La nostra Hillary ha messo ancora un'altra ipoteca sulla sua candidatura alla Casa Bianca... che volete che vi dica: la solita casalinga frustrata! Lei questa Casa proprio la vuole, ma io credo ancora che non ce la farà.
Nella scorsa puntata (part 1) stavamo facendo un po' di cronostoria sociologica sul perché la solidarietà femminile è un concetto nato già morto.
Ecco il resto.
Intorno al 1950 - e prima dell’avvento dei primi movimenti femministi – l’azienda americana del cinema aveva già modellato il suo pensiero filosofico e deciso le nostre sorti, e chiunque abbia anche minimamente visto 2/3 film nella propria vita non può non essersene accorta. Generosamente offerta dalla Twenty Century Fox (o chi per essa), la nuova icona della femminilità del ‘900 se ne andava in giro squittendo a bordo di una fiammante “carrozzeria” di tutto rispetto: tette strizzate, culo a ukulele e cofana bionda platino incluso nel prezzo.
Tra gli optional c’era l’intelligenza, lo charme e l’apparato fonatorio, ma con i tempi che correvano ci si doveva accontentare del modello base, inoltre provenendo dal cinema muto non è che vi fossero grandi modelli di recitazione da Oscar, per cui ogni cagna in vena di prodigiosi baratti sessuali poteva ambire a diventare una stella del cinema. Prendiamone uno a caso.
Il suo nome d’arte era Marilyn Monroe e come ogni prototipo di femmina da intrattenimento - sebbene fosse sospinta da una smodata ambizione personale - non è che fosse particolarmente dotato: altezza media (anzi quasi nana), equipaggiamento strutturale minimo, cervello sotto la soglia della sufficienza o quanto basta per comprendere “cosa” bisognasse fare per “entrare” nel mondo del cinema.
Insomma, un condensato di mediocrità bellamente pronta per le grandi masse, da sempre in cerca di un facile modello in cui identificarsi. Per gli uomini, lei era la Magnifica preda (1954), la Signora Doyle (1952), ma soprattutto la Giostra umana (1952): un giro 50 cent, tre giri un dollaro… sabato e festivi ingresso libero e gamberetti in omaggio. Per le donne, invece, era un colore di capelli, una tinta di rossetto con garanzia di rimorchio e soprattutto uno stura-cessi pronto all’uso (Niagara. 1953) al profumo di pino silvestre.
Oggi, ad oltre 45 anni dalla sua prematura scomparsa – ogni tanto anche il cinema ha le sue botte di culo - le donne cominciano a sentirsi meno schiave di questo modello e decisamente meno nevrotiche all’ora del coiffeur, tentando di tanto in tanto di approdare a sfumature smaccatamente più naturali. Meno plastificate, insomma. Ma la cosa più importante è che – dopo anni di assoluta certezza – si discute sul fatto che nonostante ella avesse fatto “dell’esser oca” il suo marchio di fabbrica, in realtà fosse una donna intelligente, fragile e sensibile. Oddio, non che mi freghi gran che del suo test di sanità mentale e poi ognuna di noi fa le proprie scelte, e certamente ella non avrebbe minimamente immaginato che sarebbe diventata un’icona di moderna femminilità. La questione è invece un’altra.
Il mondo dell’editoria continua a chiederselo, i produttori della prodigiosa tintura biondo platino ingrassano nel dubbio e tutti gli altri partecipano al forum permanente dal titolo suggestivo: “Perché molte donne - e un numero sempre crescente di gay - ambiscono ancor oggi ad emularla?”.
TO BE CONTINUED
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lunedì 21 gennaio 2008
giovedì 10 gennaio 2008
HILLARY CLINTON, CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA?
In groppa ad un asinello “a stelle e strisce” la candidata democratica Hillary Clinton è partita alla volta della Casa Bianca: delizioso appartamentino uso foresteria dove ogni First Lady si sbizzarrisce a scegliere la carta da parati, la tappezzeria, gli ornamenti floreali… e il colore della mise delle stagiste pronte ad una fellatio gratuita e disinteressata con il titolare dello Studio Ovale. Qualche anno fa Hillary aveva scelto l’azzurro, ma poi – a suo discapito – si accorse che forse sarebbe stato più idoneo un color panna-acidula. Pessima performance!!!
A qualche anno di distanza, la nostra amica - certa di poter esibire una performance superiore – ha deciso di raccogliere l’eredità del marito (tranne una) e di sottrargli l’ambita poltrona. Fantastico!!! In questi giorni, infatti, ha cominciato a sbraitare in mezzo ad un gruppetto di vecchietti in odor di pensione la sua ambizione a diventare la prima presidentessa degli USA.
Prima tappa: le elezioni Iowa. Obama vince il primo confronto, mentre Hillary comincia a spargere di calde lacrime su profumatissimi fazzolettini di organza bianca con le proprie iniziali. Lei si congratula con Obama… e subito dopo, con la stessa forza distruttiva di uno tsunami arrivano le critiche, le considerazioni a caldo e i discorsi sociologici sempre più assomiglianti ad oscuri presagi di morte: ce la farà? Sopravvivrà? L’accopperanno? Si suiciderà?... ma soprattutto, perché non vincerà?
La prima grande opinionista made in USA - nonché sociologa, femminista e fondatrice di un Women’s Media Center – Gloria Steinem si esibisce in un articolo altamente puntuale dal titolo porta-sfiga “Perché le donne non vincono mai”.(v. la Repubblica del 9 gennaio 2008) Vi dirò, dopo un’attenta lettura le sue analisi si presentano più o meno come la solita aria fritta che da qualche tempo viene emanata da qualsiasi femminista-superior-integralista-vittima-al-cubo: la colpa come al solito è della lotta tra sessi (e dei “generi”), della prepotenza del modello maschilista, nonché delle discutibili note di curriculum della Clinton. Insomma, una così come fa a vincere? E voi la votereste?
Io si. Io la voterei, soprattutto perché donna. O forse solo per questo. Ma devo essere sincera, questo particolare credo che sfuggirà grandemente a quell’orda di femmine americane numericamente maggiore di quella dei maschietti. E non bisogna nemmeno stupirsi, e sapete perché? Perché noi donne, siamo donne. Si ok, il concetto appena esposto suona come “vuoto”… e un po’ come dire “una rosa è una rosa”. Allo stesso modo, una donna è una donna. Ok, non l’avete capita, vero? Ecco, lo vede che siete inferiori!!?
Diciamola, allora, in un altro modo: credo che la nostra sapientona Steneim abbia dimenticato di andare un po’ più a fondo nella sua analisi… e, in quanto femminista, non potevamo che aspettarcelo. Noi donne, si sa, siamo sempre state delle “scarica-barili” di prima classe, per cui se c’è una colpa dobbiamo attribuirla a qualcun altro… e se c’è una verità scomoda dobbiamo tenerla seppellita il più possibile.
Quali verità? beh se volete scoprire insieme a me il vaso di Pandora, occhio al prossimo post!!!
To be continued
A qualche anno di distanza, la nostra amica - certa di poter esibire una performance superiore – ha deciso di raccogliere l’eredità del marito (tranne una) e di sottrargli l’ambita poltrona. Fantastico!!! In questi giorni, infatti, ha cominciato a sbraitare in mezzo ad un gruppetto di vecchietti in odor di pensione la sua ambizione a diventare la prima presidentessa degli USA.
Prima tappa: le elezioni Iowa. Obama vince il primo confronto, mentre Hillary comincia a spargere di calde lacrime su profumatissimi fazzolettini di organza bianca con le proprie iniziali. Lei si congratula con Obama… e subito dopo, con la stessa forza distruttiva di uno tsunami arrivano le critiche, le considerazioni a caldo e i discorsi sociologici sempre più assomiglianti ad oscuri presagi di morte: ce la farà? Sopravvivrà? L’accopperanno? Si suiciderà?... ma soprattutto, perché non vincerà?
La prima grande opinionista made in USA - nonché sociologa, femminista e fondatrice di un Women’s Media Center – Gloria Steinem si esibisce in un articolo altamente puntuale dal titolo porta-sfiga “Perché le donne non vincono mai”.(v. la Repubblica del 9 gennaio 2008) Vi dirò, dopo un’attenta lettura le sue analisi si presentano più o meno come la solita aria fritta che da qualche tempo viene emanata da qualsiasi femminista-superior-integralista-vittima-al-cubo: la colpa come al solito è della lotta tra sessi (e dei “generi”), della prepotenza del modello maschilista, nonché delle discutibili note di curriculum della Clinton. Insomma, una così come fa a vincere? E voi la votereste?
Io si. Io la voterei, soprattutto perché donna. O forse solo per questo. Ma devo essere sincera, questo particolare credo che sfuggirà grandemente a quell’orda di femmine americane numericamente maggiore di quella dei maschietti. E non bisogna nemmeno stupirsi, e sapete perché? Perché noi donne, siamo donne. Si ok, il concetto appena esposto suona come “vuoto”… e un po’ come dire “una rosa è una rosa”. Allo stesso modo, una donna è una donna. Ok, non l’avete capita, vero? Ecco, lo vede che siete inferiori!!?
Diciamola, allora, in un altro modo: credo che la nostra sapientona Steneim abbia dimenticato di andare un po’ più a fondo nella sua analisi… e, in quanto femminista, non potevamo che aspettarcelo. Noi donne, si sa, siamo sempre state delle “scarica-barili” di prima classe, per cui se c’è una colpa dobbiamo attribuirla a qualcun altro… e se c’è una verità scomoda dobbiamo tenerla seppellita il più possibile.
Quali verità? beh se volete scoprire insieme a me il vaso di Pandora, occhio al prossimo post!!!
To be continued
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