Terza verità: Noemi è pazza… e noi la seguiamo a ruota.
Concludo la trilogia del "cazzo ci stiamo a fare al mondo?" con l'ultima delle tre verità. eccola!!!
Dopo tante seghe mentali di tipo scientifico, abbiamo finalmente compreso che si, siamo diverse dagli uomini, ma questo non cambia la situazione: la zappa sui piedi ce la diamo anche da sole. La consapevolezza della nostra diversità, la sua valorizzazione, è la notizia del secolo e l’abbiamo accolta con grande entusiasmo, certe che questa avrebbe potuto restituirci quella “libertà di movimento” tanto ambita. A parte la variegata altezza dei tacchi, i vertiginosi spacchi, le minigonne inguinali che hanno decisamente trasformato il nostro religioso incedere in sensuale e libero desiderio di muoversi come ninfomani tra i carcerati in astinenza, la libertà che volevamo ottenere ha sempre riguardato (anche) la possibilità di sfruttare appieno le nostre caratteristiche di personalità ed esplodere professionalmente in qualcosa di autorealizzativo.
Come prima cosa – visto che ci siamo accorte che l’errore stava a monte - ci siamo spinte in facoltà universitarie tecnologiche per cercare di annullare le “prospettive di genere” relative ad alcune professioni da sempre considerate “maschili”.
Come secondo passo, dopo aver riscontrato un problema attitudinale verso materie quali la meccanica e la fisica, abbiamo ripiegato miseramente sulle solite discipline umanistiche in cui siamo state sempre brave, ma talmente tanto brave che nei secoli (dei secoli amen!) ci siamo trasformate in un esercito di cloni variamente rassomiglianti a: stizzite maestrine dalle penna rossa, infermiere da macelleria rionale, assistenti sociali a due euro al mese, malvestite commesse da centro commerciale, represse manager a forma di segretarie a vita, ed altre deliziose professioni in cui - vuoi per masochismo, ma più per indole - sguazziamo come oche giulive al varo dello stagno nei primi tepori di primavera.
Se, infatti, agli albori della nostra beneamata emancipazione queste professioni apparivano la “via di fuga” dai fornelli, a cui bisognava dire di “si” per ottenere una briciola di libertà, oggi il medesimo ragionamento fa acqua da tutte le parti. Le ultime generazioni di donne, sul versante delle scelte scolastiche e professionali, ne converrete, sono del tutto libere di decidere cosa fare della propria vita, ma soprattutto non più condizionabili da genitori o da chicchessia.
La mia amica Noemi – figlia di genitori molto all’antica – era spaventata dalle reazioni che questi avrebbero potuto avere se fossero venuti a conoscenza della sua vera professione. Ecco perché, neanche fosse una stampatrice di banconote da 2 euro e mezzo ciclostilate in cantina, andava in giro spargendo false notizie - spudoratamente false, intendiamoci - sulla sua attività lavorativa. Tutte le volte che si entrava in argomento, oltre a diventare paonazza per la vergogna, cercava comprensione e solidarietà, supplicando: “vi prego, non ditelo ai miei; loro non sanno che sono un ingegnere astrofisico, pensano che io sia un’attrice porno.” E poi singhiozzando concludeva: “Se solo lo sapessero si lancerebbero dal Salto Angel senza l’impermeabile. Non potrei sopportarlo. Proprio no! Oltretutto l’impermeabile è indispensabile per diminuire l’effetto bagnato.” Si, lo ammetto ci sono stati momenti in cui ho dubitato della sua sanità mentale, ma poi mi sono detta: “che importa, basta che ci sia la salute!”...
Importasse solo questo, saremmo gli esseri piu felici della terra, ma...
MA C'E' DELL'ALTRO (ANCORA QUALCOSINA...). RIMANETE ON LINE... E SE CI RIUSCITE SPARATE A ZERO, EVITANDO SVIOLINATE DA QUARTIERE A LUCI ROSSE... SONO IMMUNE, E SOPRATTUTTO SONO GIA' SPOSATA. ALELUIA!!!
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martedì 12 febbraio 2008
domenica 10 febbraio 2008
I PERCORSI STRABICI DELLE PARI OPPORTUNITA' - PART 3
Seconda verità: Wonder Woman non ha avuto figlie illegittime.
Abbiamo lottato a suon di slogan e ricerche scientifiche per dimostrare a questi poveracci a due zampe – più comunemente detti uomini – di essere più intelligenti di loro, e cosa ci abbiamo guadagnato? Nulla, o forse solo il risultato statistico che ci vede percentualmente più secchione dei ragazzi, come se questo ci rendesse di fatto più capaci o non semplicemente più erudite.
Nel nostro biologico auto-referenzialismo, ci siamo dette di essere migliori degli uomini, ma poi aggiungiamo quell’antipatico “se solo ci venisse data l’opportunità”. Peccato che quando il miracolo avviene, non riusciamo comunque a dimostrare alcunché, salvo che lamentarci dei pesantissimi e “comodi” retaggi culturali che non ci lasciano vie di scampo e delle prospettive professionali maschiliste che poco si confanno alla nostra indole.
Io questa tiritera l’avrò sentita un miliardo di volte e francamente comincio ad averne le tasche piene. Volete i lavori degli uomini, prendeteveli!!! Ci sono, infatti, professioni che volentieri gli uomini ci lascerebbero svolgere (il manovale, il saldatore, il becchino, lo scaricatore di porto, etc.), ma chissà perché, non appena si prospetta una tale eventualità, affiorano le nostre umanità femminili, per cui ci rintaniamo in quelle comode pantofole culturali dalle quali non vorremo più uscire. E fu così che nacquero frasi del tipo: “è un lavoro troppo pesante per una donna”, oppure “non è un lavoro da donne”, o meglio ancora “è un lavoro tipicamente maschile”. E poi dicono che le donne non sono neppure capaci di fare una frittata. Vi giuro, le ho viste con i miei occhi: le sanno fare, ma ancora di più sanno rigirarle ad arte. Escludendo perciò le consorelle con gli occhi a mandorla - che da secoli hanno abolito la manicure al mercoledì e la permanente al sabato - l’unica donna della storia occidentale che si sia tolta lo sfizio di dimostrare all’uomo di non aver nulla da meno è stata una provetta operaia tutta-gambe che sgobbava in fonderia da mattina a sera per rendersi emancipata, nel vero senso della parola. Peccato, ma davvero tanto, che la fortunata vincitrice del concorso “Come ti demolisco un uomo” all’anagrafe risulti poi essere Jennifer Beals e che il sogno di milioni di donne si sia infranto sulle note di Flashdance.
Ragionamento diametralmente opposto viene, invece, sviluppato quando le posizioni organizzative in oggetto sono, diciamo, prestigiose: amministratore delegato, o responsabile/dirigente di qualsiasi comparto organizzativo. In questi lavori, chissà come mai, ci sentiamo improvvisamente “super-competenti” e capaci perfino di ottenere risultati meravigliosi, grazie anche a doti di cui gli uomini sono (secondo noi) biologicamente sprovvisti: sensibilità, acume, spirito di sopportazione, orientamento al cliente, empatia. Ovviamente - visto che non tutte siamo come ci piacerebbe essere - per giustificare i nostri fallimenti abbiamo a portata di mano una serie di scuse già belle e pronte da servire su un piatto di ceramica bavarese durante le annuali valutazioni delle performances.
Sebbene anche in questo caso si possa attingere variamente a qualunque fonte di fantasia, la nostra scelta ricade sempre sulla stessa, solita, banale motivazione: “la colpa è del collega maschio, il quale - sentitosi sopraffatto dalla nostra travolgente genialità - ha fatto di tutto per ostacolarci, rendendoci praticamente impossibile esprimere il nostro potenziale”. Cazzo, che sforzo immane di creatività! Continuiamo a bissare il successo.
Guardandola più da vicino, questa visione del fallimento è intrinsecamente legata ad un’immagine mitologica anch’essa abusata dalla popolazione femminile: la piccola donna che lotta contro un’orda barbarica di arrivisti maschi assatanati che pur di “farla fuori” non esitano a tirarle inenarrabili tiri mancini del tipo:
1- rubarle la merendina piena di Omega 3 prima di una riunione importante;
2 - nasconderle i tampax dopo aver acceso il condizionatore;
3- attivare la sua segreteria telefonica quando lei è assente;
4- aprire la finestra del corridoio alle prime rondini di primavera;
5- farle trovare sulla scrivania una confezione da 100 di buste per corrispondenza via area, etc.
Mi chiedo spesso come una donna possa sopravvivere a simili angherie… e poi dicono che il mobbing non esiste. Mah! Sopraffatta dalla gestione straordinaria di questi eventi apocalittici, la donzella dimenticherà un importante e decisivo dettaglio che potrebbe determinare la sua anticipata dipartita aziendale: la simultanea presenza di altre donne con la bava alla bocca protese, stile squalo a digiuno, verso la stessa poltrona. Ma di questo ne parliamo più avanti
DOLCE DONZELLA DALLA DENTIERA A FORMA DI PIRANA AFFAMATO DA UN MESE... RACCONTAMI LA TUA VERSIONE DEI FATTI... IO INTANTO MEDITO SULLA TERZA VERITA'. VERITA' SOCIOLOGICA, INTENDIAMOCI... MIE DOLCI CRETINETTE DALLA BOCCA GRANDE E DAL CERVELLO VUOTO
Abbiamo lottato a suon di slogan e ricerche scientifiche per dimostrare a questi poveracci a due zampe – più comunemente detti uomini – di essere più intelligenti di loro, e cosa ci abbiamo guadagnato? Nulla, o forse solo il risultato statistico che ci vede percentualmente più secchione dei ragazzi, come se questo ci rendesse di fatto più capaci o non semplicemente più erudite.
Nel nostro biologico auto-referenzialismo, ci siamo dette di essere migliori degli uomini, ma poi aggiungiamo quell’antipatico “se solo ci venisse data l’opportunità”. Peccato che quando il miracolo avviene, non riusciamo comunque a dimostrare alcunché, salvo che lamentarci dei pesantissimi e “comodi” retaggi culturali che non ci lasciano vie di scampo e delle prospettive professionali maschiliste che poco si confanno alla nostra indole.
Io questa tiritera l’avrò sentita un miliardo di volte e francamente comincio ad averne le tasche piene. Volete i lavori degli uomini, prendeteveli!!! Ci sono, infatti, professioni che volentieri gli uomini ci lascerebbero svolgere (il manovale, il saldatore, il becchino, lo scaricatore di porto, etc.), ma chissà perché, non appena si prospetta una tale eventualità, affiorano le nostre umanità femminili, per cui ci rintaniamo in quelle comode pantofole culturali dalle quali non vorremo più uscire. E fu così che nacquero frasi del tipo: “è un lavoro troppo pesante per una donna”, oppure “non è un lavoro da donne”, o meglio ancora “è un lavoro tipicamente maschile”. E poi dicono che le donne non sono neppure capaci di fare una frittata. Vi giuro, le ho viste con i miei occhi: le sanno fare, ma ancora di più sanno rigirarle ad arte. Escludendo perciò le consorelle con gli occhi a mandorla - che da secoli hanno abolito la manicure al mercoledì e la permanente al sabato - l’unica donna della storia occidentale che si sia tolta lo sfizio di dimostrare all’uomo di non aver nulla da meno è stata una provetta operaia tutta-gambe che sgobbava in fonderia da mattina a sera per rendersi emancipata, nel vero senso della parola. Peccato, ma davvero tanto, che la fortunata vincitrice del concorso “Come ti demolisco un uomo” all’anagrafe risulti poi essere Jennifer Beals e che il sogno di milioni di donne si sia infranto sulle note di Flashdance.
Ragionamento diametralmente opposto viene, invece, sviluppato quando le posizioni organizzative in oggetto sono, diciamo, prestigiose: amministratore delegato, o responsabile/dirigente di qualsiasi comparto organizzativo. In questi lavori, chissà come mai, ci sentiamo improvvisamente “super-competenti” e capaci perfino di ottenere risultati meravigliosi, grazie anche a doti di cui gli uomini sono (secondo noi) biologicamente sprovvisti: sensibilità, acume, spirito di sopportazione, orientamento al cliente, empatia. Ovviamente - visto che non tutte siamo come ci piacerebbe essere - per giustificare i nostri fallimenti abbiamo a portata di mano una serie di scuse già belle e pronte da servire su un piatto di ceramica bavarese durante le annuali valutazioni delle performances.
Sebbene anche in questo caso si possa attingere variamente a qualunque fonte di fantasia, la nostra scelta ricade sempre sulla stessa, solita, banale motivazione: “la colpa è del collega maschio, il quale - sentitosi sopraffatto dalla nostra travolgente genialità - ha fatto di tutto per ostacolarci, rendendoci praticamente impossibile esprimere il nostro potenziale”. Cazzo, che sforzo immane di creatività! Continuiamo a bissare il successo.
Guardandola più da vicino, questa visione del fallimento è intrinsecamente legata ad un’immagine mitologica anch’essa abusata dalla popolazione femminile: la piccola donna che lotta contro un’orda barbarica di arrivisti maschi assatanati che pur di “farla fuori” non esitano a tirarle inenarrabili tiri mancini del tipo:
1- rubarle la merendina piena di Omega 3 prima di una riunione importante;
2 - nasconderle i tampax dopo aver acceso il condizionatore;
3- attivare la sua segreteria telefonica quando lei è assente;
4- aprire la finestra del corridoio alle prime rondini di primavera;
5- farle trovare sulla scrivania una confezione da 100 di buste per corrispondenza via area, etc.
Mi chiedo spesso come una donna possa sopravvivere a simili angherie… e poi dicono che il mobbing non esiste. Mah! Sopraffatta dalla gestione straordinaria di questi eventi apocalittici, la donzella dimenticherà un importante e decisivo dettaglio che potrebbe determinare la sua anticipata dipartita aziendale: la simultanea presenza di altre donne con la bava alla bocca protese, stile squalo a digiuno, verso la stessa poltrona. Ma di questo ne parliamo più avanti
DOLCE DONZELLA DALLA DENTIERA A FORMA DI PIRANA AFFAMATO DA UN MESE... RACCONTAMI LA TUA VERSIONE DEI FATTI... IO INTANTO MEDITO SULLA TERZA VERITA'. VERITA' SOCIOLOGICA, INTENDIAMOCI... MIE DOLCI CRETINETTE DALLA BOCCA GRANDE E DAL CERVELLO VUOTO
sabato 9 febbraio 2008
I PERCORSI STRABICI DELLE PARI OPPORTUNITA' - PART 2
Ed eccoci alla prima verità: Wonderbra non è sorella di Super man
Come prima cosa, abbiamo scoperto tristemente di non essere delle wonder women. Pensavamo, infatti, di essere straordinari esemplari di una nuova tipologia di esseri umani, dotate di poteri sovrannaturali, altrimenti non si spiega l’ondata di cartomanti e di para-psicologhe che ha sommerso gli angusti ambiti della scienza esatta video-trasmessa. Ci siamo convinte, inoltre, di poter fare qualunque cosa e ci siamo ritrovate a non saper più stirare una camicia o cucinare due uova sode. Rimedio subito con il primo consiglio di Suor Germana: “le uova, care amiche, basta dimenticarsele sul fuoco!”
In compenso - dirà qualche furba dell’ultima ora - sappiamo fare altre cose e di solito, rispetto agli uomini, le sappiamo fare meglio. Per esempio, la guerra. Verissimo: da che c’è miss Condoleeza Rice, le relazioni diplomatiche a livello internazionale sono peggiorate del 90 %, la popolarità del presidente Bush è in calo vertiginoso e la Mc Donald’s non è riuscita ad aprire sei ristoranti a Kabul.
E da noi le cose non vanno certamente meglio. Da che ci sono alcune donne in parlamento non ci sono stati passi avanti in nessuna direzione. L’unica cosa che è cambiata è stato solo il profumo e l’estetica delle aule parlamentari, invase oramai da un inusuale Chanel n.5, abitini da educatrici stile-Montessori, acconciature retrò, scarpette alla Miss Marple e qualche fiorellino qua e là. Tanto per farla pulita, come premio al nostro ingresso in politica, sono stati “inventati” i Ministeri senza Portafogli, di cui noi siamo diventate le utili detentrici, come dire che ci hanno promesso di farci fare le star della pièce teatrale, per poi relegarci al ruolo di inutili comparse vestite dello stesso colore della tappezzeria. A mo’ di sfondo.
COMINCIATE A RIFLETTERE CON ME SU QUESTA PRIMA VERITA'... MA RESTATE IN LINEA ... LA PROSSIMA STA ARRIVANDO.
Come prima cosa, abbiamo scoperto tristemente di non essere delle wonder women. Pensavamo, infatti, di essere straordinari esemplari di una nuova tipologia di esseri umani, dotate di poteri sovrannaturali, altrimenti non si spiega l’ondata di cartomanti e di para-psicologhe che ha sommerso gli angusti ambiti della scienza esatta video-trasmessa. Ci siamo convinte, inoltre, di poter fare qualunque cosa e ci siamo ritrovate a non saper più stirare una camicia o cucinare due uova sode. Rimedio subito con il primo consiglio di Suor Germana: “le uova, care amiche, basta dimenticarsele sul fuoco!”
In compenso - dirà qualche furba dell’ultima ora - sappiamo fare altre cose e di solito, rispetto agli uomini, le sappiamo fare meglio. Per esempio, la guerra. Verissimo: da che c’è miss Condoleeza Rice, le relazioni diplomatiche a livello internazionale sono peggiorate del 90 %, la popolarità del presidente Bush è in calo vertiginoso e la Mc Donald’s non è riuscita ad aprire sei ristoranti a Kabul.
E da noi le cose non vanno certamente meglio. Da che ci sono alcune donne in parlamento non ci sono stati passi avanti in nessuna direzione. L’unica cosa che è cambiata è stato solo il profumo e l’estetica delle aule parlamentari, invase oramai da un inusuale Chanel n.5, abitini da educatrici stile-Montessori, acconciature retrò, scarpette alla Miss Marple e qualche fiorellino qua e là. Tanto per farla pulita, come premio al nostro ingresso in politica, sono stati “inventati” i Ministeri senza Portafogli, di cui noi siamo diventate le utili detentrici, come dire che ci hanno promesso di farci fare le star della pièce teatrale, per poi relegarci al ruolo di inutili comparse vestite dello stesso colore della tappezzeria. A mo’ di sfondo.
COMINCIATE A RIFLETTERE CON ME SU QUESTA PRIMA VERITA'... MA RESTATE IN LINEA ... LA PROSSIMA STA ARRIVANDO.
giovedì 7 febbraio 2008
I PERCORSI STRABICI DELLE PARI OPPORTUNITA'
Qualcuna/o mi accusa di provincialismo... neanche avessi fatto la predica a Suor Germana.
Ma sorvoliamo su questa inezia e cominciamo ad analizzare la strada del nostro ambito riscatto sociale. Ne converrete è stata sempre in salita: abbiamo lottato come tigri per ottenere alcuni diritti basilari, tali da poter almeno sussurrare di aver pareggiato i conti con l’uomo, di essere al suo livello. Alcune di noi addirittura continuano a ripetere a se stesse di essere anche meglio degli uomini, quasi fossimo una razza a parte: un OGM o un condensato esplosivo di perfezione creato in laboratorio. Altre sostengono con forza – non senza presunzione - che se non ci fossero le donne bisognerebbe inventarle. La donna quindi si auto-percepisce come un principio regolatore che stempera le divergenze e i conflitti e fomenta la pace.
Altre ancora, più illuminate delle prime - direi quasi abbronzate - dichiarano che non ha senso mettere a confronto uomini e donne proprio per la loro diversità psicologica, fisica e intellettiva.
Per far comprendere tutte queste grandi cazzate agli uomini - e alle generazioni che ci stanno sorpassando - ci siamo proprio date da fare ottenendo, nostro malgrado, l’effetto opposto. Abbiamo infatti iniziato a conquistare piano piano e male alcuni spazi di vita: da quella professionale a quella politica e sociale. In questo percorso, già di per sé complesso, possiamo senz’altro affermare di esserci mosse “a macchia di leopardo”, ovvero in maniera poco lineare e contraddittoria… e non a mo’ di strafighe maculate da testa a piedi. Quest’ultime, com’è noto a tutte, hanno preso la palla al balzo (anzi due) decidendo di sviluppare un business esentasse nei viali poco illuminati delle nostre città.
Procediamo con calma, e partiamo dalla vita professionale.
Senza star li a raccontarvi la storiella delle prime femministe - altrimenti sai che palle! - oggi siamo giunte ad un livello di apparente uguaglianza, in cui gli uomini continuano a fare quello che facevano cent’anni fa, mentre le donne hanno imparato ad "esternalizzare" quello che facevano in casa da oltre due millenni a venire. Detto in poche parole, ci siamo messe il tailleur per “fare i mestieri” in un luogo che non è più casa nostra, decidendo poi paradossalmente di negare questa evidenza.
Una delle grandi convinzioni di noi donne è sempre stata quella di essere nate per fare altro nella vita che servire gli uomini e curare il focolare domestico, anche se già da qualche anno qualcuna di noi pagherebbe per poter ripristinare l’antica posizione di presidio del regno domestico e mandare l’esosa colf - letteralmente e simbolicamente - “a quel paese”. A questa convinzione, del tutto legittima se ne aggiunta una più “filosofica” che ha previsto, come primo passo verso la liberazione, quella che fosse necessario uscire di casa per conquistare gli spazi di vita prerogativa esclusiva degli uomini. Essere libere per noi ha sempre significato fare quel che ci sentivamo di fare, senza più essere obbligate, per esempio, a svolgere le classiche mansioni tradizionalmente implicite nella “divisione del lavoro” e dei ruoli, secondo una prospettiva di “genere” (maschilista).
Dopo anni di sperimentazioni e di lotte per comunicare agli uomini il nostro isterismo e il nostro bisogno di scegliere autonomamente -“il corpo è mio e lo gestisco io”, urlavamo per ottenere la legge sull’aborto - finalmente oggi possiamo dire di essere libere e belle; libere dalla forfora e belle e magari anche snelle e puttanelle. Sto divagando ancora!
Questa libertà ottenuta a suon di morsi nei coglioni ai nostri effeminati compagni/mariti - diventati nel frattempo, psicologicamente eunuchi - ci ha restituito però qualcosa che non ci aspettavamo: una serie di scomodissime verità.
VOLETE SAPERE QUALI? BEH, NON VI RESTA CHE ATTENDERE IL PROSSIMO POST. NOTTE NOTTE!!!
Ma sorvoliamo su questa inezia e cominciamo ad analizzare la strada del nostro ambito riscatto sociale. Ne converrete è stata sempre in salita: abbiamo lottato come tigri per ottenere alcuni diritti basilari, tali da poter almeno sussurrare di aver pareggiato i conti con l’uomo, di essere al suo livello. Alcune di noi addirittura continuano a ripetere a se stesse di essere anche meglio degli uomini, quasi fossimo una razza a parte: un OGM o un condensato esplosivo di perfezione creato in laboratorio. Altre sostengono con forza – non senza presunzione - che se non ci fossero le donne bisognerebbe inventarle. La donna quindi si auto-percepisce come un principio regolatore che stempera le divergenze e i conflitti e fomenta la pace.
Altre ancora, più illuminate delle prime - direi quasi abbronzate - dichiarano che non ha senso mettere a confronto uomini e donne proprio per la loro diversità psicologica, fisica e intellettiva.
Per far comprendere tutte queste grandi cazzate agli uomini - e alle generazioni che ci stanno sorpassando - ci siamo proprio date da fare ottenendo, nostro malgrado, l’effetto opposto. Abbiamo infatti iniziato a conquistare piano piano e male alcuni spazi di vita: da quella professionale a quella politica e sociale. In questo percorso, già di per sé complesso, possiamo senz’altro affermare di esserci mosse “a macchia di leopardo”, ovvero in maniera poco lineare e contraddittoria… e non a mo’ di strafighe maculate da testa a piedi. Quest’ultime, com’è noto a tutte, hanno preso la palla al balzo (anzi due) decidendo di sviluppare un business esentasse nei viali poco illuminati delle nostre città.
Procediamo con calma, e partiamo dalla vita professionale.
Senza star li a raccontarvi la storiella delle prime femministe - altrimenti sai che palle! - oggi siamo giunte ad un livello di apparente uguaglianza, in cui gli uomini continuano a fare quello che facevano cent’anni fa, mentre le donne hanno imparato ad "esternalizzare" quello che facevano in casa da oltre due millenni a venire. Detto in poche parole, ci siamo messe il tailleur per “fare i mestieri” in un luogo che non è più casa nostra, decidendo poi paradossalmente di negare questa evidenza.
Una delle grandi convinzioni di noi donne è sempre stata quella di essere nate per fare altro nella vita che servire gli uomini e curare il focolare domestico, anche se già da qualche anno qualcuna di noi pagherebbe per poter ripristinare l’antica posizione di presidio del regno domestico e mandare l’esosa colf - letteralmente e simbolicamente - “a quel paese”. A questa convinzione, del tutto legittima se ne aggiunta una più “filosofica” che ha previsto, come primo passo verso la liberazione, quella che fosse necessario uscire di casa per conquistare gli spazi di vita prerogativa esclusiva degli uomini. Essere libere per noi ha sempre significato fare quel che ci sentivamo di fare, senza più essere obbligate, per esempio, a svolgere le classiche mansioni tradizionalmente implicite nella “divisione del lavoro” e dei ruoli, secondo una prospettiva di “genere” (maschilista).
Dopo anni di sperimentazioni e di lotte per comunicare agli uomini il nostro isterismo e il nostro bisogno di scegliere autonomamente -“il corpo è mio e lo gestisco io”, urlavamo per ottenere la legge sull’aborto - finalmente oggi possiamo dire di essere libere e belle; libere dalla forfora e belle e magari anche snelle e puttanelle. Sto divagando ancora!
Questa libertà ottenuta a suon di morsi nei coglioni ai nostri effeminati compagni/mariti - diventati nel frattempo, psicologicamente eunuchi - ci ha restituito però qualcosa che non ci aspettavamo: una serie di scomodissime verità.
VOLETE SAPERE QUALI? BEH, NON VI RESTA CHE ATTENDERE IL PROSSIMO POST. NOTTE NOTTE!!!
mercoledì 6 febbraio 2008
LE "VITTORIE" DELLE PARI OPPORTUNITA'
... LA BICICLETTA CON IL NASTRO ROSA...
Sono circa vent’anni che stiamo letteralmente rompendo i coglioni ai paesi dell’Islam per l’iniquo trattamento che riservano alle donne. Abbiamo inviato emissari, consoli, ambasciatrici, delegazioni di pari-opportunità, letterine di protesta, messaggi nelle bottiglie, piccioni viaggiatori incazzati, candele natalizie, uova di Pasqua con monito incorporato, bambole gonfiabili senza tshador, etc. Insomma, non ci siamo fatte mancare nulla per cercare di sensibilizzare i governi di questi paesi nel tentativo di restituire pari dignità alle donne orientali, ma soprattutto per cancellare da quei territori l’immagine della donna come essere inferiore relegato ad un ruolo di secondo piano. E poi si sa, nelle nostre menti illuminate c’è l’idea che questi paesi siano retrogradi. Noi davvero ci crediamo, anche perché ci crogioliamo nell’idea di essere nella giusta prospettiva di osservazione. Io fossi in voi, comincerei con una bella visita dall’oculista, due fondi di bottiglia, un bastone da passeggio bianco. A parer mio, infatti, non abbiamo capito una minchia (al femminile, così rispettiamo le pari-opportunità).
Analizziamo brevemente la questione.
Nel medio-oriente di religione mussulmana alle donne non è concesso di usufruire degli stessi servizi degli uomini: ci sono autobus per le donne, bagni pubblici per le donne, negozi per le donne, luoghi di culto e di istruzione per le donne e perfino centri commerciali per le donne. Insomma c’è una netta spartizione dello spazio per gli uomini e per le donne. Apriti cielo, non l’avessero mai detto! Un’orda di femministe inferocite all’urlo di “SCANDALOOOOO!!!” commentano il dato… e giù con le proteste, i sit-in, etc. Ammettiamolo, tutto appare così vergognosamente iniquo e discriminante. “Com’è possibile che al giorno d’oggi si possa restare impassibili davanti ad una così palese ingiustizia?” – continuano a tuonare dall’occidente moralista tutte le donne contemporaneamente. Sai che caciara!!!
Da questa parte del globo - in occidente intendo – le donne invece lottano da oltre cent’anni contro lo stra-potere maschilista. Ma qualcuno si è mai chiesto per cosa esattamente? Ottima domanda: “per cosa?” Ve lo dico io: per essere certe di ottenere - dopo un secolo di battaglie, fegati spappolati e cortei infiniti – una spiaggia rosa, riservata esclusivamente alle donne dove prenderci cura di noi stesse. Un’intervistata presente all’inaugurazione, traboccante di elogi, ha ammesso: “Oh, finalmente un posto tutto per noi! Un posto dove gli uomini non possano entrare e dove possiamo stare un po’ tranquille… senza che gli uomini ci disturbino.” Questa come minimo, oltre ad essere un’estremista lesbica o un cesso spaventoso, ha sbagliato a leggere il cartello. Per un eccitante momento avrà realizzato di essere finalmente nella spiaggia “per sole donne” e non “per donne sole”. Che abbaglio!
E così anche noi abbiamo conquistato il maltolto: una spiaggia per sole donne, parcheggi per sole donne, professioni per sole donne, un numero di seggi in parlamento per sole donne, sport per sole donne, etc. Favoloso, come non averci pensato prima!!! Questa è quella che in geometria chiamano “la quadratura del cerchio”: lottiamo da cent’anni per riuscire finalmente a conquistare quello che le donne mussulmane possiedono già. Da almeno tremila anni. Strafico! Cool! Mitico! Senza contare che ci va bene che nessuna di noi comprenda fluentemente la lingua araba, perché forse quell’ipotetico ringraziamento che ci attendiamo dalla rappresentanza femminile mussulmana potrebbe essere concettualmente tradotto in un sorridente “ma fatevi i cazzi vostri!!! Oppure in un più colloquiale “Vaffanculo!!!” Meditate sorelline, meditate!!!
Sono circa vent’anni che stiamo letteralmente rompendo i coglioni ai paesi dell’Islam per l’iniquo trattamento che riservano alle donne. Abbiamo inviato emissari, consoli, ambasciatrici, delegazioni di pari-opportunità, letterine di protesta, messaggi nelle bottiglie, piccioni viaggiatori incazzati, candele natalizie, uova di Pasqua con monito incorporato, bambole gonfiabili senza tshador, etc. Insomma, non ci siamo fatte mancare nulla per cercare di sensibilizzare i governi di questi paesi nel tentativo di restituire pari dignità alle donne orientali, ma soprattutto per cancellare da quei territori l’immagine della donna come essere inferiore relegato ad un ruolo di secondo piano. E poi si sa, nelle nostre menti illuminate c’è l’idea che questi paesi siano retrogradi. Noi davvero ci crediamo, anche perché ci crogioliamo nell’idea di essere nella giusta prospettiva di osservazione. Io fossi in voi, comincerei con una bella visita dall’oculista, due fondi di bottiglia, un bastone da passeggio bianco. A parer mio, infatti, non abbiamo capito una minchia (al femminile, così rispettiamo le pari-opportunità).
Analizziamo brevemente la questione.
Nel medio-oriente di religione mussulmana alle donne non è concesso di usufruire degli stessi servizi degli uomini: ci sono autobus per le donne, bagni pubblici per le donne, negozi per le donne, luoghi di culto e di istruzione per le donne e perfino centri commerciali per le donne. Insomma c’è una netta spartizione dello spazio per gli uomini e per le donne. Apriti cielo, non l’avessero mai detto! Un’orda di femministe inferocite all’urlo di “SCANDALOOOOO!!!” commentano il dato… e giù con le proteste, i sit-in, etc. Ammettiamolo, tutto appare così vergognosamente iniquo e discriminante. “Com’è possibile che al giorno d’oggi si possa restare impassibili davanti ad una così palese ingiustizia?” – continuano a tuonare dall’occidente moralista tutte le donne contemporaneamente. Sai che caciara!!!
Da questa parte del globo - in occidente intendo – le donne invece lottano da oltre cent’anni contro lo stra-potere maschilista. Ma qualcuno si è mai chiesto per cosa esattamente? Ottima domanda: “per cosa?” Ve lo dico io: per essere certe di ottenere - dopo un secolo di battaglie, fegati spappolati e cortei infiniti – una spiaggia rosa, riservata esclusivamente alle donne dove prenderci cura di noi stesse. Un’intervistata presente all’inaugurazione, traboccante di elogi, ha ammesso: “Oh, finalmente un posto tutto per noi! Un posto dove gli uomini non possano entrare e dove possiamo stare un po’ tranquille… senza che gli uomini ci disturbino.” Questa come minimo, oltre ad essere un’estremista lesbica o un cesso spaventoso, ha sbagliato a leggere il cartello. Per un eccitante momento avrà realizzato di essere finalmente nella spiaggia “per sole donne” e non “per donne sole”. Che abbaglio!
E così anche noi abbiamo conquistato il maltolto: una spiaggia per sole donne, parcheggi per sole donne, professioni per sole donne, un numero di seggi in parlamento per sole donne, sport per sole donne, etc. Favoloso, come non averci pensato prima!!! Questa è quella che in geometria chiamano “la quadratura del cerchio”: lottiamo da cent’anni per riuscire finalmente a conquistare quello che le donne mussulmane possiedono già. Da almeno tremila anni. Strafico! Cool! Mitico! Senza contare che ci va bene che nessuna di noi comprenda fluentemente la lingua araba, perché forse quell’ipotetico ringraziamento che ci attendiamo dalla rappresentanza femminile mussulmana potrebbe essere concettualmente tradotto in un sorridente “ma fatevi i cazzi vostri!!! Oppure in un più colloquiale “Vaffanculo!!!” Meditate sorelline, meditate!!!
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