domenica 25 gennaio 2009

RAGIONE 3: I NOSTRI TRAGUARDI FANNO ACQUA DA TUTTE LE PARTI. ANZI LATTE!


Aiuto, è tornato il KKK!!!!
Ci sono cose - cose terribili intendo, anzi direi “innominabili” - che al solo sentirne l’odore ci riportano indietro nel tempo procurandoci ferite difficili da sanare. Anche un solo acronimo basta ad azionare questo terribile meccanismo psicologico.

Questo cari amici è successo a me quando, navigando su internet, mi sono imbattuta sulla temutissima KKK.

Per chi non lo sapesse, questo acronimo sta per Ku Klux Klan, ovvero il movimento razzista che in particolare nel sud degli Stati Uniti, intorno agli anni '50 e '60, terrorizzò la gente di colore con assassinii, violenze, soprusi e prevaricazioni. Di fatto il KKK si opponeva al movimento dei Civil Rights, che attraverso una forte sensibilizzazione dell'opinione pubblica, affermava la parità dei diritti tra bianchi e neri e contro la loro segregazione che di fatto era considerata lecita nel paese. Grandi opinion-leader come Malcolm X e Martin Luther King, pagarono il loro coraggio con la morte. Ma con i loro discorsi e le loro azioni, riuscirono a svegliare la coscienza di milioni e milioni di bianchi degli Stati Uniti D'America, che appoggiarono la popolazione nera per affermare l'uguaglianza e garantire pari diritti a bianchi e neri.


Ottima partenza, direte, ma cosa c’entra tutta questa pappardella copia-incollata da Wikipedia con la tettona in calce?

La risposta è: assolutamente nulla… salvo per il fatto che KKK è anche la misura di quel prodigio archi-tettonico che le regge quel paio di tonsille infiammate. Cosa? Come? Ah, non sono tonsille?

Urca, avete ragione… che sbadata, trattasi in realtà di una coppia di aerostati lanciati dalla NASA per il controllo del testosterone sulla globo terrestre. È questo oppure sono soltanto un paio di tette… e più precisamente le tette di Sheyla Hershey.


Brasiliana, 28 anni all’anagrafe (27 in meno al centro per la misurazione del QI) Sheyla è salita sul gradino più alto dell’ambitissimo Guiness dei “Primati”… si, insomma degli uomini scimmia. Sapete, quelli col pelo, con la clave e la caverna a conduzione familiare…

Beh, ecco lei “La cosa” ce l’ha fatta!!! Dopo “solo” 8 operazioni (di certo moltiplicazioni. Le radici quadrate nessuno è più capace di svolgerle. ndr) è riuscita a raggiungere la KKK, ossia una coppa tre volte extra large, ovvero XXXL, oppure XL XL XL, oppure XXXLLL. Detto in altre parole il suo seno è per il 50 % completamente di silicone… ed ha la forma di una schedina del totocalcio. La misura del suo seno è infatti una “tredicesima” (notate l’arguto gioco di parole, eh! Ah ah ah… e su, ridete!!!).

Cara la mia povera, dolce, coglionazza, oltre alla smisurata sequenza di orgasmi multipli auto-prodotti dal guardarsi allo specchio, adesso avrà anche un paio di zavorre da portarsi dietro vita natural durante.

Questo semplice “effetto” di certo Miss-sento-una-vacca-ipertrofica non l’aveva mica considerato. Ma allora a cosa “non” avrà pensato ESSA all’atto della sottoscrizione del contratto chirurgico che avrebbe sollevato i medici da qualsiasi responsabilità in caso di eventuali reclami? Questo noi non lo sappiamo.


Ah, com’è vero, com’è inesplorabile la mente umana, com’è complessa la materia grigia… Si, non si può mai essere sicure di cosa possa passare nella mente di una donna… ma noi questa volta lo sappiamo: nulla. Dicesi nulla, uno spazio vuoto sfortunatamente attaccato ad una vagina. Tranne alla mia, perché io – lo confesso - da tempo ho fatto richiesta per diventare amorfa come la Barbie. Ma non ditelo in giro, potrebbero citarmi in tribunale per emulazione fraudolenta. Quando si dice che la vita imita l’arte!


Ma torniamo a Sheyla, e a tutte le donne che modificano se stesse, perché – ne converrete - non si tratta del “quanto” grandi siano le tette, le labbra e le altre labbra, quanto del “perché” si ricorra a queste modificazioni.

Per quanto mi riguarda, infatti, Sheyla e la Parietti pari son… e, vi dirò, per me potrebbero anche rotolare anziché camminare. Sono invece curiosa di capire la “meta”, l’obiettivo che frulla random nella testa (avete visto, non usato più “mente”) di una donna come Sheyla. Questa è la mia ipotesi.

Ad occhio e croce, considerando la scarsità di sinapsi dotate di senso, essa deve essersi morbosamente attaccata ad una serie di luoghi comuni che tanta poca fatica ci fanno compiere in termini di ginnastica intellettuale.

E difatti, quando non sappiamo che dire, sapete in uno di quei classici momenti di palese imbarazzo – tipo in ascensore in compagnia di uno sconosciuto – siamo solite dire cazzate del tipo: “che tempo oggi!!! Non sai mai come vestirti. E se piove, e ti copri, magari dopo mezzora viene fuori un sole tremendo e sudi come una scrofa”.

Altre invece si limitano a spippolare col cellulare facendo finta di ricevere improbabili telefonate erotiche del tipo: “bambino cattivo, appena ti vedo ti dò le tottò sul culetto… e poi giochiamo alla Gelmini e al provveditore agli studi… mmm, siiiiiiii”.

Altre ancora, sospinte dal desiderio di fare bella impressione, colgono l’occasione per fare conversazione “colta” su argomenti di sconfortante attualità, del tipo: “La teoria endosimbiontica fu articolata per la prima volta dal botanico russo Konstantin Mereschkowski nel 1905. Mereschkowski era già a conoscenza del lavoro svolto dal botanico tedesco Andreas Schimper, che, avendo osservato nel 1883 come la divisione dei cloroplasti nelle piante verdi ricordasse quella dei cyanobacteria, aveva proposto (in una nota a piè di pagina) che le piante verdi derivino dall’unione simbiotica di due organismi. Nel 1909 lo Zoologo Umberto Pierantoni formula la teoria della simbiosi fisiologica ereditaria. Successivamente, Ivan Wallin estese l’idea di un’origine endosimbiontica anche ai mitocondri, nel 1920. Tutte queste teorie furono inizialmente tralasciate o confutate. Analisi più dettagliate di cianobatteri e cloroplasti, effettuate grazie al microscopio elettronico, e la scoperta che i plastidi e i mitocondri contengono un proprio DNA (che fu riconosciuto come il materiale ereditario degli organismi) portarono a una rivalutazione della teoria negli anni Sessanta L’ipotesi endosimbiontica fu esposta e diffusa da Lynn Margulis

Di solito questa viene accoppata tra il secondo e il terzo piano di un qualsiasi stabile. Anche in assenza dell’ascensore.


Ma la nostra ragazza bovina non fa nulla di tutto questo. No, lei se ne resta zitta zitta per tutto il tragitto meditando … e continuando a meditare. E fa questo per almeno un paio di mesi, fino a quando la sinapsi giusta – stanca di rimbalzare a vuoto – produce un’intuizione formidabile: l’unico modo per evitare imbarazzanti silenzi in ascensore è quello di occupare tutto lo spazio disponibile nel suddetto cabinotto.


Cazzo, la ragazza è sveglia!!! Non c’è che dire, Ma il progetto è più facile a dirsi che a farsi. Infatti, dopo essersi iscritta alla facoltà di architettura, preso una specializzazione in domotica, comincia a comprendere che l’idea di un ascensore mono-uso è impraticabile. Nessuna azienda sana di mente l’appoggia… e dopo vari brevetti caduti nel dimenticatoio, giunge alla soluzione delle soluzioni.

In gergo viene detta “la variante islamica” che recita: “se Maometto non va alla montagna, è la montagna che va da Maometto.”

La frase comincia a rimbalzarle nella testa… e rimbalza e rimbalza amleticamente quasi come un’ossessione: Maometto o non Maometto? Maometto o non Maometto?

Passano i mesi, gli anni e finalmente quell’iniziale dubbio le rivela la soluzione.

Dopo anni di sofferte meditazioni, il dubbio si era trasformato… da “Maometto a non Maometto?”, a “ma o metto o non mo metto?”, e la risposta giunse definitiva: mo metto, mo metto!!!



E così - salvando capra e cavoli, con la botte piena e la moglie ubriaca, tanto va la gatta al lardo… - la nostra Sheyla con soli 2 kg di silicone risolse il problema di una vita. Infatti dopo l’ultima operazione, non vedeva neppure i fianchi.

Melius abundare quam deficere, si direbbe in questi casi. Ma io continuo a chiedermi perché non esportiamo questo concetto anche al cervello?


Certe questioni sono destinate a non ricevere risposte. Ahimé!

Amanda

martedì 20 gennaio 2009

RAGIONE 2: PRENDIAMO SEMPRE LE STRADE SBAGLIATE




La carriera delle donne è solo una questione di botta di culo. E chi più ne ha, più ne metta.


Sono lont-ani i tempi in cui Cicciolina e Moana Pozzi fondarono il Partito dell’amore. Ve lo ricordate? Nelle buone intenzioni di quegli “ani multi uso” c’era infatti l’intenzione tardo-romantica di riesumare l’obsoleto slogan anni ‘70 “fate l’amore, non la guerra”… ma loro, a dire il vero, l’avrebbero fatto a modo loro, ovvero distribuendo malattie veneree nelle linee nemiche dove non si troverebbe neppure un’aspirina scaduta. Figuriamoci un antibiotico.


Recentemente, qualche cerebroleso dichiarò di poter vincere la guerra in Iraq distribuendo pilloline blu-viagra in cambio di un paio di pallottole in meno nelle loro cartucciere. Qualcuno ci provò, ma l’unico risultato effettivo è stato l’incremento delle importazioni di DVD porno… e delle pomatine contro le tendiniti della mano destra… per uso eccessivo di attrezzi da falegname.


Il 2009 sarà certamente l’anno delle tardone. Con questo termine un po’ “ambizioso” definisco tutte quelle donne che hanno cominciato a fare le cose giuste al momento sbagliato. Sapete, io sono una giusnaturalistica; penso che ci sia un tempo per tutte le cose e perciò me la godo ad osservare i fallimentari tentativi di qualche buona donna che dopo aver dato tutto (tette, culo, ano e cellulite in abbondanza) ed aver preso senza parsimonia (come ha sprecato lei il silicone non l’ha fatto nemmeno la Intel) tenta il colpo gobbo provando a cambiare la propria filosofia. Dal materialismo al nichilismo.


Lo so, il discorso potrebbe apparire impegnativo anche a chi, come Nietzsche, ne fece un baluardo del pensiero del ‘900… e così vi risparmio le pappardelle e vi parlo delle stelle fisse, delle stelline e delle starlette. Ma non perdiamo di vista Frederich…
Negli ultimi anni, infatti, la nostra cavalla golosa – reinterpretando gli elementi portanti della teoria dell’Eterno ritorno – è tornata e ritornata a noi (certe sfighe hanno il marchio DOP), prima trasformandosi in stilista, poi in qualcosa molto simile ad una Carfagna bis. Ma facciamo un passo indietro e affrontiamo il periodo “creativo” dell’attrice (perdonaci Meryl… come abbiamo osato definirla così?!).


Ad ogni modo, al tempo del suo exploit “stilistico”, la Marini – dopo aver ballato tutto l’oscenamente rappresentabile al Bagaglino, causando al contempo un set invidiabile di ernie ai suoi ballerini, costretti sera dopo sera a trasportarla da un punto all’altro del palco senza che ella muovesse un solo muscolo – decise di concedere le sue cellulitiche dita alla morbidezza di una mina B, provocando un subitaneo incremento delle vendite di matite della Faber Castelli. Ma la nostra ragggazza è tenace e, alla faccia di chi ha dedicato anni e talento a questa professione, si prepara a lanciare la sua linea di lingerie in un evento a cui sfortunatamente mi toccò assistere in preda al bisogno di vedere il miracolo… che non avvenne mai. Certe prese per il culo è bene non perdersele mai…


Il giorno prima del defilé, nella conferenza stampa in cui aveva convocato tutti i potenziali interessati, aveva detto più o meno qualcosa del tipo: ho creato questa collezione pensando alle donne che, come me, amano sedurre con sensualità, semplicità e un tocco di ironia. Vi dirò, a sentirla parlare, mi parve di percepire che forse avremmo avuto molteplici occasioni per ricrederci sulla sua indole.


Il giorno dell’evento, invece, all’ingresso ci viene data una sportina dorata “elegantemente” accessoriata da un cornetto in plexiglass finto-diamante contenente il depliant e un perizoma strizza-culo con un diamantino sul culo. Comincio a storcere il naso, ma resto calma e prendo posto. La platea è gremita di gay all’ultimo stadio di leccaggio non richiesto e divi di ogni estrazione. C’era anche Simona Ventura, che al tempo non si perdeva neppure una cresima.

La musica comincia, le indossatrici escono una alla volta. Che dire? Rimasi senza parole, e soprattutto perché di quella tanto millantata semplicità non ve n’era neppure traccia, anzi mi sembrava di assistere al casting dell’ultimo film di Rocco Siffredi dal titolo altamente evocativo “Puttan tour in taglia 40”. Mi credereste se vi dicessi che i bordelli di Pigalle al confronto parevano degli educandati? La ragazzina platinata, infatti, confuse maldestramente sensualità con sessualità, e quest’ultima con pornografia. I pochi etero che ebbero il piacere di assistere lasciarono sul tappeto un ettolitro di bava seborroica, mentre i tanti gay prenotarono il 90 % del campionario per la finale del Drag-queen Award. Poi tutti applaudirono e io scivolai di culo su un’inopportuna chiazza di nonsocché di girini impazziti. 2 mesi dopo scoprì che ero rimasta incinta.

Da allora, ogni donna si è scoperta più troia di prima… e miracolo dei miracoli, senza neppure andare in Grecia.


Dopo “fortunati” intrallazzi con quel manzo di Cecchi Gori, Valeria approda all’Isola dei famosi… alla canna del gas. È bene noto, infatti, che se non sei attaccata alla suddetta bombola difficilmente rinunci al trucco per due settimane. In questo frangente, tutto il mondo può finalmente ammirare l’assenza di photoshop e della spessa coltre di trucco che la caratterizzava, realizzando che forse sono stati frodati vita natural durante. Cazzi loro! Ecco, questo mi piacerebbe dire, ma, invero, credo che siano cazzi nostri perché, come già sapete da quasi una settimana, la signora Marini si è chiaramente espressa circa i suoi progetti futuri: diventare un clone intelligente di Mara Carfagna.

Non si può certo dire che manchi di ambizioni, ne converrete, ma stavolta la porchetta a due gambe ha deciso di compiere un doppio salto mortale: essere credibile agli occhi degli italiani e riuscire ad ottenere una spintarella da quel nano minidotato di mr Banana.


Sulla questione “credibilità” non ci sono dubbi; neanche con un trapianto di cervello abnorme riuscirebbe a convincerci che in lei ci sia qualcosa di vero che non sia una farcitura al rosmarino… senza contare che, visti gli alti e bassi dell’incipiente Alzehimer, forse non ci crederebbe nemmeno lei. Insomma, questa creatura di quali argomenti potrebbe farsi portatrice? Si, ok, volendo potrebbe dar vita al movimento per l’apertura delle case chiuse, o al limite fare istanza presso l’alto commissariato per la diffusione della mortadella in tutti i paesi islamici. E se poi non ci riesce? E se poi ci impongono di mangiare il kebab fino alla morte? E se finiamo tutte con il burqua? Insomma, se non è riuscita a convincere Cecchi Gori a sposarsela, come può pensare di convincere noi a votarla? Oltretutto, non c’ha nemmeno fatto toccare le tette…


Sulla questione “spintarella” sono invece più possibilista: dopo aver promosso la Carlucci, Iva Zanicchi, la Carfagna, la Brambilla, la sua massaggiatrice, le gemelline, la sua colf e il resta nugolo di fan “disinteressate” pronte al leccaggio isterico, dopo tutti questi buoni esempi di cittadinanza illustre è possibile che anche la Marini ce la possa fare ad ottenere l’ambita poltrona. Una poltrona capiente, intendiamoci… buona per farci stare lei e le sue moina da cretinetti all’ultimo stadio prima della paresi facciale. Chissà se la pagherebbero per farla tacere? Mistero!


A questo punto però, credo che mr B dovrà cambiare il nome al suo partito: da PDL a IDV. No, no frenate…avete capito male, nell’Italia Delle Veline non c’è posto per nessun altro. Lo spazio disponibile è stato tutto messo a disposizione del comitato per protezione del bovino femmina in odor di menopausa. Contenti loro…

Vostra Amanda

venerdì 9 gennaio 2009

RAGIONE 1: NON SIAMO MIGLIORI DEGLI UOMINI...


Stacanovismo d’altri tempi. Meglio darsi all’uncinetto

La gentil donzella nella foto - di cui potete apprezzarne i morbidi lineamenti e quel sorriso magistralmente celato sotto quell’aria da leggiadro Pittbull mescolata con quello di certe maliarde spagnole la notte prima della corrida – si chiama Manuela Terracciano.

La sua biografia ufficiale la vede, sin dalla tenera età di 7 anni, impegnata fattivamente a lavorare nell’azienda di famiglia… e questo a scapito di una sana educazione religiosa che le avrebbe consentito di girare il mondo a cavallo di una paio di comodissime infradito in pelle.

Le cronache del tempo la immortalano, 8 anni dopo, per le vie dei Quartieri spagnoli alla ricerca di una buona estetista capace di eliminare dal suo volto quella sottospecie di manubrio di folte sopracciglia nonché quel set di borse contraffatte alla base degli occhi. Sapete, lavorando senza mai staccare un attimo si va incontro a noiosissimi inestetismi tra cui un’obesità psicosomatica di livello A (Aridaglie quanto magni piccina mia!)

Superata l’annosa questione delle scuole superiori, la zuccherosa Manu si lascia convincere dal padre (dietro lauta mancetta) ad entrare nell’azienda Chez Mariano, inizialmente come semplice segretaria addetta al centralino e alla sparizione di un numero impressionante di pastarelle dal vassoio della break-lounge.

Ben presto, grazie a innate doti di persuasione coatta, comincia prediligere attività più, diciamo, femminili tra cui la trascrizione di SMS in linguaggio cifrato, passando – in men che non si dica - al settore “pizzini & intimidazioni”; settore certamente più confacente a quel suo prodigioso talento creativo, ma soprattutto alla sue mise da camionista incazzata nonché a quell’aria da bava alla bocca circondata da orecchie, naso e bocca.

Grazie al suo indomito spirito di sacrificio e agli straordinari risultati di performance, nel 2005 - a soli 19 anni - viene premiata dalla Repubblica Italiana quale Cavaliere del lavoro per aver organizzato la più grande campagna intimidatoria per la regione Campania e per aver consegnato personalmente più di 1500 pizzini nell’arco di 24 ore, saltando a piè pari colazione, pranzo e cena. Quando si dice l’abnegazione femminile!

Un anno dopo, colta dal fuoco divino per la mis-conoscenza (al Sud nessuno sai mai niente di niente) si inscrive alla facoltà di lettere e filosofie dell’Università Federico II, decidendo perentoriamente di mandare affanculo la filosofia e di concentrarsi solo sulle lettere: lettere ricattatorie, lettere di minaccia, lettere natalizie al plastico, lettere di licenziamento in bianco e filologia necrologica. Immaginate, nell’arco di un paio di mesi ne scrisse almeno cinquecento, alcuni dei quali sono entrati nella storia del premio Pulitzer. Ecco il più famoso: “Oggi è venuto a mancare Pasquale Furfarielli, noto negli ambienti malavitosi col soprannome di O’ Previdente. I parenti e gli amici tutti lo ricordano per una delle sue massime: non credo in una vita ultraterrena, comunque porto sempre con me la biancheria di ricambio.”

L'anno scorso, annoiata dai ritmi troppo lenti e dalle routine operative, comincia ad orientarsi verso una nuova rinascita professionale che la vedrà nel settore “uso e l’abuso di armi”. Papà Salvatore non poteva desiderare miglior destino per la sua “uagliuncella e papà”.

Tuttavia, nonostante le buone intenzioni di approdare ad un job profile di assoluto prestigio, l’intera operazione naufraga miseramente, e questo soprattutto a causa della scelta sbagliata dell’arma. Si sa, l’arma bianca è sempre stata appannaggio delle donne e lei, onde evitare eventuali addebiti con la giustizia, decise infatti di farsi assumere presso le Circque du soleiel con mansioni di lanciatrice di coltelli, contribuendo attivamente all’estinzione di tutte le bagasce-tutte-cosce-e-tette-stile-moulin-rouge nate appositamente per stare ferme a far da bersaglio. E così, tra un funerale e l’altro, decide di buttarsi a capofitto nel giro delle armi da fuoco.

I giorni passano velocemente, i mesi e le stagioni si succedono in modo elettrizzante tra rapine, ammazzamenti e regolamenti di conti, e la nostra Manu dal cuore tenero (detestava la sofferenza… per questo si era specializzata nei “colpi di grazia” alla nuca) pur risultando abile nel tiro, non smette un attimo di esercitarsi al poligono di tiro. Si vocifera che trascorresse non meno di 14/15 ore tra profili di carta e cavie umane. Strano a dirsi, però, non si sente pienamente realizzata. Noi donne, lo sappiamo tutte, siamo dolcemente complicate, sempre più emozionate… lascia stare!!! Insomma, sente che le manca ancora un ultimo step al raggiungimento dell’agognata perfezione… e poi sarebbe stata felice. Come darle torto? E d’altronde è troppo facile colpire un bersaglio immobile… insomma, e che ci vuole?!
Il suo sogno nel cassetto era infatti colpire il bersaglio senza prendere la mira… cosa mica facile, ne converrete?
Ma un giorno, il destino decise di correrle incontro.

Napoli, dicembre 2008. Si apprestavano i preparativi per il capodanno, e un gruppo di madri di famiglia – stanche di farsi sodomizzare a gratis dai loro mariti, anche durante le feste comandate – escogitarono un piano machiavellico: indire uno “Sciopero dell’amore” nei confronti di quei mascalzoncelli che avrebbero deturpato l’aria del primo gennaio con una serie di petardi cinesi manco buoni per far saltare in aria un cardiopatico. Ah, cosa non si fa per una serata ad uncinetto a spignattare bucolicamente!

Ad ogni modo, questo gruppo di furbette suffraggette avevano coniato anche un motto: botti a capodanno, astinenza tutto l’anno.
Ora, a parte il pessimo afflato creativo dello slogan, l’idea risultava maldestra in sé; insomma, immaginate quante altre donne (magari in astinenza da una vita) avrebbero potuto approfittare di un nugolo di maschi arrapati in cerca di un buco qualsiasi dove posteggiare il passerotto annoiato… e di certo la nostra bimba non è che fosse proprio Claudia Schiffer.

Manu, infatti, inorridita da questo lassismo e da questa indolenza lavorativa tipicamente meridionale non perse occasione per comunicare al mondo intero, che al Sud, tra tanti fannulloni, qualcuno lavora. Anche la notte di capodanno. Altro che sciopero!!!

Peccato, davvero tanto, che la cretinetti mancasse di una certa "vision" delle cose… insomma, cambiare specializzazione all’ultimo momento non è mai positivo! Cazzo! Ci vuole, come dire, una certa capacità di gestire il cambiamento… e poi, scusa, da che mondo e mondo le pallottole vaganti fanno business?

Io certe donne proprio non le capisco: fanno sempre un gran casino per superare gli uomini e poi mi cascano nel "dolo eventuale". Che spreco di talento!

Fortunatamente, cara Manu, avrai tutto il tempo per rifarti il corredo ereditario… magari a strisce. Ma non temere, io pregherò per te: Santa Maria Capua Vetere, pensaci tu. Amen.

9 BUONE RAGIONI PER SOPPRIMERE L’8 MARZO

Inauguro oggi una serie di post dal titolo altamente criptico “9 BUONE RAGIONI PER SOPPRIMERE L’8 MARZO: OVVERO, TUTTO QUELLO CHE CI OCCORRE SAPERE PER SALVARE LA MIMOSA DA INUTILI DEFORESTAZIONI PRIMAVERILI IN UNA DOMENICA COME LE ALTRE”
Il nuovo anno si è aperto con un inno alla bellezza chirurgica, ma conviene non fissarsi su queste cose… potrei essere accusata di pubblicità occulta di imbarcazioni pneumatiche per nautica da diporto.
State in campana!!!

sabato 3 gennaio 2009

LE AMBIZIONI DI LADY FRANKENSTEIN



Il 2008 si è concluso in bellezza… benché il termine “bellezza” non renda esattamente l’idea di ciò cui vorrei parlarvi.

Il 2008 è stato l’anno dei primati… e dei neandertaliani, sì, insomma degli uomini-scimmia. Tra questi - tra quelli di sesso femminile - ha spiccato certamente lei: Brigitte Nielsen, ovvero la Lady Zeppelin degli anni ’80 per la sconcertante rassomiglianza delle sue protuberanze bovine con le generose forme aerostatiche.

Dopo un ventennio trascorso balzando da un letto all’altro dei più noti cerebrolesi muscoloidi di Hollywood, la danesina tutta tette e… e… e basta ha deciso di associarsi al club delle devote di Lourdes per chiedere un miracolo: tornare bella come a vent’anni. Non vorrei dire, ma io la Nielsen di vent’anni me la ricordo, eccome: era un mix anoressico di asse da stiro visto di profilo, orecchie a sventola stile Dumbo, e denti da castoro stile Cip e Ciop. Così era, ma non sono certa che ella alludesse a questo nel suo progetto di rinascita fisica. Si, solo quella… perché dalle boiate che le sono fuoriuscite dalla bocca non è possibile pensare a nessun altra variante.

Che dire dunque di lei? Emigrò negli USA per fare fortuna e lì – dopo aver fatto da musa ispiratrice alla Foppa Pedretti per l’appendino anatomico – si imbatté e si sbatté nelle siliconate gambe di Sly (ancora in evidente stato confusionale per la vasta gamma di ruoli recitati. Rambo, Rocky, Rambo 2, Rocky 2, Rambo 3, Rocky 3, Rambo 4, Rocky 4… e così via fino alla vecchiaia).

Dopo un paio di film che hanno lasciato traccia nei sottoscala di qualche sventurata videoteca, la carriera della nostra vacc… ehm, mucca a due zampe cominciò a subire un “imprevedibile” discesa… eh sì che più volte aveva conteso l’Oscar a Meryl Streep.

Giunta al livello “scava-scava, al quinto marito, al quarto figlio, e alla settima misura di reggiseno, Gitte è stata colta da quella che il mondo della scienza esatta definisce come “intuizione”... - femminile, ovviamente - meglio nota come la quadratura psicologica del circonferenza (il cerchio si sa è una figura piena… e lei di pieno ha solo le tette, perché il cervello ahimé è un monolocale sgombro). Ella, infatti, non essendo più soddisfatta del suo corpo ha farfugliato neurologicamente (“pensare” non è un concetto che le appartiene) qualcosa come una rinascita fisica che potesse darle nuovo slancio… e io che pensavo che un salto da un’irta scogliera potesse bastare. Mai disperare; magari un giorno deciderà di “tirarsi” anche un colpo in testa…
Siamo tutte in fremente attesa di questo giorno.

Vi dirò, non è che la notizia della Nielsen mi abbia entusiasmato, ma visto che lei si è data tanto da fare per comunicare al mondo intero il suo QI (in letale concorrenza con quella della Stone)… perché perdere questa buona occasione di parlare dello stato di avanzamento della regressione intellettiva di “certe” donne (cazzo, quanti genitivi!)? Non mi riferisco ovviamente alle comuni mortali, ma solo a quelle che hanno i soldi per far vedere quanto sono coglione… eh già perché i soldi servono davvero per tutto.

Ad ogni modo, me ne stavo tranquillamente su una banderuola di pc, quando improvvisamente mi imbattei sulla foto di codesta creatura (vedi sopra). Nessun sgomento, intendiamoci, solo una domanda, alla quale non riesco a dare ancora risposta: “perché?”
Dopo varie seghe mentali – accompagnate da corposi orgasmi creativi – sono giunta ad alcune formidabili ipotesi:
1 - Perché la nostra eroina (chissà quanta ne avrà sniffata per accettare un simile contratto) ha tutt’ad un tratto deciso di darsi al cinema gotico di stampo positivista tardo-ottocentesco (il gusto per l’orrido ha ancora qualche estimatore!);
2 - perché la carne è debole… e soprattutto cascante, floscia ed altre ameni aggettivi relativistici. Il buon Einstein aveva perfettamente compreso l’imbattibilità della forza di gravità… hai voglia di carrucole!;
3 - perché con il ricavato dalla vendita del grasso in eccesso potrà contribuire attivamente alla costruzione di un centro di benessere mentale per attricette cagne buone solo per il cinema muto (che nostalgie d’essai!);
4 - perché Playboy l’ha già prenotata per un inserto scientifico dal titolo altamente filosofico, quale: “Reminiscenze adolescenziali di una vacca al suo ultimo tentativo di risalire la china fantascientifica”;
5 - perché Sly ha deciso di fare il sequel della Mummia senza spendere un dollaro per il trucco e gli effetti speciali;
6 - perché – in fin dei conti - sono cazzi suoi… soprattutto quelli di quegli imbecilli che avranno modo di elaborare su di lei fantasia pedofile;

ma soprattutto perché il lupo ululà… e Brigitte “ululì”.

E se pensate che questo sia il peggio che ci possa aspettare… state in campana: potrebbe piovere!

Buon 2009!!!

Ps: dite alle vostre figlie e alle vostre compagne di non imitarla. La Coldiretti ha perso il suo ricorso contro le quote latte. La CE ha detto che in Italia ci sono già troppo vacche.

giovedì 25 dicembre 2008

STRANE CREATURE NATALIZIE. MA UNA VACCA PUO' GUIDARE UNA SLITTA?


Vento in poppa. La nostra invidia del pene ha il vento in poppe… grosse e polpose poppe. Ecco, sì, più o meno come la mentecatta (eufemismo estremo) raffigurata qui sopra, presa non a caso come esempio di quella che io definisco un’occasione perduta… e Dio solo sa quante ce ne siamo perse.
In questo giorni di Natale, il web è stato letteralmente invaso da di immagini come queste. In ogni angolo del pianeta virtuale è stato infatti tutto un fiorire di varianti “sexy” (altro garbato eufemismo) del coglionazzo più rosso-dipinto della storia del consumismo occidentale: Babbo Natale.
Lungi dal voler mettere in discussione i sogni di milioni di pargoletti infinocchiati fino all’età matura, vorrei invece soffermare la vostra labile attenzione – resa difficoltosa da quel pezzo di cotechino non del tutto digerito – sul perché… sul perché di codeste ambizioni.
Noi donne – si sa - siamo soggetti peculiari e non soltanto in quanto portatrici di un miserabile potenziale creativo, ma ancor di più per quell’ineluttabile bisogno di dover sempre giocare la carta sexy con piglio da coniglietta-vacca-graziosa-simpatica-froufrou-e-trallellero-e-trallallà. Alla base di quest’ambizione ci sono ovviamente un paio di convinzioni:
- la prima è che pensiamo di poter essere sempre e comunque capaci di trasformare ogni cesso ammorbante in un cesso profumato col solo uso del nostro tiepido charme, la giusta dose di lingerie rosso-porco, tette carrucolate simil-bovine e sguardo da pornostar in pensione;
- la seconda – anche peggiore della prima – è che ogni cosa appannaggio degli uomini può essere agevolmente rivisitata, copiata e incollata grazie al nostro cervello magro e al nostro bisogno di pari-opportunità a tutti costi. D’altronde – e questo lo pensiamo veramente – noi siamo capace di fare quello che fanno gli uomini… e anche meglio. Con una”simaptica” spruzzatina di peperoncino.
Insomma, qual è il problema? Non c’è nessun problema, anzi questo nostro sgambettare maldestramente con le mutandine riempite di qualche appassito cetriolo è la soluzione… la soluzione al nostro bisogno di appropriarci di qualcosa che non avremo mai. Neanche con una prodigiosa fallo-plastica.

Il punto è, vedete, che il risultato è sempre discutibile. Insomma, c’è da qualche parte del globo qualcuno realmente interessato a queste varianti uterine? Si, ok, il pisello flaccido del vostro compagno abbisogna di un aiutino… ma il Viagra non basta?
Ma la questione delle questioni è: siamo davvero sicure di aver sortito il giusto effetto?
Continuiamo a lamentarci come cagne gravide che ci maltrattano, che ci sottostimano, che ci usano, che ci vedono solo in posizione “orizzontale”, ma quello che mi chiedo è: noi cosa facciamo per opporci a tutto questo? Bella domanda, nevvero?

Da quel che si vede in giro, non solo ci mettiamo in coda per i provini, ma ci vantiamo per i nostri traguardi estetici: l’unica cosa che non saremmo mai capaci di sacrificare. Detto in altre parole, cavalchiamo l’onda… e quanto ci piace!

No, care amiche, non sono qui per farvi la morale – chi cazzo se ne fotte se la vostra posizione preferita non raggiunge i 20 cm dal suolo – quello che vorrei per questo Natale è solo un po’ di sincerità. Nulla di plateale, intendiamoci, giusto un po’ di auto-critica necessaria a capire che, se il mondo va come va, non è solo colpa degli maschi (terzo ed ultimo eufemismo), ma anche nostra. E la colpa è anche nostra perché non siamo capaci di restare vestite davanti ad un uomo? (nessuno ci obbliga… se non il desiderio di metterla in quel posto alla nostra nemica del cuore)
Ancor di più vorrei comprendere perché - anche quando dovremmo essere interamente vestite di rosso, bardate di soffice pellicciotto bianco, coperte da una folta peluria bianca - ci presentiamo in codesto modo?

Qualcuna, ovviamente, potrebbe obiettare che se fossimo così nessuno ci distinguerebbe da un uomo. Ottimo, e non è questo quello che volevamo? Non volevamo essere come gli uomini?
E d’altronde solo qualche sgallettata pensionata potrebbe esigere da Babbo Natale un pacco dono turgido e durevole.

Insomma, io continuo a non capire: questa processo di “sexyzzazione” del tutto-cosmico non lo capisco davvero. Perché questo bisogno di essere vacche-forever? Non sarà per caso che assecondiamo semplicemente la nostra indole? Non sarà per caso che sentiamo tutto questo coerente con il nostro modo di essere?
C’è qualcosa che mi sfugge, lo confesso.

Buon Natale. Anzi no… non vorrei proprio avervi sulla coscienza. Il mio psicanalista dice che sono prossima alla guarigione e che non devo esagerare con i sensi di colpa... potrebbe piacermi troppo.

domenica 14 dicembre 2008

A NATALE, REGALATI UNO STEREOTIPO



“A Natale bisogna essere più buoni”. Io questa frase me la sarò sentita ripetere si è no una volta l’anno negli ultimi trentacinque (quando andava bene) , ma quest’anno, differentemente dall’opaca acquiescenza degli anni precedenti, ho deciso di voltare pagina, decidendo repentinamente di ribellarmi a questa gran cazzata dell’albero, del presepio, dei cenoni interminabili… ma soprattutto delle palle di Natale.

C’è chi tutti gli anni ne compra una mezza dozzine per rimpinguare lo sguarnito fuscello di plastica, c’è invece qualcun altro – me per esempio - che aspetta Natale per svuotare gli armadi e l’anima di quelle palle che anno dopo anno riempiono copiosamente la propria coscienza.

Io quest’anno mi sono regalata una vagonata di sincerità… e un badile; la prima per mettere a nudo alcune false verità storico-culturali, l’altro per seppellire il più alto numero di coglionazze patentate - dotate di SUV - graziosamente denominate “mamme d’oggi”.

Il detto recita ”di mamma c’è ne una sola”… ed io ogni volta mi ripeto ossessivamente “Per fortuna! Per fortuna!!!”. Questo è infatti uno di quegli strani momenti della vita in cui ringrazio Iddio per averci dato di default questa enorme BOTTA DI CULO. Perché, diciamocelo francamente, nulla è più nocivo al mondo delle mamme… dopo l’amianto.
Vi starete chiedendo – ma forse già lo immaginate – perché questo travaso di bile uterina ad una settimana esatta dalla evento più improbabile che sia mai stato elaborato da una mente malata autorizzata per intercessione divina. Beh, datemi il tempo di spiegare, ma prima consentitemi una piccola digressione.
Al termine dei miei lunghi e penosi studi sociologici, credo di aver finalmente identificato le due principali macro-categorie di donne: le single e le sposate. La grande differenza che le separa non è – come potrebbe facilmente essere dedotto – un cerchietto di stupido metallo al dito recante una data che la maggior parte vorrebbe successivamente dimenticare, quanto un’idea… o come la chiamano gli aziendalisti, una vision.
Nelle prime – nelle single – c’è un’idea di “discontinuità”; c’è infatti un desiderio di “rottura” (e quanto rompono le single è noto a tutti), di evoluzione, di emancipazione… di futuro. E questo futuro è solitamente qualcosa di avveniristico dove non c’è spazio per i retaggi culturali, per asimmetrie socio-culturali, per la limitazione del potenziale che ognuna di noi sente come il fattore X della propria vita.
Nelle seconde, c’è invece un’idea di continuità, di tradizione, di saldo ancoraggio ai principi regolatori della vita sociale e biologica. In altre parole, c’è in loro un desiderio di mantenimento dell’identità forte… e più in generale un’idea di mantenimento. Il loro.
Il punto nodale di tutta la questione è che, alla fin della fiera, mentre il primo modello appare a tutte seducente, il secondo risulta alla fine quello vincente. E questo per un eminente motivo: mentre le prime si iscrivono al circolo delle Pari opportunità, cazzeggiano in ammorbanti disquisizioni filosofiche su chi sia il più forte e la prima della classe, se la tirano… e professano obbligate astinenze (chi vuoi che se la fili una cessa logorroica?); le seconde si limitano a sfornare figli e figlie a loro immagine e somiglianza, contribuendo a mantenere inalterato lo status socio-culturale con il semplice uso del passa-parola. E poi dicono che le casalinghe non fanno un cazzo dalla mattina alla sera…

Per tornare a bomba (me le dia tutte, oggi prevedo un genocidio di genere), questa mattina deambulavo pigramente per gli affollati corridoi di un supermercato qualunque per fare un po’ di spesa, quando ad un tratto mi tornò alla mente di dover necessariamente comprare un pensierino per la figlia di una cara amica. Per adesso.
La ragazzina è tanto caruccia: un vero condensato di dolcezza e sorrisi spensierati, una bambina a cui non si può dire di no. E così, con il sorriso stampato sulla faccia e tutte le sane intenzioni del caso, mi avventurai nei corridoi riservati ai giocattoli. Vi giuro, non l’avessi mai fatto. Nell’arco di una manciata di secondi il mio sorriso cominciò a perdere il suo smalto per trasformarsi nel più orrendo degli incubi ad occhi aperti: corridoi improvvisamente scoloriti in un monocromatico rosa shopping che indulgevano, quando andava bene, ad un più intenso lillà. Ma questo era niente: fatine griffate, atletiche e siliconate pretty-girl, principesse, sirenette spuntavano da ogni rosea confezione recante il marchio CE… come dire che non sono tossiche. Certo se le mangi non ti succede nulla, ma se ci giochi vedrai che qualcosa ti succede…

E poi c’erano in bella mostra tutti i tipi più avveniristici di necessaire per crearsi i gioielli di plastica (siamo abituate alla bijouterie) , per fare deliziosi manicaretti col cucina portatile, per rifarsi le unghie a mo’ di puttana thailandese, per decolorarsi i capelli (tutti le bambole sono bionde. Mah!), per tatuarsi il corpo di fatine glitterate, per fare la mamma della bambina della bambina, l’infermiera, la parrucchiera, la stilista, l’adescatrice di uomini più anziani, la badante, la maestra. Insomma: un condensato di strumenti-ancora capaci di affossare anche la più promettente delle femministe nonché di annebbiare la più chiara idea di evoluzione culturale.
E il lavaggio del cervello continua con l’abbigliamento – tutto rosa, neanche a dirlo – per continuare con gli accessori rosa del PC, la macchina fotografica… il tutto condito da tulle, organza, profumo di fresie, rosso fragola.
Non un oggetto sembrava neppure vagamente ipotizzare una scelta intelligente, un’alternativa valutabile. No, La cosa più drammatica di tutto il quadretto era ovviamente le mamme, improvvisamente divenute le appassionate consigliere del gusto… e le più agguerrite detrattrici dello spirito critico. Almeno fino a 14 anni.
A partire da questa età, le mamme – le stesse di cui sopra, ma con un colore di capelli più finto di prima – cominciano infatti a chiedersi come mai la propria figlia si diventata così mignotta… e soprattutto così precocemente. L’invidia, si sa, è il tratto caratteristico di noi donne… e di certo la matematica non è mai stata la nostra materia preferita, perché forse una preventiva, semplice somma di tutte le minchiate, le idee preconcette, gli stereotipi le avrebbe aiutate a capire che forse non sono gli uomini a non consentire l’evoluzione di un modello culturale. Le donne di oggi, sono le bambine di ieri… e da quando in quando l’educazione è stata in mano agli uomini? Si care amiche, smettiamola di addossare le colpe delle nostre sconfitte agli uomini; ci piace portare la gonna, sempre o a convenienza, ma non siamo neppure cerebralmente pronte ad ammettere che la fossa ce la scaviamo benissimo da sole.
Ci piacciono i vantaggi dell’essere donna, ma urliamo “discriminazione” se gli altri ci vedono come noi siamo.
È questa la nostra sconfitta, e le cose non cambieranno finché non ci ostineremo a sviluppare operazioni culturali dotate di senso: cominciamo dunque a boicottare le case produttrici di giocattoli, le riviste che dipingono come noi non vorremmo essere, a fare lavori diversi, a truccarci e profumarci di meno, a fare meno le puttane.

Cominciamo ad essere davvero coraggiose. Facciamolo davvero perché, fintanto che percorreremo questa strada, il totale della somma sarà sempre e soltanto una bambola di gomma. E neanche di buona qualità.

Buon Natale

domenica 7 dicembre 2008

A NATALE... NELLE VOSTRE COSCIENZE. NON SI SA MAI... POTREBBE SERVIRE

EDIZIONI PENDRAGON

Le mie editor(s) si sono divertite a cercare di stemperare il linguaggio acidulento del mio libro d'esordio. Io gliel'ho impedito.

Ad esser sincera stavano quasi rischiando un esaurimento uterino. poi, alla fine, si sono divertite anche loro.

e adesso tocca a voi!!!

Questo tomino è già in libreria...
e a voi non resta che richiederlo.
Alcune recensioni:
NEW YORK MAGAZINE: "... esilerante, pungente come mai nessun libro è stato capace di essere. Amanda Nash dipinge con puntualità e dettaglio ironico le donne di oggi. Sicuramente sarà querelata. "
LE MONDE: "Incredibile slancio misogino in queste pagine che sputano fuoco sulle nuove tendenze dell'essere donna oggi. Divertimento assicurato... per chi sa leggere tra le righe."
THE TIMES: "Donne vere alla riscossa. Finalmente qualcuna s'è accorta che il modello Spice girl non funziona più. Un tocco sociologico e una spruzzata di peperoncino"
PRENOTATE SUBITO LA VOSTRA COPIA!!!

domenica 30 novembre 2008

25 NOVEMBRE: GIORNATA PER LA LOTTA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE. IMMANE CAZZATA!!!


Notizia flash: dopo quella madornale minchiata denominata “8 marzo” – noi donne possiamo da oggi congratularci a vicenda per aver strappato un altro giorno al calendario di quegli zotici col pisello tra le gambe detti anche uomini. Ma l’obiettivo è lontano e la sproporzione è ancora troppo schiacciante: restano peraltro altri 363 giorni di differenza tra noi e loro.

Eh già, è proprio così, il 25 novembre è stato scelta per celebrare la lotta contro la violenza sulle donne. La notizia – vi dirò – mi ha lasciato perplessa anche perché stavo cercando di capire se nel medesimo dannato calendario esistesse un equivalente giorno in cui si celebra la lotta contro la violenza sugli uomini. Ho controllato, e tale data non esiste. Cazzo, proprio non esiste… e questo non va.

Siamo sempre state certe della violenza da parte degli uomini, ma chissà come mai questa stessa consapevolezza non ci investe in quanto portatrici di un’eguale o forse anche più efferata violenza… quella sugli uomini. Sarà forse perché in noi c’è sempre stata quella naturale predisposizione innata a sentirci vittime del tutto; del maschio, della cellulite, del doppio lavoro, delle responsabilità, delle fregature affettive, della depressione. Sarà… ma io credo che tale giorno non esiste per due eminenti motivi: il primo ha a che fare con il fatto che gli uomini non se ne vanno in giro a lamentarsi… come femminucce. Il secondo riguarda invece la peculiarità della violenza femminile.

La psicologia chiarisce infatti che gli uomini sono di certo più diretti nell’espressione dell’aggressività: ti mollano un sano ceffone, ti scompigliano il make-up falso-battona, ma poi tutto sommato ritornano nei ranghi. Il punto a loro sfavore è ovviamente la visibilità del loro “torto”. Quell’occhio nero non è infatti sfuggito allo sguardo strabico di una qualsiasi cretina di vattelapesca centro sociale a protezione delle donne indifese, le quali, con interviste e oculate perizie, si limitano a costatare gli effetti piuttosto che indagare le cause. Risultato dell’intera operazione? Un oscar alla carriera per la miglior interpretazione in assoluto dopo quella di Francesca Dellera ne “La Bugiarda”.

Noi ragazze, per converso, non solo siamo sempre solite parlare del mostro che è fuori di noi senza nemmeno avere il minimo sindacale di autocritica tale da consentirci sgamare “l’assassina che c’è in noi”, ma neanche la capacità critica di capire il perché di quell’occhio stile panda-in-estinzione. No, nulla di tutto questo. La ragione – come le rimanenti virtù teologali stampate nel nostro DNA di default – è sempre e soltanto una nostra opzione… e noi di certo non ci lasceremmo sfuggire l’occasione di rivendicarla in ogni situazione. È un po’ come quando i neri assumono sempre e a torto di essere sempre e comunque loro le vittime delle discriminazioni, anche quando le cose vanno diversamente. E siccome la nostra creatività non ha limiti, anche quando siamo noi dalla parte del torto, invochiamo la legittima difesa.

Il punto è , cari amici e pessime amiche, che nella realtà delle cose la nostra aggressività si caratterizza per la silenziosità delle sue armi e per l’agire indiretto. Si, è vero, non è una violenza che genera effetti visibili, ma è pur sempre una violenza… e di certo i suoi effetti hanno una “durata” ben più lunga di un ematoma. E noi questo lo sappiamo. Sappiamo ad esempio – e questo lo sperimentiamo quotidianamente con le nostre pari-stronze amiche e colleghe - che ciò che ferisce non è certo un gesto diretto, chiaro e lampante, quanto un mezzuccio, un dispetto, un’angheria, una parola sbagliata al momento giusto. Non serve altro.

E allora forse, se vista sotto questa prospettiva, la questione assume un rilevanza del tutto diversa e inaspettata: la violenza di cui siamo capaci è l’unica cosa da cui occorre davvero difendersi. Il carico di odio e di astio che sappiamo portare dentro è spesso la causa principale che alimenta e che esaspera le tensioni. Il fatto che non siamo capaci di sferrare un pugno non significa nulla, anzi significa solo che i mezzi che useremo sanno perfino più taglienti e distruttivi di un qualsiasi delle armi utilizzate in uno scontro frontale.

E dunque torniamo a questa storia del 25 novembre, e a tutte le altre cazzate di cui la nostra cara ministra Carfagna si fa paladina. Oh, a proposito, se di certo potremo difenderci dallo stalking – anche ammettendo che siamo solo noi donne a subirlo (tutto da verificare) – cosa potrà difenderci dalle male lingue, da quei micro-comportamenti che proprio danno sui nervi, dalle insinuazioni fatte col sorriso largo, dagli atteggiamenti che ledono l’orgoglio e la dignità personale, dalle mise da mignotta che sappiamo esibire… e da tutti i rimanenti orrori a portata si silenzio che sappiamo all’occorrenza generare con incurante o falsa ingenuità?

La risposta è una sola: nulla e nessuno.

E allora smettiamola di creare falsi miti: quello della vittima tutta al femminile è qualcosa a cui credono (forse) solo gli uomini.

È giunto il momento di evolversi care amiche; miagolare e lamentarsi poteva forse ingannare qualcuno, ma io penso che proprio dovremmo smetterla. Io proprio non ce la faccio più!!! E voi?

sabato 8 novembre 2008

SARAH QUEL CHE SARAH... UN FALLIMENTO GLOBALE


Il 2008 non è un anno che sarà facilmente dimenticato. Mai, infatti, avevamo assistito ad una serie perfetta di fallimenti clamorosi. E se è vero che s’impara più dalle sconfitte che dalle vittorie, allora possiamo dirci prossime ad essere le più erudite creature di tutto l’universo. Buco nero incluso… con buona pace di Naomi Campbell.

La prima della fortuna serie dal titolo “come mi suicido pubblicamente” è stata Miss-perfezione Ségolene Royal: abitino da professoressa, moglie perfetta, vocabolario aulico perfettissimo… tutto perfetto. L’unica imperfezione era quel monolite di venti metri su cui amava ergersi in pieno stile Bernardette. Gli uomini la votarono, sperando di poter fare a lei quello che la Lewinsky fece a Bill Clinton, ma le donne francesi la boicottarono; va bene farsi mettere i piedi sopra da un uomo (ci siamo abituate, no?!), ma un paio di tacchi a spillo… no quelli proprio non avrebbero potuto sopportarli. Che dire? Ségò ha capito in pieno la lezione, altrimenti non si spiegherebbe il nuovo look da samaritana scalza finto-Joan-Baez-in-pieno-Woodstock. Mia sorella – quella con l’Alzheimer – si veste alla stessa maniera e, da che ha smesso anche lei di rompere le scatole in giro, ha ritrovato se stessa. E non è la sola: un anno fa una pattuglia anti-vagabondaggio l’ha riportata a casa dopo un lungo e confuso pellegrinare alla fiera del bianco. Due settimane dopo il tragico evento fu eletta sindaco nel comune di Petralia Sottana.

La seconda in ordine cronologico è stata invece “miss-cieca-di-Sorrento-made-in-USA”, al secolo Hillary Clinton. Nella sua lunga vita ha infatti finto di non aver visto nulla, e men che meno quel bavoso di suo marito sbrodolare penosamente sul vestino azzurro della dolce Monica dalle promettenti doti oratorie… e come superava gli esami orali lei, non lo faceva nessuna. Quest’anno, a dieci anni dal pompino più proficuo della storia, la dolce Hillary ha cominciato a deambulare tra una convention e l’altra (in compagnia di un cane lupo crociato sul dorso) in cerca di un riscatto personale. Ma si sa, quando le cose vanno già male, spesso continuano ad andar peggio: accecata dall’ambizione di fargliela vedere a quel bietolone panciuto ha dimenticato che al contempo l’avrebbero vista anche tutti gli ipotetici elettori. Risultato dell’intera operazione: un conato collettivo di proporzioni simili ad uno tsunami di modeste dimensioni, un marito annoiato e una figlia più cessa di prima (certe mise non le vedevo più dall’ultimo catalogo della Postal market). Sul versante personale, invece, Hillary non ha “visto” nemmeno un voto. Quando si dice il destino…
Ma io, vi dirò, io sarei stata magnanima; io il mio voto gliel’avrei dato… io avrei votato per il Braille.

Nella corsa verso la Casa Bianca (certi retaggi culturali sono duri a morire in fatto di ambizioni domestiche) è poi spuntata lei, Miss-porco-col rossetto-Palin. Fino a qualche mese fa nessuno la conosceva… a parte un manipolo di cerebrolesi dal neurone congelato, che l’avevano fatta governatrice dei bastoncini findus dell’Alaska. Colta dalla sindrome dell’assistente sociale rumena, ha pensato bene che il suo futuro potesse essere tra le braccia e le gambe dell’incartapecorito-ultra-settantenne McCain, sperando di poter godersi il “meritato” potere dopo la sua rapida dipartita.

Abbracciata affettivamente ad un mitra caldo di spara-minchiate elettorali e ad un rouge-gloss n.16 dell’Avon che le dava tanto un’aria da esperta sado-maso per ospizi allegri dal nome accattivante situati in quel di Via-Gra, la nostra donna-donna-uoma dalla vagina letale si è presentata al pubblico statunitense per riequilibrare l’odore di formalina emanato dal toupet del jurassico McCain.

Dopo gli ovvi quanto fragili entusiasmi per la novità scaturita dalla coppia “pornoinfermiera –dentiera rincoglionita” che si sarebbe assicurato almeno il voto di tutte le badanti d’America, le cose hanno cominciato ad andar male… a tal punto che, dopo l’ennesima esternazione di vagina-power e primadonna della piéce – McCain ha pensato di trombarla in itinere, cercando di limitare i danni di un’immagine poco autorevole e vincente. La Palin sperava infatti di convincerci che fosse giunto il momento del remake di Wonder Woman, ma soprattutto che bastasse sventolare il binomio mitra-vagina per conquistare gli indecisi e insabbiare la portata della sua inesperienza politica.

Il giorno prima delle primarie, congedandosi dal palco dell’ultima convention, miss Piggy ha biascicato un flebile: “spero di risvegliarmi alla casa bianca”. Mai previsione fu più azzeccata: la casa bianca c’era… eccome, ma sfortunatamente c’erano anche una paio di croci rosse affisse all’esterno e un enorme scritta indicante “per le camerette imbottite, per di qua!”. Le persone a lei più vicine hanno confermato che tutto sommato “l’ha presa bene” (la vasellina offerta dal partito repubblicano ha sortito il suo effetto) e che ha messo un’ipoteca sulle elezioni del 2012. Non saprei, ma credo che tra quattro anni, oltre all’ipoteca dovrà fare anche un bel mutuo a tasso variabile… per la quantità di rossetto che le servirà per ripristinare la sbobba che ci ha propinato quest’anno.


Questi i fatti. Adesso passiamo ai commenti.
La storia ci ha insegnato – oggi sono molto erudita – che qualcosa non è andata nel verso giusto. Dalla Francia agli USA un’eco si spande portando con sé la buona novella: il modello culturale prodotto dalle nostre nonnine in quest’ultimo secolo si è rivelato fallimentare. Molto. Troppo.

Urge quindi una riflessione, o meglio una riorganizzazione cognitiva della mappa; insomma, dopo esserci incamminate alla ricerca del tesoro, l’unico tesoro che abbiamo trovato è stato un perentorio messaggio dal mondo maschile “tesoro, non rompere i coglioni, i fornelli sono là e la scopa è nello sgabuzzino!!!”

Fuor di metafora, non siamo riuscite a convincere nessuno… o meglio nessuna. È questo infatti il nostro più grande errore. Insomma che gli uomini, i maschi, non credessero in noi ci era ben chiaro dal brodo primordiale, ma che non ci credessero nemmeno le donne… ecco questo lo abbiamo scoperto adesso. Non è chiaro se si tratti solo di assenza di solidarietà tra donne, quel che è certo è che non siamo pronte per alcun sorpasso culturale. E questo soprattutto perché il modello del girl power non solo non incanta, ma non incarna nessuno nuovo ideale… è solo aggressività e desiderio di rivalsa, ma in sé è un’immagine vuota che si sbriciola al minimo accenno di razionalità: sostantivo femminile, ma solo sul dizionario.
Non è più tempo di alibi e di false identità.
A proposito, non chiamatemi più Amanda… il mio nome è Nash. John Nash