi e tutto pareva volgere a nevrotica conclusione, la sorte le regalò una ghiotta occasione per mettere definitivamente a nanna le ansie dell’ultima ora: la visita inaspettata dell’unica persona non contemplata nella lista. Il suo padrone di casa. Quando aprì la porta, facendosi varco tra le colonne di valigie già bell e pronte per l’espatrio, si trovò di fronte proprio il signor Santini – nipote del celeberrimo prestigiatore newyorchese.
- “Buongiorno signora Nikita!” aveva biascicato mollemente appoggiato col gomito alla porta “siamo di partenza, eh?!”
Lei rimase a fissarlo lungamente, cercando con la mente una risposta adeguata a quella che appariva un sottile presa per il culo. Poi esordì: “No, mi sono stancata degli armadi… sa, pesano troppo e non entrano nel bagagliaio dell’auto! Ah ah ah…”
Lui, di rimando, rise di gusto, ponendo in evidenza una magnifica protesi dentaria in oro 18 carati con diamantino applicato al canino destro. Poi, assecondando l’humor uterino di quella donzella dalla pettinatura relativistica, ribatté: “posso darle una mano…”
- “Venga al dunque signor Santini, sono di fretta… devo farmi la messa in piega e l’universo si sta sgretolando sotto i nostri occhi… “
- Suvvia, ma come… arriva il padrone di casa e lei non gli offre nemmeno un bicchierino e un assaggio di buona conversazione sui Principi del metodo per l’apprendimento della lingua latina? suggerì accomodandosi sull’unica seggiola disponibile, accavallando le gambe in pieno stile bovaro delle Langhe in preda a selvaggi istinti sessuali.
- “Senta, signor Santini” puntualizzò, cercando di contenere le prime avvisaglie di psicosomatico istinto omicida “ho da fare… e di certo non è il momento giusto di dissertare su César Chesneau Dumarsais… oltretutto, la discussione appare monca se non si tiene conto dei suoi contributi epistemologici ben evidenziati nel Trattato sull’allegoria, in cui tenta di costruire una teoria filosofica sul linguaggio figurato…”
- “Lei mi prende per la gola… ma lo sa che potrei parlargliene per ore e ore? Settimane direi!”
Nikita non rispose, guardò l’orologio, si aggiustò la scomposta acconciatura… si guardò le unghia, e con un’inusuale flemma, si pronunciò in tal guisa: “Signor Santini, Giovanni, mi ha convinto… non avevo una conversazione così eletta dalla notte di nozze. Cosa le porto: caffé, tè, Anisette, infuso di biancospino, Karkadé…? Abbiamo tutto in casa! Faccia come se fosse a casa mia… ah ah ah…”
Quando tornò dalla cucina, Nikita pareva rinata: una fonte di luce le attraversava gli occhi, il suo make-up si era fatto perfetto e il suo deambulare aveva iniziato ad assumere un che di sensualmente provocatorio. “E allora Giovanni – ehm Signor Santini - che ne pensa di una vacanza in Polinesia? Potremmo starcene da soli, io e lei soli soletti… a parlare anche delle teorie di Wittgenstein sulla relatività del linguaggio…”
- “Beh veramente” tentennò “proprio oggi, avrei da fare… una riunione di condominio. Oh ma quanto mi piacerebbe!”
- “Ma su venga…” insistette suadentemente.
- “Non posso. Non insista… adesso devo andare”
- “E io dico di sì… e non accetto di essere contraddetta!” e così dicendo lo colpì col matterello per pasta e dolci fatti in casa in piena testa, provocandogli una ferita lacero-contusa difficilmente sanabile se non con un trapianto di scatola cranica.

Quella sera, con perfetto tempismo sulla tabella di marcia, Nikita e Gabriel si presentarono al check-in dell’aeroporto. Lei vestiva in pieno stile Jackie Onassis: fularino Hermes, tubino in shantung di seta ecrù e decolletè con tacchetto di sei centimetri dello stesso colore del rossetto. Lui, invece, indulgeva in uno stile Yacht 25 metri.
- “Qualcosa da dichiarare?” aveva chiesto la hostess.
- “Nulla… nulla!” si affrettò a rispondere Nikita.
Poi improvvisamente un lampo di terrore le attraversò il volto. Un’immagine del passato le stava tornando vividamente alla memoria con la stessa forza di un tappo esploso da una prestigiosa bottiglia di Chateau Lafitte del 1959: le risate grasse delle sue compagne di asilo nido allorquando si accorgevano della scia di sugo di arrosto che fuoriusciva dal panierino.
- Cazzo, no…il Domopack!!! Bestemmiò senza ritegno davanti all’ufficiale che aveva seguito argutamente quella strano strascico rosso sangue di tipo “B negativo”.
Gabriel si bloccò di colpo, sbirciò con la coda dell’occhio quello zig-zag dietro di sé, e senza scomporsi, affettuosamente sentenziò: “si tesoro, hai ragione… me lo sentivo nelle ossa… lo sapevo che ti saresti dimenticata qualcosa. Non ho parole… la solita inetta. Tutta tua madre!”













venerdì 13 febbraio 2009

RAGIONE 5: PRENDIAMO LA PAROLA SEMPRE AL MOMENTO SBAGLIATO





Eluana si è spenta – nonostante l’intervento del divin cazzone nano. Da un paio di giorni a questa parte è tutto un fiorire di riflessioni, critiche e invettive. Ogni schieramento ha prodotto la sua opinione ed io tranquillamente mi ci pulisco il culo… anche perché l’etica – da che mondo è mondo – esce dalla bocca dei politicanti? Proprio loro che dovrebbero solo vergognarsi di aprir bocca tanto sono immorali nei loro comportamenti opportunistici.

E vabbé, ci siamo abituate… noi donne, intendo: ogni volta che c’è veramente qualcosa di importante da dire ce ne stiamo zitte, come inebetite davanti al millantato sconto di un paio di fasulle ciabattine griffate.

La cosa strana è che magari fino al giorno prima ce ne stavamo lì a far prendere aria a quella cavità vuota a perdere.

Quel "CERVELLO" dice che Eluana potrà perfino partorire e nessuna si scomoda a ricordargli che l’unico necrofilo autorizzato ha partorito 5 manager rampanti in casa Mediaset… perché, diciamocelo, senza troppe sottigliezze: Veronica da tempo ha cominciato ad assomigliare ad un utero in affitto… perché di certo staccare la spina ad Eluana è immorale e poco cristiano, mentre ingravidarla da morta è un gesto di grande umanità e cortesia. Fermo restando che – fortunatamente - non potrà rivolgersi a nessun avvocato per tentato stupro. Silvio sei un mito… Peccato che tu sia ancora in vita… potresti assurgere all’immortalità dopo una cazzata del genere.


Lo so, forse gli argomenti etici e morali non sono per noi; a noi basta solo una copia di Novella 3000 o assistere ad Amici per dare senso alla nostra esistenza. Ma non dobbiamo disperare, in questi giorni di frastuono mediatico Santa Valeria – per gli amici Lolly – approfitta del nuovo ed appassionato slancio mistico per rivelarci la notizia dell’anno: quest’anno, oltre a non sposarsi e a non entrare in politica (ci manca solo che parlassero anche dei nuovi reggiseno) dice che vorrebbe dedicarsi agli altri… come Maria Teresa di Calcutta.


Leggo e rileggo la notizia convinta di qualche errore tipografico molto simile ad un embolo nel cervello del redattore, poi ogni dubbio sparisce. La nostra amica, dopo aver cercato di compiere il miracolo di vendite delle sue lingerie da sexy shop, tenta la carta del santo burrone da cui lanciarsi in preda ad una involontaria amnesia.

A lei, alla santa dal sacro silicone, rivolgo un’accorata preghiera: Cara tu, ma non pensi di esserti dedicata a sufficienza agli altri? Non pensi che sopportare il fringuello flaccido di Cecchi Gori basti già per attivare il processo di beatificazione?

Ma lasciamola stare, poveretta lei; dissertare sulla Marini è come sparare sull’ambulanza a un metro di distanza. Lasciamo stare anche la Veronica dal bicchiere facile, lasciamo stare anche la Ventura che non si pronunzia, lasciamo stare la Carfagna che non ha accennato nemmeno un guaito, la Santanché che spera solo che suo figlio non sia gay… e lasciamo stare tutte le donne che in questo frangente avrebbero potuto dire la loro, ma che hanno preferito abdicare in favore dell’ultima sfilata milanese.

Ancora una volta, avremmo potuto prendere la parola e non l’abbiamo fatto.


E continuo a chiedermi perché?

giovedì 5 febbraio 2009

INTERMEZZO INCAZZATURA COSMICA...


Buongiorno a tutti/e,

oggi non ho le mestruazioni, ma l'incazzatura ha smesso di correre .... per iniziare a volare per lo spazio profondo, fino alla villa di campagna del dr Spok.


Ma in che CAZZO di paese siamo?

Domanda retorica di questi tempi, lo so. Me ne rendo conto.


Insomma, Berlusconi a bordo del suo Alzheimer frammisto ad "un'inconsueta onnipotenza", ha deciso di fare Dio e di violentarci ulteriormente con la sua merdosa etica da venditore porta-a-porta.


Ma chi è costui? Cosa vuole?


Cosa avrebbe voluto Eluana? Cosa avrebbe voluto per sé, intendo? Non ci è dato saperlo, ma sembra che questo a Berlusca-Dio non freghi un cetriolo ammuffito.


Ci mancava soltanto che, dall'alto dei suoi tacchi, ci dispensasse queste minchiatine di perbenismo retorico-catto-nazional-popolare.


Sono rimasta basita.


Ma un uomo così perché non lo internano vita natural durante in una clinica tricologica... ? Così finalmente potrà coltivarsi il suo orticello in testa senza farci vomitare ad ogni sua apparizione con quella serra di capelli che sta facendosi crescere, illuso com'è, che nessuno se ne sia accorto.


Caro Cavaliere, scendi da cavallo e va a suonare l'arpa!!!

Caro signor Englaro, se lei la smettesse di farci vedere quelle foto di Eluana (cosi bella, una volta) e ce la facesse vedere - così com'è - nel suo cadaverico pallore forse tutto sarebbe diverso.

Eluana, perdonaci!!! Abbiamo fatto fuori tutta la nostra umanità.

domenica 1 febbraio 2009

RAGIONE 4: NON FACCIAMO MAI LA COSA GIUSTA

Barbie e Carfagna. Due donne, un destino.
Il 9 marzo 2009 il mondo cerebroleso festeggerà i cinquant’anni della Barbie mettendosi in testa un una cofana biondo platino leggiadramente accessoriata da magnifico fiocco rosa. Quanto saremo carine… e d’altronde mamma ci ha sempre voluto così, no?

La notizia – vi dirò - sarebbe passata in sordina se non mi fossi soffermata a pensare a tutti i guai che questa sgallettata in lattice c’ha fatto passare in tutto questo tempo.

Intendiamoci, non ho alcuna idiosincrasia nei confronti dei manufatti in lattice di 22 cm, ma il solo fatto che ella non vibri, in un certo qual senso, mi rende perplessa… anzi direi frustrata. Insomma qual è il suo reale significato nella nostra vita? Perché proprio 22 cm? Perché mai fin da piccole hanno continuato a regalarcele? Ma soprattutto, perché ancor oggi ha tanto successo?

Lo so, avrei fatto prima a verificare l’esistenza di Dio, ma oggi sono a casa malata, ed essendo auto-lesionista, ho deciso di tentare il suicidio. Almeno quello intellettuale, intendiamoci.

La prima volta che m’imbattei nella Barbie fu all’età di cinque anni. A cinque anni le bambine sono tutte più o meno uguali, ma decisamente tutte inesorabilmente piatte, tendenzialmente bruttine e grandemente confuse.
Non c’era molto da fare: le tette prima o poi sarebbero cresciute e la patatina avrebbe cominciato anch’essa ad avere i suoi pruriti. Non mi era chiaro perché mamma me l’avesse regalata, ma poi compresi che tutto faceva parte dell’educazione sentimentale da interiorizzare come schema di comportamento per i prossimi trent’anni.

Non so i vostri, ma i miei giochi vertevano soprattutto sul vestirla e rivestirla in concomitanza con i magnifici eventi di vita quotidiana che mi creavo nella mente e che poi scoprì che non sarebbero mai divenuti reali. Nella fattispecie, si trattava sempre di eventi mondani: feste, serate romantiche, balli… o comunque tutto ciò che esigeva dieci metri di tulle e un coroncina in testa.

Fortunatamente, i tempi sono passati e hanno inventato le veline: manufatti in lattice che danzano semivestite (notate l’arguta contrapposizione concettuale… non ho detto “seminude”) che non aprono bocca neppure quando le fanno diventare ministre delle pari opportunità.

Vi starete chiedendo perché abbia virato a 180 gradi su quella “cosa” anoressica che blatera a fasi alterne sgranando gli occhi come un’allupata?
In effetti, stavo per illuminarvi sui mille modi per attuare un genocidio di massa nei confronti di quelle bambolette nemmeno buone spolverare le nostre cavità uterine (vedi foto in alto), quando ad un tratto fui rapita da un’interessante discussione parlamentare su Radio Radicale.

Come ben sapete, in questi giorni la Mara dal digiuno coatto (sindrome da top model senza tacchi dati in comodato d’uso al Cav) si è pronunciata sullo Stalking… sulle persecuzioni telefoniche, per dogma, ad opera degli uomini.

Tra le mie lettrici c’è sempre una fan della Carfagna e stavolta mi prendo la licenza poetica di anticiparla: quando una donna ha raggiunto i suoi obiettivi personali, si stanca dell’interesse dell’uomo e la percepisce come una violenza. Chissà, quindi, se gli uomini potrebbero denunciarle a loro volta quando “scassaminchiamente” li tartassano telefonicamente per ottenere quel paio di scarpe viste nella vetrina di Gucci o la pelliccia di rat musqué?

Il punto su cui volevo portarvi è invece un altro. Quando una rappresentante del PD le ha chiesto perché avesse tolto dall’emendamento il riferimento agli stereotipi di genere veicolati attraverso i media, ella non solo non ha dato una risposta (tacere è il suo sport preferito), ma ha affermato che stava facendo il suo lavoro. Il suo lavoro?!
Si, stava facendo il suo lavoro: stava leccando sapientemente i piedi fetidi di quel nanerottolo che le aveva dato una poltroncina rosa-pastello per tenersela buona, a portata di…

È anche sin troppo facile asserire che il problema della violenza sulle donne risieda nelle telefonate insistenti degli uomini, e non già nella qualità delle immagini che le riguardano… soprattutto se veicolate “guarda caso” dalle TV del suo signore e padrone (a proposito di emancipazione!!!).

Il problema degli stereotipi sulle donne, sembra infatti per la Carfagna una questione assolutamente banale… e d’altronde che colpa ne abbiamo se i nostri modelli di identità fanno tutti rotta verso quelle gran troie che si vedono ovunque e che continuano a imperversare nell’etere? Che colpa ne abbiamo se siamo così sensuali da provocare ormonalmente un uomo da mattina a sera per poi castrarlo ad ogni piè sospinto? Che colpa ne abbiamo se gli uomini non ci rendono- pan per focaccia – la stessa cosa?
Che colpa ne abbiamo, infine, se tutto attorno a noi continua rimandarci l’immagine di una battona in cerca clienti paganti? Vorrei sapere, cara Carfagna perché lei è cosi talmente ottusa sulla questione, o forse cosi affezionata alla poltrona da non voler vedere l’origine dei problemi?

Lo stereotipo è un fattore culturale, e di certo quelli che pesano sul suo culo e sulle sue tette “castamente” sparse nel web forse le potrebbero dare qualche utile indicazione. Lei spesso si è lamentata dicendo che viene “trattata” così solo perché è una bella donna, ma è sicura che si tratti di questo e non già del fatto che si tratti di una bella donna in pose e comportamenti da troia in cerca di cazzi?
Ovviamente queste non erano le sue intenzioni… no, lei voleva fare solo alcuni scatti per il calendario della CEI… o per il gruppo di preghiera di Maria Teresa di Calcutta.

La questione è che gli stereotipi – come lei ha avuto modo di sperimentare sulla sua pelle – sono difficili da modificarsi, ma lei davvero non fa nulla in tal senso. Certo, se gli uomini se ne andassero col pacco in bell’evidenza o con i kilt che lasciano intravedere il pisello… certamente questo sarebbe scandaloso, contro la morale e provocherebbe non poche reazioni nelle donne assatanate di cazzo da mattina sera. E forse a quel punto gli esseri più dotati sarebbero bersaglio di telefonate ossessive da parte di donne che lo vogliono… e a questo punto le toccherebbe rivedere il disegno di legge-bufala che si appresta a varare…

Sarebbe interessante se anziché impegnarsi cosi blandamente su una legge cosi stupida lei non abbia l’illuminazione di correggere il tiro della nostra educazione, cominciando ad esempio a boicottare queste tardone in lattice, il rosa dai nostri armadi, la dolcezza dai nostri visi, la presunta innocenza dei nostri comportamenti, la dogmatica ragione dai nostri discorsi, i concorsi di bellezza, le trasmissioni dove si risparmia sul tessuto dei costumi delle fighette all’aria? Perché una volta tanto non mette in moto il cervello su qualcosa che ne valga la pena? Ma soprattutto, perché non la smetto con queste domande retoriche?
È sempre a questo punto, infatti, che solitamente il popolo delle Libertà (e ti pareva?!) porta avanti il suo solito, insulso, stendardo: la libertà. Questa parola ha cominciato da tempo ad avere un suono strano per me…

Che posto è un luogo in cui tutti siamo liberi? È forse un luogo felice? Che luogo è una strada dove le donne sono libere di vestirsi come troie e gli uomini sono interdetti da comportamenti naturalmente leciti? Ve lo dico io, è soltanto il luogo ideale in cui continuare a fingere di essere il sesso debole, in cui essere discriminate perché certe che tutto il mondo con velata indulgenza si occuperà di noi e dei nostri falsi diritti, il luogo dell’opportunismo… e dell’allevamento di tutti quei coglionazzi infarciti di storpiate immagini vecchie come quella Wilma Flingstone. Osso in testa compreso.

Io credo, ahimé, che la risposta risieda nel fatto che noi donne abbiamo fatto la nostra scelta… abbiamo scelto di seguire Barbie, diventare veline, emulare gattemorte, apparire indifese e deboli… e di ambire a fare le ministre senza portafoglio. Non c’è nulla di male in questo, ma santo Iddio smettiamola di piagnucolare: le lacrime si sciolgono rapidamente e le macchie di mascara fanno pugni col nostro vestitino rosa.

E adesso lasciatemi nel mio dolore…vorrei attaccarmi ad un tenda e piangere drammaticamente… vorrei, ma non posso; l’unica cosa che vorrei fare al momento e attaccare la spina a quella cazzo di sedia elettrica e farne un posacenere. Rosa ovviamente.

domenica 25 gennaio 2009

RAGIONE 3: I NOSTRI TRAGUARDI FANNO ACQUA DA TUTTE LE PARTI. ANZI LATTE!


Aiuto, è tornato il KKK!!!!
Ci sono cose - cose terribili intendo, anzi direi “innominabili” - che al solo sentirne l’odore ci riportano indietro nel tempo procurandoci ferite difficili da sanare. Anche un solo acronimo basta ad azionare questo terribile meccanismo psicologico.

Questo cari amici è successo a me quando, navigando su internet, mi sono imbattuta sulla temutissima KKK.

Per chi non lo sapesse, questo acronimo sta per Ku Klux Klan, ovvero il movimento razzista che in particolare nel sud degli Stati Uniti, intorno agli anni '50 e '60, terrorizzò la gente di colore con assassinii, violenze, soprusi e prevaricazioni. Di fatto il KKK si opponeva al movimento dei Civil Rights, che attraverso una forte sensibilizzazione dell'opinione pubblica, affermava la parità dei diritti tra bianchi e neri e contro la loro segregazione che di fatto era considerata lecita nel paese. Grandi opinion-leader come Malcolm X e Martin Luther King, pagarono il loro coraggio con la morte. Ma con i loro discorsi e le loro azioni, riuscirono a svegliare la coscienza di milioni e milioni di bianchi degli Stati Uniti D'America, che appoggiarono la popolazione nera per affermare l'uguaglianza e garantire pari diritti a bianchi e neri.


Ottima partenza, direte, ma cosa c’entra tutta questa pappardella copia-incollata da Wikipedia con la tettona in calce?

La risposta è: assolutamente nulla… salvo per il fatto che KKK è anche la misura di quel prodigio archi-tettonico che le regge quel paio di tonsille infiammate. Cosa? Come? Ah, non sono tonsille?

Urca, avete ragione… che sbadata, trattasi in realtà di una coppia di aerostati lanciati dalla NASA per il controllo del testosterone sulla globo terrestre. È questo oppure sono soltanto un paio di tette… e più precisamente le tette di Sheyla Hershey.


Brasiliana, 28 anni all’anagrafe (27 in meno al centro per la misurazione del QI) Sheyla è salita sul gradino più alto dell’ambitissimo Guiness dei “Primati”… si, insomma degli uomini scimmia. Sapete, quelli col pelo, con la clave e la caverna a conduzione familiare…

Beh, ecco lei “La cosa” ce l’ha fatta!!! Dopo “solo” 8 operazioni (di certo moltiplicazioni. Le radici quadrate nessuno è più capace di svolgerle. ndr) è riuscita a raggiungere la KKK, ossia una coppa tre volte extra large, ovvero XXXL, oppure XL XL XL, oppure XXXLLL. Detto in altre parole il suo seno è per il 50 % completamente di silicone… ed ha la forma di una schedina del totocalcio. La misura del suo seno è infatti una “tredicesima” (notate l’arguto gioco di parole, eh! Ah ah ah… e su, ridete!!!).

Cara la mia povera, dolce, coglionazza, oltre alla smisurata sequenza di orgasmi multipli auto-prodotti dal guardarsi allo specchio, adesso avrà anche un paio di zavorre da portarsi dietro vita natural durante.

Questo semplice “effetto” di certo Miss-sento-una-vacca-ipertrofica non l’aveva mica considerato. Ma allora a cosa “non” avrà pensato ESSA all’atto della sottoscrizione del contratto chirurgico che avrebbe sollevato i medici da qualsiasi responsabilità in caso di eventuali reclami? Questo noi non lo sappiamo.


Ah, com’è vero, com’è inesplorabile la mente umana, com’è complessa la materia grigia… Si, non si può mai essere sicure di cosa possa passare nella mente di una donna… ma noi questa volta lo sappiamo: nulla. Dicesi nulla, uno spazio vuoto sfortunatamente attaccato ad una vagina. Tranne alla mia, perché io – lo confesso - da tempo ho fatto richiesta per diventare amorfa come la Barbie. Ma non ditelo in giro, potrebbero citarmi in tribunale per emulazione fraudolenta. Quando si dice che la vita imita l’arte!


Ma torniamo a Sheyla, e a tutte le donne che modificano se stesse, perché – ne converrete - non si tratta del “quanto” grandi siano le tette, le labbra e le altre labbra, quanto del “perché” si ricorra a queste modificazioni.

Per quanto mi riguarda, infatti, Sheyla e la Parietti pari son… e, vi dirò, per me potrebbero anche rotolare anziché camminare. Sono invece curiosa di capire la “meta”, l’obiettivo che frulla random nella testa (avete visto, non usato più “mente”) di una donna come Sheyla. Questa è la mia ipotesi.

Ad occhio e croce, considerando la scarsità di sinapsi dotate di senso, essa deve essersi morbosamente attaccata ad una serie di luoghi comuni che tanta poca fatica ci fanno compiere in termini di ginnastica intellettuale.

E difatti, quando non sappiamo che dire, sapete in uno di quei classici momenti di palese imbarazzo – tipo in ascensore in compagnia di uno sconosciuto – siamo solite dire cazzate del tipo: “che tempo oggi!!! Non sai mai come vestirti. E se piove, e ti copri, magari dopo mezzora viene fuori un sole tremendo e sudi come una scrofa”.

Altre invece si limitano a spippolare col cellulare facendo finta di ricevere improbabili telefonate erotiche del tipo: “bambino cattivo, appena ti vedo ti dò le tottò sul culetto… e poi giochiamo alla Gelmini e al provveditore agli studi… mmm, siiiiiiii”.

Altre ancora, sospinte dal desiderio di fare bella impressione, colgono l’occasione per fare conversazione “colta” su argomenti di sconfortante attualità, del tipo: “La teoria endosimbiontica fu articolata per la prima volta dal botanico russo Konstantin Mereschkowski nel 1905. Mereschkowski era già a conoscenza del lavoro svolto dal botanico tedesco Andreas Schimper, che, avendo osservato nel 1883 come la divisione dei cloroplasti nelle piante verdi ricordasse quella dei cyanobacteria, aveva proposto (in una nota a piè di pagina) che le piante verdi derivino dall’unione simbiotica di due organismi. Nel 1909 lo Zoologo Umberto Pierantoni formula la teoria della simbiosi fisiologica ereditaria. Successivamente, Ivan Wallin estese l’idea di un’origine endosimbiontica anche ai mitocondri, nel 1920. Tutte queste teorie furono inizialmente tralasciate o confutate. Analisi più dettagliate di cianobatteri e cloroplasti, effettuate grazie al microscopio elettronico, e la scoperta che i plastidi e i mitocondri contengono un proprio DNA (che fu riconosciuto come il materiale ereditario degli organismi) portarono a una rivalutazione della teoria negli anni Sessanta L’ipotesi endosimbiontica fu esposta e diffusa da Lynn Margulis

Di solito questa viene accoppata tra il secondo e il terzo piano di un qualsiasi stabile. Anche in assenza dell’ascensore.


Ma la nostra ragazza bovina non fa nulla di tutto questo. No, lei se ne resta zitta zitta per tutto il tragitto meditando … e continuando a meditare. E fa questo per almeno un paio di mesi, fino a quando la sinapsi giusta – stanca di rimbalzare a vuoto – produce un’intuizione formidabile: l’unico modo per evitare imbarazzanti silenzi in ascensore è quello di occupare tutto lo spazio disponibile nel suddetto cabinotto.


Cazzo, la ragazza è sveglia!!! Non c’è che dire, Ma il progetto è più facile a dirsi che a farsi. Infatti, dopo essersi iscritta alla facoltà di architettura, preso una specializzazione in domotica, comincia a comprendere che l’idea di un ascensore mono-uso è impraticabile. Nessuna azienda sana di mente l’appoggia… e dopo vari brevetti caduti nel dimenticatoio, giunge alla soluzione delle soluzioni.

In gergo viene detta “la variante islamica” che recita: “se Maometto non va alla montagna, è la montagna che va da Maometto.”

La frase comincia a rimbalzarle nella testa… e rimbalza e rimbalza amleticamente quasi come un’ossessione: Maometto o non Maometto? Maometto o non Maometto?

Passano i mesi, gli anni e finalmente quell’iniziale dubbio le rivela la soluzione.

Dopo anni di sofferte meditazioni, il dubbio si era trasformato… da “Maometto a non Maometto?”, a “ma o metto o non mo metto?”, e la risposta giunse definitiva: mo metto, mo metto!!!



E così - salvando capra e cavoli, con la botte piena e la moglie ubriaca, tanto va la gatta al lardo… - la nostra Sheyla con soli 2 kg di silicone risolse il problema di una vita. Infatti dopo l’ultima operazione, non vedeva neppure i fianchi.

Melius abundare quam deficere, si direbbe in questi casi. Ma io continuo a chiedermi perché non esportiamo questo concetto anche al cervello?


Certe questioni sono destinate a non ricevere risposte. Ahimé!

Amanda

martedì 20 gennaio 2009

RAGIONE 2: PRENDIAMO SEMPRE LE STRADE SBAGLIATE




La carriera delle donne è solo una questione di botta di culo. E chi più ne ha, più ne metta.


Sono lont-ani i tempi in cui Cicciolina e Moana Pozzi fondarono il Partito dell’amore. Ve lo ricordate? Nelle buone intenzioni di quegli “ani multi uso” c’era infatti l’intenzione tardo-romantica di riesumare l’obsoleto slogan anni ‘70 “fate l’amore, non la guerra”… ma loro, a dire il vero, l’avrebbero fatto a modo loro, ovvero distribuendo malattie veneree nelle linee nemiche dove non si troverebbe neppure un’aspirina scaduta. Figuriamoci un antibiotico.


Recentemente, qualche cerebroleso dichiarò di poter vincere la guerra in Iraq distribuendo pilloline blu-viagra in cambio di un paio di pallottole in meno nelle loro cartucciere. Qualcuno ci provò, ma l’unico risultato effettivo è stato l’incremento delle importazioni di DVD porno… e delle pomatine contro le tendiniti della mano destra… per uso eccessivo di attrezzi da falegname.


Il 2009 sarà certamente l’anno delle tardone. Con questo termine un po’ “ambizioso” definisco tutte quelle donne che hanno cominciato a fare le cose giuste al momento sbagliato. Sapete, io sono una giusnaturalistica; penso che ci sia un tempo per tutte le cose e perciò me la godo ad osservare i fallimentari tentativi di qualche buona donna che dopo aver dato tutto (tette, culo, ano e cellulite in abbondanza) ed aver preso senza parsimonia (come ha sprecato lei il silicone non l’ha fatto nemmeno la Intel) tenta il colpo gobbo provando a cambiare la propria filosofia. Dal materialismo al nichilismo.


Lo so, il discorso potrebbe apparire impegnativo anche a chi, come Nietzsche, ne fece un baluardo del pensiero del ‘900… e così vi risparmio le pappardelle e vi parlo delle stelle fisse, delle stelline e delle starlette. Ma non perdiamo di vista Frederich…
Negli ultimi anni, infatti, la nostra cavalla golosa – reinterpretando gli elementi portanti della teoria dell’Eterno ritorno – è tornata e ritornata a noi (certe sfighe hanno il marchio DOP), prima trasformandosi in stilista, poi in qualcosa molto simile ad una Carfagna bis. Ma facciamo un passo indietro e affrontiamo il periodo “creativo” dell’attrice (perdonaci Meryl… come abbiamo osato definirla così?!).


Ad ogni modo, al tempo del suo exploit “stilistico”, la Marini – dopo aver ballato tutto l’oscenamente rappresentabile al Bagaglino, causando al contempo un set invidiabile di ernie ai suoi ballerini, costretti sera dopo sera a trasportarla da un punto all’altro del palco senza che ella muovesse un solo muscolo – decise di concedere le sue cellulitiche dita alla morbidezza di una mina B, provocando un subitaneo incremento delle vendite di matite della Faber Castelli. Ma la nostra ragggazza è tenace e, alla faccia di chi ha dedicato anni e talento a questa professione, si prepara a lanciare la sua linea di lingerie in un evento a cui sfortunatamente mi toccò assistere in preda al bisogno di vedere il miracolo… che non avvenne mai. Certe prese per il culo è bene non perdersele mai…


Il giorno prima del defilé, nella conferenza stampa in cui aveva convocato tutti i potenziali interessati, aveva detto più o meno qualcosa del tipo: ho creato questa collezione pensando alle donne che, come me, amano sedurre con sensualità, semplicità e un tocco di ironia. Vi dirò, a sentirla parlare, mi parve di percepire che forse avremmo avuto molteplici occasioni per ricrederci sulla sua indole.


Il giorno dell’evento, invece, all’ingresso ci viene data una sportina dorata “elegantemente” accessoriata da un cornetto in plexiglass finto-diamante contenente il depliant e un perizoma strizza-culo con un diamantino sul culo. Comincio a storcere il naso, ma resto calma e prendo posto. La platea è gremita di gay all’ultimo stadio di leccaggio non richiesto e divi di ogni estrazione. C’era anche Simona Ventura, che al tempo non si perdeva neppure una cresima.

La musica comincia, le indossatrici escono una alla volta. Che dire? Rimasi senza parole, e soprattutto perché di quella tanto millantata semplicità non ve n’era neppure traccia, anzi mi sembrava di assistere al casting dell’ultimo film di Rocco Siffredi dal titolo altamente evocativo “Puttan tour in taglia 40”. Mi credereste se vi dicessi che i bordelli di Pigalle al confronto parevano degli educandati? La ragazzina platinata, infatti, confuse maldestramente sensualità con sessualità, e quest’ultima con pornografia. I pochi etero che ebbero il piacere di assistere lasciarono sul tappeto un ettolitro di bava seborroica, mentre i tanti gay prenotarono il 90 % del campionario per la finale del Drag-queen Award. Poi tutti applaudirono e io scivolai di culo su un’inopportuna chiazza di nonsocché di girini impazziti. 2 mesi dopo scoprì che ero rimasta incinta.

Da allora, ogni donna si è scoperta più troia di prima… e miracolo dei miracoli, senza neppure andare in Grecia.


Dopo “fortunati” intrallazzi con quel manzo di Cecchi Gori, Valeria approda all’Isola dei famosi… alla canna del gas. È bene noto, infatti, che se non sei attaccata alla suddetta bombola difficilmente rinunci al trucco per due settimane. In questo frangente, tutto il mondo può finalmente ammirare l’assenza di photoshop e della spessa coltre di trucco che la caratterizzava, realizzando che forse sono stati frodati vita natural durante. Cazzi loro! Ecco, questo mi piacerebbe dire, ma, invero, credo che siano cazzi nostri perché, come già sapete da quasi una settimana, la signora Marini si è chiaramente espressa circa i suoi progetti futuri: diventare un clone intelligente di Mara Carfagna.

Non si può certo dire che manchi di ambizioni, ne converrete, ma stavolta la porchetta a due gambe ha deciso di compiere un doppio salto mortale: essere credibile agli occhi degli italiani e riuscire ad ottenere una spintarella da quel nano minidotato di mr Banana.


Sulla questione “credibilità” non ci sono dubbi; neanche con un trapianto di cervello abnorme riuscirebbe a convincerci che in lei ci sia qualcosa di vero che non sia una farcitura al rosmarino… senza contare che, visti gli alti e bassi dell’incipiente Alzehimer, forse non ci crederebbe nemmeno lei. Insomma, questa creatura di quali argomenti potrebbe farsi portatrice? Si, ok, volendo potrebbe dar vita al movimento per l’apertura delle case chiuse, o al limite fare istanza presso l’alto commissariato per la diffusione della mortadella in tutti i paesi islamici. E se poi non ci riesce? E se poi ci impongono di mangiare il kebab fino alla morte? E se finiamo tutte con il burqua? Insomma, se non è riuscita a convincere Cecchi Gori a sposarsela, come può pensare di convincere noi a votarla? Oltretutto, non c’ha nemmeno fatto toccare le tette…


Sulla questione “spintarella” sono invece più possibilista: dopo aver promosso la Carlucci, Iva Zanicchi, la Carfagna, la Brambilla, la sua massaggiatrice, le gemelline, la sua colf e il resta nugolo di fan “disinteressate” pronte al leccaggio isterico, dopo tutti questi buoni esempi di cittadinanza illustre è possibile che anche la Marini ce la possa fare ad ottenere l’ambita poltrona. Una poltrona capiente, intendiamoci… buona per farci stare lei e le sue moina da cretinetti all’ultimo stadio prima della paresi facciale. Chissà se la pagherebbero per farla tacere? Mistero!


A questo punto però, credo che mr B dovrà cambiare il nome al suo partito: da PDL a IDV. No, no frenate…avete capito male, nell’Italia Delle Veline non c’è posto per nessun altro. Lo spazio disponibile è stato tutto messo a disposizione del comitato per protezione del bovino femmina in odor di menopausa. Contenti loro…

Vostra Amanda

venerdì 9 gennaio 2009

RAGIONE 1: NON SIAMO MIGLIORI DEGLI UOMINI...


Stacanovismo d’altri tempi. Meglio darsi all’uncinetto

La gentil donzella nella foto - di cui potete apprezzarne i morbidi lineamenti e quel sorriso magistralmente celato sotto quell’aria da leggiadro Pittbull mescolata con quello di certe maliarde spagnole la notte prima della corrida – si chiama Manuela Terracciano.

La sua biografia ufficiale la vede, sin dalla tenera età di 7 anni, impegnata fattivamente a lavorare nell’azienda di famiglia… e questo a scapito di una sana educazione religiosa che le avrebbe consentito di girare il mondo a cavallo di una paio di comodissime infradito in pelle.

Le cronache del tempo la immortalano, 8 anni dopo, per le vie dei Quartieri spagnoli alla ricerca di una buona estetista capace di eliminare dal suo volto quella sottospecie di manubrio di folte sopracciglia nonché quel set di borse contraffatte alla base degli occhi. Sapete, lavorando senza mai staccare un attimo si va incontro a noiosissimi inestetismi tra cui un’obesità psicosomatica di livello A (Aridaglie quanto magni piccina mia!)

Superata l’annosa questione delle scuole superiori, la zuccherosa Manu si lascia convincere dal padre (dietro lauta mancetta) ad entrare nell’azienda Chez Mariano, inizialmente come semplice segretaria addetta al centralino e alla sparizione di un numero impressionante di pastarelle dal vassoio della break-lounge.

Ben presto, grazie a innate doti di persuasione coatta, comincia prediligere attività più, diciamo, femminili tra cui la trascrizione di SMS in linguaggio cifrato, passando – in men che non si dica - al settore “pizzini & intimidazioni”; settore certamente più confacente a quel suo prodigioso talento creativo, ma soprattutto alla sue mise da camionista incazzata nonché a quell’aria da bava alla bocca circondata da orecchie, naso e bocca.

Grazie al suo indomito spirito di sacrificio e agli straordinari risultati di performance, nel 2005 - a soli 19 anni - viene premiata dalla Repubblica Italiana quale Cavaliere del lavoro per aver organizzato la più grande campagna intimidatoria per la regione Campania e per aver consegnato personalmente più di 1500 pizzini nell’arco di 24 ore, saltando a piè pari colazione, pranzo e cena. Quando si dice l’abnegazione femminile!

Un anno dopo, colta dal fuoco divino per la mis-conoscenza (al Sud nessuno sai mai niente di niente) si inscrive alla facoltà di lettere e filosofie dell’Università Federico II, decidendo perentoriamente di mandare affanculo la filosofia e di concentrarsi solo sulle lettere: lettere ricattatorie, lettere di minaccia, lettere natalizie al plastico, lettere di licenziamento in bianco e filologia necrologica. Immaginate, nell’arco di un paio di mesi ne scrisse almeno cinquecento, alcuni dei quali sono entrati nella storia del premio Pulitzer. Ecco il più famoso: “Oggi è venuto a mancare Pasquale Furfarielli, noto negli ambienti malavitosi col soprannome di O’ Previdente. I parenti e gli amici tutti lo ricordano per una delle sue massime: non credo in una vita ultraterrena, comunque porto sempre con me la biancheria di ricambio.”

L'anno scorso, annoiata dai ritmi troppo lenti e dalle routine operative, comincia ad orientarsi verso una nuova rinascita professionale che la vedrà nel settore “uso e l’abuso di armi”. Papà Salvatore non poteva desiderare miglior destino per la sua “uagliuncella e papà”.

Tuttavia, nonostante le buone intenzioni di approdare ad un job profile di assoluto prestigio, l’intera operazione naufraga miseramente, e questo soprattutto a causa della scelta sbagliata dell’arma. Si sa, l’arma bianca è sempre stata appannaggio delle donne e lei, onde evitare eventuali addebiti con la giustizia, decise infatti di farsi assumere presso le Circque du soleiel con mansioni di lanciatrice di coltelli, contribuendo attivamente all’estinzione di tutte le bagasce-tutte-cosce-e-tette-stile-moulin-rouge nate appositamente per stare ferme a far da bersaglio. E così, tra un funerale e l’altro, decide di buttarsi a capofitto nel giro delle armi da fuoco.

I giorni passano velocemente, i mesi e le stagioni si succedono in modo elettrizzante tra rapine, ammazzamenti e regolamenti di conti, e la nostra Manu dal cuore tenero (detestava la sofferenza… per questo si era specializzata nei “colpi di grazia” alla nuca) pur risultando abile nel tiro, non smette un attimo di esercitarsi al poligono di tiro. Si vocifera che trascorresse non meno di 14/15 ore tra profili di carta e cavie umane. Strano a dirsi, però, non si sente pienamente realizzata. Noi donne, lo sappiamo tutte, siamo dolcemente complicate, sempre più emozionate… lascia stare!!! Insomma, sente che le manca ancora un ultimo step al raggiungimento dell’agognata perfezione… e poi sarebbe stata felice. Come darle torto? E d’altronde è troppo facile colpire un bersaglio immobile… insomma, e che ci vuole?!
Il suo sogno nel cassetto era infatti colpire il bersaglio senza prendere la mira… cosa mica facile, ne converrete?
Ma un giorno, il destino decise di correrle incontro.

Napoli, dicembre 2008. Si apprestavano i preparativi per il capodanno, e un gruppo di madri di famiglia – stanche di farsi sodomizzare a gratis dai loro mariti, anche durante le feste comandate – escogitarono un piano machiavellico: indire uno “Sciopero dell’amore” nei confronti di quei mascalzoncelli che avrebbero deturpato l’aria del primo gennaio con una serie di petardi cinesi manco buoni per far saltare in aria un cardiopatico. Ah, cosa non si fa per una serata ad uncinetto a spignattare bucolicamente!

Ad ogni modo, questo gruppo di furbette suffraggette avevano coniato anche un motto: botti a capodanno, astinenza tutto l’anno.
Ora, a parte il pessimo afflato creativo dello slogan, l’idea risultava maldestra in sé; insomma, immaginate quante altre donne (magari in astinenza da una vita) avrebbero potuto approfittare di un nugolo di maschi arrapati in cerca di un buco qualsiasi dove posteggiare il passerotto annoiato… e di certo la nostra bimba non è che fosse proprio Claudia Schiffer.

Manu, infatti, inorridita da questo lassismo e da questa indolenza lavorativa tipicamente meridionale non perse occasione per comunicare al mondo intero, che al Sud, tra tanti fannulloni, qualcuno lavora. Anche la notte di capodanno. Altro che sciopero!!!

Peccato, davvero tanto, che la cretinetti mancasse di una certa "vision" delle cose… insomma, cambiare specializzazione all’ultimo momento non è mai positivo! Cazzo! Ci vuole, come dire, una certa capacità di gestire il cambiamento… e poi, scusa, da che mondo e mondo le pallottole vaganti fanno business?

Io certe donne proprio non le capisco: fanno sempre un gran casino per superare gli uomini e poi mi cascano nel "dolo eventuale". Che spreco di talento!

Fortunatamente, cara Manu, avrai tutto il tempo per rifarti il corredo ereditario… magari a strisce. Ma non temere, io pregherò per te: Santa Maria Capua Vetere, pensaci tu. Amen.

9 BUONE RAGIONI PER SOPPRIMERE L’8 MARZO

Inauguro oggi una serie di post dal titolo altamente criptico “9 BUONE RAGIONI PER SOPPRIMERE L’8 MARZO: OVVERO, TUTTO QUELLO CHE CI OCCORRE SAPERE PER SALVARE LA MIMOSA DA INUTILI DEFORESTAZIONI PRIMAVERILI IN UNA DOMENICA COME LE ALTRE”
Il nuovo anno si è aperto con un inno alla bellezza chirurgica, ma conviene non fissarsi su queste cose… potrei essere accusata di pubblicità occulta di imbarcazioni pneumatiche per nautica da diporto.
State in campana!!!

sabato 3 gennaio 2009

LE AMBIZIONI DI LADY FRANKENSTEIN



Il 2008 si è concluso in bellezza… benché il termine “bellezza” non renda esattamente l’idea di ciò cui vorrei parlarvi.

Il 2008 è stato l’anno dei primati… e dei neandertaliani, sì, insomma degli uomini-scimmia. Tra questi - tra quelli di sesso femminile - ha spiccato certamente lei: Brigitte Nielsen, ovvero la Lady Zeppelin degli anni ’80 per la sconcertante rassomiglianza delle sue protuberanze bovine con le generose forme aerostatiche.

Dopo un ventennio trascorso balzando da un letto all’altro dei più noti cerebrolesi muscoloidi di Hollywood, la danesina tutta tette e… e… e basta ha deciso di associarsi al club delle devote di Lourdes per chiedere un miracolo: tornare bella come a vent’anni. Non vorrei dire, ma io la Nielsen di vent’anni me la ricordo, eccome: era un mix anoressico di asse da stiro visto di profilo, orecchie a sventola stile Dumbo, e denti da castoro stile Cip e Ciop. Così era, ma non sono certa che ella alludesse a questo nel suo progetto di rinascita fisica. Si, solo quella… perché dalle boiate che le sono fuoriuscite dalla bocca non è possibile pensare a nessun altra variante.

Che dire dunque di lei? Emigrò negli USA per fare fortuna e lì – dopo aver fatto da musa ispiratrice alla Foppa Pedretti per l’appendino anatomico – si imbatté e si sbatté nelle siliconate gambe di Sly (ancora in evidente stato confusionale per la vasta gamma di ruoli recitati. Rambo, Rocky, Rambo 2, Rocky 2, Rambo 3, Rocky 3, Rambo 4, Rocky 4… e così via fino alla vecchiaia).

Dopo un paio di film che hanno lasciato traccia nei sottoscala di qualche sventurata videoteca, la carriera della nostra vacc… ehm, mucca a due zampe cominciò a subire un “imprevedibile” discesa… eh sì che più volte aveva conteso l’Oscar a Meryl Streep.

Giunta al livello “scava-scava, al quinto marito, al quarto figlio, e alla settima misura di reggiseno, Gitte è stata colta da quella che il mondo della scienza esatta definisce come “intuizione”... - femminile, ovviamente - meglio nota come la quadratura psicologica del circonferenza (il cerchio si sa è una figura piena… e lei di pieno ha solo le tette, perché il cervello ahimé è un monolocale sgombro). Ella, infatti, non essendo più soddisfatta del suo corpo ha farfugliato neurologicamente (“pensare” non è un concetto che le appartiene) qualcosa come una rinascita fisica che potesse darle nuovo slancio… e io che pensavo che un salto da un’irta scogliera potesse bastare. Mai disperare; magari un giorno deciderà di “tirarsi” anche un colpo in testa…
Siamo tutte in fremente attesa di questo giorno.

Vi dirò, non è che la notizia della Nielsen mi abbia entusiasmato, ma visto che lei si è data tanto da fare per comunicare al mondo intero il suo QI (in letale concorrenza con quella della Stone)… perché perdere questa buona occasione di parlare dello stato di avanzamento della regressione intellettiva di “certe” donne (cazzo, quanti genitivi!)? Non mi riferisco ovviamente alle comuni mortali, ma solo a quelle che hanno i soldi per far vedere quanto sono coglione… eh già perché i soldi servono davvero per tutto.

Ad ogni modo, me ne stavo tranquillamente su una banderuola di pc, quando improvvisamente mi imbattei sulla foto di codesta creatura (vedi sopra). Nessun sgomento, intendiamoci, solo una domanda, alla quale non riesco a dare ancora risposta: “perché?”
Dopo varie seghe mentali – accompagnate da corposi orgasmi creativi – sono giunta ad alcune formidabili ipotesi:
1 - Perché la nostra eroina (chissà quanta ne avrà sniffata per accettare un simile contratto) ha tutt’ad un tratto deciso di darsi al cinema gotico di stampo positivista tardo-ottocentesco (il gusto per l’orrido ha ancora qualche estimatore!);
2 - perché la carne è debole… e soprattutto cascante, floscia ed altre ameni aggettivi relativistici. Il buon Einstein aveva perfettamente compreso l’imbattibilità della forza di gravità… hai voglia di carrucole!;
3 - perché con il ricavato dalla vendita del grasso in eccesso potrà contribuire attivamente alla costruzione di un centro di benessere mentale per attricette cagne buone solo per il cinema muto (che nostalgie d’essai!);
4 - perché Playboy l’ha già prenotata per un inserto scientifico dal titolo altamente filosofico, quale: “Reminiscenze adolescenziali di una vacca al suo ultimo tentativo di risalire la china fantascientifica”;
5 - perché Sly ha deciso di fare il sequel della Mummia senza spendere un dollaro per il trucco e gli effetti speciali;
6 - perché – in fin dei conti - sono cazzi suoi… soprattutto quelli di quegli imbecilli che avranno modo di elaborare su di lei fantasia pedofile;

ma soprattutto perché il lupo ululà… e Brigitte “ululì”.

E se pensate che questo sia il peggio che ci possa aspettare… state in campana: potrebbe piovere!

Buon 2009!!!

Ps: dite alle vostre figlie e alle vostre compagne di non imitarla. La Coldiretti ha perso il suo ricorso contro le quote latte. La CE ha detto che in Italia ci sono già troppo vacche.

giovedì 25 dicembre 2008

STRANE CREATURE NATALIZIE. MA UNA VACCA PUO' GUIDARE UNA SLITTA?


Vento in poppa. La nostra invidia del pene ha il vento in poppe… grosse e polpose poppe. Ecco, sì, più o meno come la mentecatta (eufemismo estremo) raffigurata qui sopra, presa non a caso come esempio di quella che io definisco un’occasione perduta… e Dio solo sa quante ce ne siamo perse.
In questo giorni di Natale, il web è stato letteralmente invaso da di immagini come queste. In ogni angolo del pianeta virtuale è stato infatti tutto un fiorire di varianti “sexy” (altro garbato eufemismo) del coglionazzo più rosso-dipinto della storia del consumismo occidentale: Babbo Natale.
Lungi dal voler mettere in discussione i sogni di milioni di pargoletti infinocchiati fino all’età matura, vorrei invece soffermare la vostra labile attenzione – resa difficoltosa da quel pezzo di cotechino non del tutto digerito – sul perché… sul perché di codeste ambizioni.
Noi donne – si sa - siamo soggetti peculiari e non soltanto in quanto portatrici di un miserabile potenziale creativo, ma ancor di più per quell’ineluttabile bisogno di dover sempre giocare la carta sexy con piglio da coniglietta-vacca-graziosa-simpatica-froufrou-e-trallellero-e-trallallà. Alla base di quest’ambizione ci sono ovviamente un paio di convinzioni:
- la prima è che pensiamo di poter essere sempre e comunque capaci di trasformare ogni cesso ammorbante in un cesso profumato col solo uso del nostro tiepido charme, la giusta dose di lingerie rosso-porco, tette carrucolate simil-bovine e sguardo da pornostar in pensione;
- la seconda – anche peggiore della prima – è che ogni cosa appannaggio degli uomini può essere agevolmente rivisitata, copiata e incollata grazie al nostro cervello magro e al nostro bisogno di pari-opportunità a tutti costi. D’altronde – e questo lo pensiamo veramente – noi siamo capace di fare quello che fanno gli uomini… e anche meglio. Con una”simaptica” spruzzatina di peperoncino.
Insomma, qual è il problema? Non c’è nessun problema, anzi questo nostro sgambettare maldestramente con le mutandine riempite di qualche appassito cetriolo è la soluzione… la soluzione al nostro bisogno di appropriarci di qualcosa che non avremo mai. Neanche con una prodigiosa fallo-plastica.

Il punto è, vedete, che il risultato è sempre discutibile. Insomma, c’è da qualche parte del globo qualcuno realmente interessato a queste varianti uterine? Si, ok, il pisello flaccido del vostro compagno abbisogna di un aiutino… ma il Viagra non basta?
Ma la questione delle questioni è: siamo davvero sicure di aver sortito il giusto effetto?
Continuiamo a lamentarci come cagne gravide che ci maltrattano, che ci sottostimano, che ci usano, che ci vedono solo in posizione “orizzontale”, ma quello che mi chiedo è: noi cosa facciamo per opporci a tutto questo? Bella domanda, nevvero?

Da quel che si vede in giro, non solo ci mettiamo in coda per i provini, ma ci vantiamo per i nostri traguardi estetici: l’unica cosa che non saremmo mai capaci di sacrificare. Detto in altre parole, cavalchiamo l’onda… e quanto ci piace!

No, care amiche, non sono qui per farvi la morale – chi cazzo se ne fotte se la vostra posizione preferita non raggiunge i 20 cm dal suolo – quello che vorrei per questo Natale è solo un po’ di sincerità. Nulla di plateale, intendiamoci, giusto un po’ di auto-critica necessaria a capire che, se il mondo va come va, non è solo colpa degli maschi (terzo ed ultimo eufemismo), ma anche nostra. E la colpa è anche nostra perché non siamo capaci di restare vestite davanti ad un uomo? (nessuno ci obbliga… se non il desiderio di metterla in quel posto alla nostra nemica del cuore)
Ancor di più vorrei comprendere perché - anche quando dovremmo essere interamente vestite di rosso, bardate di soffice pellicciotto bianco, coperte da una folta peluria bianca - ci presentiamo in codesto modo?

Qualcuna, ovviamente, potrebbe obiettare che se fossimo così nessuno ci distinguerebbe da un uomo. Ottimo, e non è questo quello che volevamo? Non volevamo essere come gli uomini?
E d’altronde solo qualche sgallettata pensionata potrebbe esigere da Babbo Natale un pacco dono turgido e durevole.

Insomma, io continuo a non capire: questa processo di “sexyzzazione” del tutto-cosmico non lo capisco davvero. Perché questo bisogno di essere vacche-forever? Non sarà per caso che assecondiamo semplicemente la nostra indole? Non sarà per caso che sentiamo tutto questo coerente con il nostro modo di essere?
C’è qualcosa che mi sfugge, lo confesso.

Buon Natale. Anzi no… non vorrei proprio avervi sulla coscienza. Il mio psicanalista dice che sono prossima alla guarigione e che non devo esagerare con i sensi di colpa... potrebbe piacermi troppo.