lunedì 11 agosto 2008

STEREOTIPI DA ESPORTAZIONE? CHEERS!!!



Stamane mi sono svegliata con una specie di malore diffuso. Sulle prime avevo pensato ad un attacco di diarrea da eccesso da olimpiadi… - io poi, che con il cibo cinese non ci sono mai andata d’accordo – ma poi riflettendo accuratamente ho realizzato che qualcosa di impercettibile non era passato attraverso il setaccio della coscienza ed era rimasto impigliato come un fastidiosissimo chiodo sui pregiatissimi collant di seta dall’inenarrabile costo.

Ebbene, quel qualcosa era davvero un’inezia, una cosa alla quale non si ha modo di pensare immediatamente tanto era perfettamente integrata nel quadro d’insieme.


Ieri, ad un orario imprecisato, stavo pigramente guardando le competizioni di beach volley : due ragazzi contro due, tutti e quattro a piedi nudi, un pallone e un finto set da spiaggia, giusto per simulare il contesto iconografico in cui si è originata questa nuova disciplina olimpica. C’erano solo due piccole stonature: la totale assenza del sole – e al suo posto un nebbione stile Milano in febbraio – e un set completo di sgallettate in costumino giallo con vistosi e coloratissimi pon-pon agitarsi come ossesse ai bordi del campo.


Ecco, sulle prime, questi due piccoli dettagli erano passati inosservati, e sarebbero rimasti tali se anziché essere in Cina ci fossimo trovati negli States. Una persona qualunque – una persona davvero comune e molto cheap – forse si lascerebbe scappare un timido : “beh e che c’è di male? Sono simpatiche, o forse anche bone, e rendono colorate e più divertente i match della partita”. E non avrebbe torto, penso io, perché comunque la presenza di un MacDonald negli USA è cosa assolutamente “normale”, ma soprattutto “culturalmente ” in linea con parte dell’immondizia culturale che si produce da quelle parti. Anzi, penso proprio che ci stupirebbe il contrario.


La questione comincia ad assumere una certa rilevanza se si pensa che per “costruire” questo dettaglio iconografico, gli organizzatori delle Olimpiadi cinesi abbiano assoldato un pool di “maestre” americane per insegnare a 600 sfaccendate con gli occhi a mandorla a sgambettare davanti ad un pubblico inerme al fine di “eccitare” i loro animi distratti da ben più pesanti preoccupazioni.


Un tempo si diceva che la religione fosse l’oppio dei popoli, oggi lo stesso effetto lo si vuole sortire con altri mezzi. In Cina infatti, con gonnellini, culo e tette al vento, ci lasciano intendere che si possono ottenere risultati altrettanto miracolosi: dare la parvenza di un sorriso a persone che avrebbero invece bisogno di un po’ di aria pulita.


Ma non siamo ancora aggiunti al cuore della questione; questo è solo l’inizio perché ciò che resta più preoccupante è che in realtà si tratta di acquisizione di un modello culturale.


In Cina ormai si vede di tutto, come nel resto del mondo si vede ogni cosa prodotta dai cinesi. Insomma, una sorta di omeostasi culturale fondata sulla reciproca compenetrazione e sull’abbattimento delle barriere che un tempo avrebbero protetto tutti dagli altri. Di questo non mi stupisco, non ancora.

La cosa che veramente mi ha lasciato basita è stata verificare la facilità con cui un modello di cultura possa, a torto o ragione, prevalere sull’altro, ma soprattutto la velocità con cui un certo modello di donna possa essere addirittura esportato e fatto passare una conquista di modernità. Quando invece è esattamente l’opposto.

Il punto è sempre lo stesso: perché le donne oggi continuano a lagnarsi dell’ingiustizia di “genere” che grava sulla propria testa, e contemporaneamente rimpinguano nei loro “nemici” l’idea che la donna serva solo a fare la bella statuina? Lo so, potreste obiettare che non ci sono solo “questi” tipi di donne, ma anche tipi umani di donne-donne, ovvero di donne che non hanno paura di non apparire e che amano distinguersi per “altre” qualità.


Eppure non si sa come né perché, il modello di donna sbagliata emerge con più facilità… e non certo a causa degli uomini. La donna, antropologicamente parlando, sta cercando da tempo con estrema difficoltà di “raddrizzare” una visione miope sulle proprie potenzialità, sta cioè cercando di raggiungere una visibilità non subordinata a quella dell’uomo. Questo è quello che credo io, e non credo di essere l’unica, altrimenti non si spigherebbero quest’ondata di politiche di pari-opportunità nel mondo.
… E come nella classica barca a remi, se c’è una o due donne che vogano nella direzione auspicata, come minimo ce ne sono almeno altre venti che remano in direzione opposta, per cui i minimi margini di progresso vengono vanificati dai più evidenti passi indietro.

Insomma, sono le donne stesse a contrastare l’emergere di un certo modello di emancipazione. Si perché mentre una piccola minoranza vede nella libertà da certi stereotipi il germe dell’emancipazione vera, la stragrande maggioranza ravvisa quest’ultima nella conquista del potere. Il potere della figa.

Le donne sanno come far capitolare un uomo; facendogliela annusare, e questo – secondo loro – dovrebbe essere sufficiente per garantire loro una dominanza di genere. È vero l’uomo capitola – infoiato com’è, capirai! – ma è e rimane strategicamente scaltro, perché finge di concedere alla donna lo scettro del comando quando invece, in realtà, l’unica cosa che si ritrova in mano è uno scettro di miss-vattelapesca, o peggio un paio di ingombranti pon pon.

La logica sottostante è questa dunque: agire sul principio di piacere dell’uomo per ottenere qualcosa. Infatti, quale donna sana di mente si presterebbe, sulla base di un principio globale di uguaglianza, ad “addomesticare” altre donne all’arte di compiacere l’uomo se non quella che crede fermamente nella sopracitata logica?


Ma forse le cose vanno e devono andare così… insomma, oggi abbiamo perfettamente compreso di essere in grado di andare dove vogliamo. Tutto dipende da noi, dalla forza dei nostri desideri, e dalla forza del potere che speriamo di ottenere. Il presunto giocoforza dell’uomo è oramai un alibi che non sta più in piedi; a noi piace essere così: cretine, troie ed eternamente giovani.

Ma chissà cosa accadrà quando l’avvenenza lascerà il posto al grottesco, quando la bellezza lascerà il posto al botox, e quando la logica del “mostrare” lascerà il posto a quella del “nascondere per la vergogna”. Perché si sa, la vecchiaia non risparmia nessuna.
Ma forse è il caso di dirla con Oscar Wilde: «La bellezza, la vera bellezza, finisce dove inizia l'espressione intellettuale.» Tutto il resto sono minchiate.

Cheers!!!


Vostra Amanada

mercoledì 6 agosto 2008

AND THE WINNER IS...


Incipit: news dal mondo.

L'inno della Giornata dell'Orgasmo Femminile, il più piacevole dei dirittiUna gioia per tutte. Un'abitudine per poche. Un'aspirazione per molte. Eppure ogni donna ha il diritto di smetterla di fingere piacere.
Serviva davvero una Giornata dell'Orgasmo femminile di mezz’estate (il 31 luglio) per ribadire questo concetto? Ci sono ben altre emergenze al mondo, è vero, ma fare il punto della situazione appagamento sessuale è sempre utile. Soprattutto se la celebrazione prende il via dalla Gran Bretagna, Paese tradizionalmente un po' "freddino", da tutti i punti di vista.

Qualche dato, tanto per intendersi: il 46 per cento delle donne dichiara di non avere mai o di aver raramente provato un orgasmo vaginale. Il 36 per cento non prova mai o quasi mai un orgasmo clitorideo durante il rapporto sessuale, mentre l'85 per cento lo raggiunge con l'autoerotismo. Secondo la stessa indagine - condotta ad hoc su più di 2mila inglesi - l'80% delle donne, durante i rapporti con il partner, è dunque “costretta” a simulare. Peggiorando la situazione: già, perché fingere serve solo a insabbiare il problema, a sviluppare frustrazione e a buttarsi giù, sostengono le promotrici dell’evento. E invitano, per un giorno almeno, a non recitare a letto. A promuovere l’inziativa, una catena di sex toys, ormai definitivamente sdoganati in quella che si potrebbe definire la “rivoluzione sessuale del Ventunesimo secolo": la vagina è mia, e ci gioco come (e con cosa) voglio io.

Il manifesto della Giornata? Semplice: è giunto il momento che le donne rivendichino il loro diritto a una vita sessuale piena e soddisfacente al grido di "Godi, non fingere"”.

COMMENTO

Come al solito, le intenzioni sono buone, ma poi... ma poi noi donne ricadiamo nella stessa trappola: utilizzare l'orgasmo non edonisticamente per godere come gran maiale, ma utilizzarlo per ottenere il nostro profitto.

Insomma, si, l'orgasmo come moneta di scambio, per ottenere dall'uomo (compagno o marito che sia) un vitalizio.

Se ci pensate bene, perché finiamo col mentire cosi spudoratamente, ma anche cosi lungamente? La questione non è certo affettiva: siamo libere di cercare il maschio d'accoppiamento perfetto, ma guardacaso quest'ultimo è anche il meno indicato per "sostenere" il nostro shopping o le nostre ambizioni sociali e di status.

Da che mondo e mondo, l'uomo sceglie sempre la donna bella (o eroticamente dotata); la donna invece preferisce altre "qualità". L'uomo deve sempre pagare una bella donna (o presunta tale), ed ella ricambia l'attenzione con un finto orgasmo.
Non riusciamo proprio ad evadere da una simile prospettiva e forse non ci interessa nemmeno, dal momento che fingere ci riesce cosi bene. Il dramma sta anche nel fatto che la finzione nei confornti dell'uomo non regge dentro di noi: ci sentiamo frustrate e avvilite per non riuscire a raggiungere uno straccio di benessere con l'unico pezzo di carne che può provocarcelo.
Preferiamo infatti subordinare il nostro piacere ad altre mete, finendo poi con l'accontentarci di un misero dito tra le gambe.


Non ci sono altri motivi, ma soprattutto non ci sono altri alibi, e come al solito il quadretto evidenzia una scena a noi molto famliare: l'armadio pieno e l'orgasmo vuoto.

Vi dirò, non provo nessuna pietà nei confronti di queste donne. Ognuna di noi fa e crede cio che vuole... e anche in questo la libertà è massima. Quindi anziché rompere i coglioni agli uomini, rivendicando - come dice il suddetto articolo - il diritto ad una piena sessualità, impariamo a scegliere in modo diverso il nostro uomo. E' meglio una sana e goduriosa scopata che non un paio di scarpe che presto non metteremo più.

Ah, se solo imparassimo ad essere sincere almeno col nostro corpo...

E poi scusatemi, anche in fatto di recitazione facciamo proprio pena, soprattutto perche siamo convinte che lui non se ne accorga. Ma quando mai!

Epilogo della storia: un antidepressivo in più, un'infelicità sconfinata... e nemmeno un Oscar quale migliore attrice non protagonista.

Capirai, cagne come siamo!!!

mercoledì 30 luglio 2008

domenica 27 luglio 2008

L'ETERNO RITORNO... AGLI ISTINTI PRIMORDIALI


Non passa giorno che io non abbia conferme che spesso preferirei non ottenere mai, ma si sa il destino di certo non possiamo scegliercelo… e allora ogni cosa che arriva è benvenuta. Non capisco nemmeno io questa premessa, ma fra poco penso che tutto sarà più chiaro anche a me stessa.

Sabato scorso mi sono imbattuta nel solito articolo che non so neppure io come interpretare.
Il titolo era altamente filosofico: “Condi Rice: il mio vero sogno? Fare shopping”.(Corriere della Sera, 26 luglio, p. 15) Non sono certa di capire il perché il Corriere della Sera, tra le tante cose importanti a cui dare spazio, decida di metterci al corrente di un simile “scoop”. Mah!!!

Sebbene sia sempre presente a me stessa (non sapete che noia?!) ogni tanto anche io crollo davanti alle più imbarazzanti evidenze , e una nube di punti interrogativi improvvisamente sembrano addensarsi sulla mia testa in puro stile “Nuvoletta Famiglia Addams”.

La questione principale, quella che esplode con una violenza simile soltanto a quella di un rutto lanciato in aria tra un prosit e l’altro durante l’Oktober fest, riguarda quell’insignificante parola di sei lettere che tanto stupide ci fa apparire: “perché?” Si, ok, non è molto originale, però io davvero prima di andare oltre vorrei sapere “perché?”… si insomma, perché? Perché? Perché? Perché il desiderio di una vita di una donna debba essere sempre ridotto o ricondotto a quell’inutile esercizio fisico di origine uterina che ci spinge ad aprire il forzieri per dare sfogo al nostro insano desiderio di comprare l’ennesimo paio di scarpe o un qualsiasi straccetto costipato in qualche fetida boutique del centro?

Si tratta forse di un imprinting? Di un qualcosa di indissolubilmente legato al nostro essere donne? La risposta non giunge, eppure un tarlo mi rode in testa: perché la Condy-Condy spara minchiate del genere? Quale obiettivo avrà voluto perseguire asserendo di voler finalmente tornare a fare shopping rivolgendosi ad un’orda di scolarette australiane?

Io sono sempre stata dell’opinione che le parole avessero un peso specifico e quindi credo di essere legittimata a pensare che il suo voleva essere un insegnamento pedagogico, della tipo: “fate un reset alle vostre mete future, rivedete le vostre ambizioni… non perdete tempo a fare altro”. E d’altronde se è la stessa Condy a dirlo, immagino che lei stessa ci creda per prima.

Lo so, ognuna e libera di credere a ciò che vuole, ma perché allora non tenerselo per sé ed evitare di “infettare” la già malsana etica delle ragazzine d’oggi? Non ci è dato saperlo.

La questione richiama poi quell’odiosissimo determinismo bio-sociale che da oltre seimila anni stiamo cercando di scrollarci di dosso, ma che ad ogni piè sospinto confermiamo. Insomma, siamo forse nate per fare solo questo? È questo il nostro scopo di vita? È questo il fine ultimo che regola tutte le nostre azioni?

È questo il motivo per cui piuttosto che fare una decorosa carriera in fonderia, preferiamo sgambettare, mostrare tette e culo e farci mantenere?

Ma soprattutto perché continuo a farmi queste seghe mentali quando so già la risposta?

sabato 26 luglio 2008

LE VIE DEL SUCCESSO… SONO ALBERATE E PIENE DI MARCIAPIEDI.



La via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Questo diceva sempre quella sagoma deforme e ironica di mia nonna Adele... quella coi baffi.

Da piccola, tutte le volte che ripeteva questa tiritera io restavo lì, basita, col moccico penzolante dal naso e la bambola tra le braccia, cercando di comprenderne l’essenza fondamentale di quel monito, ma per quanto mi sforzassi non riuscivo a capirci una nespola (oggi sono educata!).

Dopo poderosi studi classici e seghe mentali provenienti da un’attenta disamina della natura umana femminile, oltre ad apprendere esclamazioni meno educate tipo “Cazzo, minchia e altre delizie!” cominciai a comprendere che il movimento evolutivo della cultura femminile assomiglia sempre di più ad il gioco dell’oca: quello strabiliante gioco per ragazzine starnazzanti in vena di apprendimento veloce dei “comportamenti vincenti”, in cui ad ogni passo in avanti corrisponde una ventina di passi a ritroso. E questa è senza dubbio la logica predominante del nostro agire.

Ogni tanto infatti il mio ottimismo, condito da opportune quanto chilometriche piste di coca, mi fa vedere cose che non esistono, prima fra tutte l’emancipazione. A sentirmi parlare sembrerebbe che io sia fissata con questa storia; a dire il vero invece io sono diventata allergica a questa parola… e a tutte le donne che amano farsi i clisteri con questo insignificante e obsoleto concetto vecchio come il cucco.

Non passa giorno infatti che io non senta o legga merdose affermazioni che tentano di ripristinare, rispolverare o riesumare questa parola con l’obiettivo di negare l’evidenza di fatti certamente più eloquenti di tante minchiate sparate a destra e a manca attraverso quel tubo catodico che collega le grandi labbra alle labbra grandi (l’analogia è stata gentilmente offerta dalla rivista scientifica “Neuroni. Avercene!!!” e dal Consorzio per la produzione del botulino).

Il buon gusto e la saggezza, si sa, non sono caratteristiche che ci appartengono, e questo risulta evidente con maggior forza se si considera che nonostante gli sforzi sovrumani degli stilisti siamo incapaci di vestirci, e che non siamo neppure capaci di pensare ed agire strategicamente senza inciampare nelle solite, vecchie, ma efficaci trappole poste qui e là tra un pompino sottobanco e una scopatina condita da penosa accondiscendenza e strabico opportunismo .

E per questo motivo che, malgrado gli apparenti sforzi per modificare la nostra immagine “sociale”, caschiamo a gambe all’aria sempre sulla stessa buccia di banana: la banana senza buccia dell’uomo “forte”… la cui grandezza è solitamente direttamente proporzionale alla grandezza del suo portafolio , e indirettamente proporzionale a grossezza del suo pisello. Perché, diciamocelo francamente, quando scegliamo il nostro uomo tutto ci interessa tranne le sue doti amatorie… tanto, comunque andrà, potremo abilmente simulare goduriosi guaiti, orgasmi multipli e complimenti disinteressati.

Quel che ci interessa è infatti il potere, ma sia ben inteso solo quello che crea orgoglio e fierezza, ovvero quello che evoca solo titanici sforzi e capacità sovrumane. Nessuna di noi, infatti, se ne andrebbe in giro ad ammettere di aver fatto carriera grazie agli ettolitri di sbobba ingurgitata furtivamente sotto la scrivania di chicchessia; certe cose è bene che rimangano perfettamente nascoste… perché non solo mammà non gradirebbe scoprire che sua figlia è una gran mignotta, ma perché ciò potrebbe rendere sbiadito il nostro talento, la nostra integrità e i nostri duri sacrifici.

“Mai abbassarsi ai compromessi, ma abbassarsi quanto basta senza che nessuno ci veda” è questo che devono aver realizzato due delle più discusse donne di quest’ultimo periodo: Condoleeza Rice e Mara Carfagna.

Apparentemente non associate da nessun comune denominatore, le due donzelle hanno recentemente vinto ex-equo il premio quale “Migliore performance politica a seguito di una fellatio con tanto di rancido topping”. Dopo la consegna del premio in pieno Red Light District (Amsterdam), Monica Levinski - la moderna pioniera del “tutto in un boccone e un po’ sul vestitino azzurro” - ha clamorosamente affermato: “sono contenta per loro, ma a me spettano i diritti d’autore e un posto in parlamento”. Come darle torto?!

Vi dirò, al tempo della comparsa di Condy sulla scena politica, mi ero spesso chiesta come avesse potuto una donna nera giungere ad un così alto livello di visibilità politica. Il suo sguardo di mastino napoletano, la sua mascella quadrata, i suoi costumati tailleurini e la sua intrinseca cessitudine mi avevano quasi convinto del fatto che il segreto del suo successo risiedesse nella sua prodigiosa intelligenza, nel sua innegabile bravura. Si, per un istante sufficientemente lungo avevo creduto che il tanto atteso riscatto della donna dal potere dell’uomo si fosse finalmente realizzato. Si, per un momento ho creduto a tutto questo, ma oggi tutto è crollato… come uno grattacielo spazzato via dall’onda anomala di uno tsunami. Non ci sono parole.

Discorso diverso va fatto per la nostra nazional-popolare Mara dagli occhi di cerbiatta. Lei, infatti, proprio non mi aveva proprio convinto dall’inizio. Insomma, va bene credere ai miracoli… ma una velina che diventa ministro esige una portentosa combinazione di Alzheimer, fiumi di Negroni e piste di coca a go-go.

Nel suo caso non c’erano proprio dubbi: le sue doti erano fortemente correlate a pali di lap-dance, ombelichi scoperti, tacchi alti e a secoli di palestra su esercizi a non più di mezzo metro d’altezza. Che poi, promuoverla alle Pari-opportunità è stato davvero paradossale. Cosa avrà voluto comunicare Berlusconi con una simile scelta se non ribadire che il modello di successo al femminile passa ancora tra le gambe di un uomo?!

Mara Carfagna c’è la fatta, ma io mi chiedo perché non darle il giusto premio: più che il ministero delle Pari opportunità io avrei pensato al ministero della Semplificazione maldestramente poi attribuito a Calderoli. Ecco si, Mara l’avrei proprio vista legittimamente in questo ruolo, perché come ha semplificato lei le cose non l’ha fatto nessuno. Tutte noi infatti dovremmo prendere esempio da lei, e per Dio (!) al diavolo tutto il resto: università, sacrifici, capacità reali, integrità, meritocrazia. Quello che serve oggi è solo una buona dose di coraggio, un paio di ore di palestra al giorno, silicone nei punti giusti, naso tappato e machiavellica determinazione. Più semplice di così?!!!

Ancora una volta, ahimé, ha trionfato il modello di donna che noi da tanto tempo stiamo cercando di scrollarci di dosso; quello della “donna-salvadanaio”… che si apre solo quando è pieno. Pieno di cosa? Fate voi,basta che luccichi, tintinni, sbrodoli , o che consenta di fare shopping selvaggio da mattina a sera e di fare invidia alle amiche. Noi abbiamo bisogno solo di questo.

Il resto, tanto per rimanere in tema, sono solo puttanate!!!
Ma non rammaricatevene care amiche, non è colpa nostra, è solo colpa di nostro padre… poteva lasciarci annegare nel fiume, e decidere di salvare solo il figlio maschio! Cazzo che mirabile lampo di genio!!!

Amanda

venerdì 4 luglio 2008

HILLARY CLINTON. SE NON CI FOSSI… BISOGNEREBBE RINGRAZIARE IDDIO.


Ultimamente mi sono convertita al buddismo. Deve essere così oppure quello che vedo non è il cadavere di una donna ma soltanto l’involucro raggrinzito di una bambola gonfiabile lasciato ai bordi di una discarica umana, politica e sociale. Beh, per quel che mi riguarda è sia l’uno che l’altra... e l’altra ancora.

Circa cinque mesi orsono avevo pubblicato una serie di post sulla nostra carissima “Hillary dalla fellatio in prestito” (l’aveva prestata a Monica, pensando di delegarle anche i mugolii per l’ottenimento di uno stage) preconizzando una debacle non solo politica, ma soprattutto personale. Poi mi sono seduta in paziente attesa che il teatrino della perfomance più rosa della Barbie in persona giungesse al termine. Dio che sonnolenza: tutto è stato così scontato… più di un collant smagliato.

Non ci sono parole per descrivere quello che è successo in questi cinque mesi; infatti non una parola è fuoriuscita … solo grandi e poderosi sbadigli per la serie “famo presto che è tardi!”.
E così, fra una convention e l’altra, da buona buddista, mi sono seduta lungo il fiume ad aspettare in paziente attesa… ad aspettare, vedere e ad ascoltare. Cosa? La fiumana di minchiate, le figure di merda, i tira-e-molla, le mise improbabili della donna che (a suo dire) avrebbe voluto essere la prima donna della storia a sedere nel trono della Casa Bianca… e per quel che ne so credo che ci sia pienamente riuscita… né più né meno esattamente come la sua amica Monica è riuscita a fare uno stage nel medesimo luogo: strisciando, o al massimo assumendo comode posture carpon carponi.

Con lo stesso slancio mistico di un kamikaze all’ultimo viaggio della speranza, ho dato fondo a tutte le mie energie pur di non perdermi nulla: ogni dibattito, ogni faccia-a- faccia, ogni vestitino variopinto, ogni ruga tolta con Photoshop dal viso della Clinton, ogni sua rocambolesca femminile mossa... per soffiare la candidatura democratica al giovane Barack. Il risultato? Due etti di cellulite su ogni coscia, un’emiparesi al subconscio e una ventina di pieghe da decubito post-zapping sul pollice destro.
A parte questo, tutto si è svolto nella più assoluta normale routine con uno strepitoso scivolone sul finale: doppio salto mortale senza rete sul manico dello scopettone di casa Obama. Quando si dice l’harakiri!!!

Non c’è nulla da fare: le donne, se proprio non possono farne a meno, amano scavarsi la fossa con le proprie mani. Quella della Clinton è talmente spaziosa che, si e no, c’entra pure quella brufolosa Chelsea e quel mitomane mezzo-addormentato di suo marito Bill. Insomma, più che una tomba, una fossa comune.
Come si sia giunti ad un simile risultato architettonico è un vero mistero; si vociferava infatti che la ragazza dal capello biondo (e la rana dalla bocca larga incorporata) avesse tutte le carte in regole per ottenere il millenario simbolo maltolto: un cazzo talmente grosso tra le gambe da far invidia al compianto John Holmes.
Eh si, non si può proprio dire che non ce l’abbia messa tutta per realizzare il sogno di tutte le donne del mondo: ottenere il certificato di donna più potente del globo terrestre, come emblema di un avvenuto riscatto da un passato iniquo. Ma ahimé le cose non sono andate nel verso giusto… e non sono andate nel verso giusto per una semplice ragione: perché non è riuscita (e come avrebbe potuto?) a creare attorno a sé il necessario consenso … delle donne. Le sarebbe bastato infatti il solo voto delle donne per assicurarsi la poltrona (braccioli in avorio, simil-pelle umana. Tutto compreso). Si, le sarebbe bastato che ogni donna avesse creduto nel suo “X factor” , nella possibilità di una rivincita globale.
E quindi? E quindi, capitolo chiuso: “è stato un piacere, arrivederci e grazie!”

Non neghiamolo, la ragione profonda di questo smacco si cela dietro al fatto che noi donne siamo di certo le creature più incredibili del pianeta terra… fosse solo per il fatto che passiamo tutto il nostro tempo a lamentarci per la nostra iniqua condizione sociale, senza peraltro dare soluzioni efficaci; ci incazziamo quando non ci sentiamo rispettate, ci detestiamo quando non ci sentiamo coese… ci innervosiamo molto di più (ma molto di più) soprattutto quando una strafiga qualsiasi non solo non ha la cellulite, ma si permette anche di indossare quel costumino sgambato oggetto dei nostri più reconditi desideri narcisistici.

Il punto è infatti che tra le nostre tante incapacità la più grande è di certo quella di non saper guardare lontano; non a caso il nostro sguardo rimane costantemente impigliato nelle calze a rete di quella grande zoccola che sta flirtando con quel mammone di nostro marito. Su questo o sull’immeritato successo della nostra collega di lavoro… di certo meno brava di noi ma sicuramente più troia di quanto sarebbe umanamente logico aspettarsi da una donna.
Che volete che vi dica? E' così: siamo poco, o per nulla, lungimiranti, e questo ci frega ad ogni piè sospinto in ogni ambito della nostra vita. Mal comune mezzo gaudio? No, manco quello, poiché siamo solo grandi uteri senza la benché minima presenza di neuroni collegati… altrimenti non si spiegherebbe la totale assenza ragionamento. Lo so, avrei potuto dire che siamo delle grandi teste di cazzo, ma poi ripensandoci ho realizzato che questo “complimento” sarebbe stato il più inopportuno degli eufemismi. No, meglio non rischiare… con tutte le malattie infettive che ci sono di questi tempi, potremmo anche rischiare di diventare intelligenti d’un sol colpo… e questo noi lo sappiamo, non è una virtù che ci si addice. No, proprio no!!!

I fatti lo confermano: di quando in quando il mondo e la storia ci offrono una possibilità di riscatto, noi siamo incapaci di coglierla cognitivamente, e questo soprattutto perché non riusciamo a spiegare alle nostre grandi labbra perché un’altra donna - di certo più fortunata e più in gamba di noi - possa o debba dirigere la nostra vita… e la questione si presenta così violentemente da annientarci psicologicamente, riducendoci ad un’orda di balene deliranti alla derive. Insomma, piuttosto la morte.

Ecco, a tal proposito, possiamo tranquillamente inferire che negli USA si sia compiuto il più grande suicidio collettivo di balene di tutti tempi… con buona pace della Weigth Watchers che invece le voleva magre, scolpite e pronte per la passerella di Donna Karan.
Anyway, deve proprio essere successo questo… altrimenti proprio non mi spiego il triste epilogo di una cronaca di una morte annunciata su un barattolone di peanuts butter. Oltre a ciò, possiamo anche affermare (senza far torto a nessuna) che le donne possiedono poco senso della storia e del tempo, perché non solo non capiscono una minchia low-fat delle rivoluzioni culturali ma non hanno neppure idea di quanto tempo dovranno aspettare perché un’altra donna riesca ad avere una simile opportunità.
Sapete, dopo la crisi isteriche dei suoi sostenitori ridotti sul lastrico, difficilmente qualcun’altra riuscirà a raccogliere fondi per la campagna elettorale. Si, ok c’è sempre Ophra Winfrey, ma capite c’è già voluto un miracolo per vedere un nero e una donna contendersi lo scettro di Miss Universo… che non oso immaginare quale calamità naturale potrebbe consentire la medesima chance ad una donna e per giunta di colore. No no, credo sia irrealizzabile!

La cosa strana è che, sbarellate come siamo, non siamo nemmeno dispiaciute per lo scampato miracolo; quello che vedo sulle nostre facce è infatti un sorriso beffardo come quello della ragazza che si è appena scopata il marito della sua migliore amica. Si, ammettiamolo, siamo un filino soddisfatte per aver impedito il successo di una nostra pari-stronza… così almeno per il momento quella ”cretina” ha avuto ciò che si meritava: il nulla condito di niente.

Ma le donne, si sa, sono creative e così, pur non avendo nulla in mano, se ne vanno in giro con la bocca larga a mistificare i contenuti di realtà; c’è chi sostiene che agli uomini piacciono le donne grasse, chi si vanta di fare a meno degli uomini, e chi ancora – come nel caso della Clinton - si dice soddisfatta di aver ripiegato sul ruolo di vice di un uomo di colore. Contenta lei… Contenta? Non saprei.
Cerchiamo di vederci chiaro, perché va bene “fare di necessità virtù”… ma la sodomia non è di certo uno stile di vita accettabile. La Clinton infatti con la stessa mente infeltrita delle sue elettrici (e delle donne in genere) piuttosto che farsi ricordare come la donna che sfidò il potere maschile, sarà ricordata come la sguattera bianca del presidente nero. Bingo, cara Hillary!!! Adesso non abbiamo più dubbi, ci hai convinto: noi, come te, contiamo come il due di briscola. Peccato che stiamo giocando a poker.
La mossa più femminile che la Clinton potesse fare è stata compiuta: piuttosto che uscire di scena con la grandeur di un vero statista (vedi Al Gore) ha pensato bene di agire con l’utero aperto e la bocca spalancata, accettando non senza orgoglio di donna di fare la segretaria di Barack. La sua vice, ovvero il posto più ambito dagli uomini di potere che presagiscono l’immanente dipartita dell’anziano presidente. .. peccato che Obama sia 10 anni più giovane di lei. La matematica non è mai stata la materia preferita dalle ragazze.

Le donne, oltre alla menopausa , sono spesso vittime di una sindrome da presenzialismo coatto, per cui invece che togliersi dalle palle, sparire dalla circolazione e rinascere a nuova vita più forti di prima (semmai lo fossero mai state) preferiscono mettersi il grembiulino e fare i mestieri di casa… come se nulla fosse, ma soprattutto come se ciò rappresentasse una vittoria.
Questo in sintesi è quel che è accaduto, ma non c’è da stupirsi… d’altronde ognuno ha ciò che si merita: la Clinton l’aspirapolvere di casa Obama, le donne americane una gran fetta di torta alla panna con cui mettere su un altro etto di cellulite… e a gli uomini una grassa risata. Very very fat
Solo un avvertimento world-wide a tutte le donne: fate un favore all’economia mondiale, tornate tra i fornelli di casa, alle crinoline, ai pizzi, ai fazzolettini lanciati in aria, agli opportuni svenimenti, alle gambe divaricate… e a tutte le altre cazzatelle di cui ci siamo rese protagoniste in questi millenni.
L’evoluzione non è una cosa che ci riguarda. Konrad Lorenz l’aveva detto: le oche sono incapaci di apprendere. E noi non facciamo eccezione.

Amanda

sabato 14 giugno 2008

LUCCIOLE PER LANTERNE... ROSSE


Ci sono momenti storici in cui, a fronte di un eccessivo liberismo dei comportamenti, vengono riproposte annose questioni: questioni che, soprattutto in un paese scombinato con il nostro, assumono la valenza di vere e proprie inutili crociate.
Oltre ad essere un paese un po’ “confuso”, il nostro è anche la culla della fede cristiana e della sua estrema conseguenza: il moralismo perbenista di stampo filo-crocerossino.

Cazzo che definizione ardita! Ma che avrò voluto dire?
Non saprei, ma stavo cercando una definizione che rispecchiasse le qualità della mentalità di cui siamo pregni e di cui sovente qualcuno vorrebbe liberarsi. Senza successo.


In quest’ultimo periodo, tanto per smettere di menar il can per l’aia, è tutto un gran vociferare sulla questione delle puttane… che sarebbe come sollevare la questione del 98% delle donne… perché si sa le suore non contano. Mi correggo, la questione riguarda invece le prostitute, ovvero quelle gran donne che riflettono sui massimi sistemi passeggiando su e giù per i viali desolati delle periferie delle nostre città.


Un tempo dette peripatetiche – perché sulla vita sembravano saperla lunga - oggi il loro ruolo è diventato, diciamo accessorio, pur avendo dimostrato di aver capito un cazzo… rispetto alla rimanente popolazione femminile che in questi ultimi decenni ha dimostrato l’esatto contrario.
Giochi di parole a parte, la questione è diventata spinosa e controversa, soprattutto perché si è levato un coro di voci dissonanti caratterizzate da diversi approcci al nocciolo della questione: la prostitute vanno tolte dalla strada, o vanno tolte dalla strada e messe in un bordello?
Si, lo so, la seconda opzione sembra una logica estensione della prima, ma in realtà le cose non sono così lineari come appaiono.


Nella prima versione dei fatti, le prostitute sono percepite come vittime di un sistema che le “costringe” a deviare dalla giusta via verso un mondo di perversioni. In questa prospettiva, infatti, le prostitute sono colte da una luce di autentica luce di carità divina che le vede esseri meritevoli di una mano tesa… che di tanto in tanto non avesse sul palmo una banconota da venti euro. Quando va bene.
A pensarla in questo modo, a parte uno stuolo di crocerossine travestite da suore travestite da depresse all’ultimo stadio, c’è un’orda di dame di carità in menopausa che pur di non scadere in una convulsa invidia di topa profanata, un’ora si e una no, preferirebbero farsi venire un embolo .

A condire il tutto c’è ovviamente una visione melodrammatica che vede in primo piano una donna schiavizzata dall’uomo che esige la sua parte: l’uomo meschino, il cliente perverso, l’uomo contabile - detto “er Pappa” – che in tutta la questione pensa al suo tornaconto e a nient’altro.


Lo scopo della “campagna anti-prostituzione” verte quindi sull’ingiustizia che ricade sulla mignotta sfruttata e sul suo ruolo di vittima incondizionata di una morale sbagliata che vede la mignottaggine il risultato di una società che emargina a scapito delle fasce più deboli. In tal senso, “la cura” è un proliferare di consultori, di centri sociali per succhia cazzi pentite, etc. che supportino il reinserimento di codeste fanciulle smarrite nella società del lavoro dignitoso e riabilitante.



Nella seconda prospettiva, il problema della prostituzione viene visto in maniera diametralmente opposto, ovvero non tanto come un problema umano e morale, quanto come un problema sociale: insomma, queste zoccole che gironzolano per le nostre strade non solo deturpano la bellezza notturna delle nostre periferie (avercene!) insozzandole di goduriosi preservativi ripieni (avercene bis) ma non pagano nemmeno le tasse sui loro lauti guadagni e in più distruggono il mercato locale della patonza fatta in casa.


A sostenere questa visione sono ovviamente le mignotte made-in-Italy, le donne tradite e i fautori di un’economia globale.
Le prime asseriscono che il problema sta nell’invasione di una concorrenza sleale nel mercato, per cui queste negre e queste russe farebbero bene a tornarsene a casa loro e a badare ai cazzi loro.
Le seconde, invece pensano ingenuamente che se non ci fossero le prostitute i loro mariti tornerebbero dalle puttane che li aspettano a casa con la “minestra riscaldata” pronta sul piatto, senza contare che magari gli uomini – piuttosto che intingere il loro biscotto ammosciato nel buco in disuso del cesso con la fede al dito – preferirebbero un bel travestito dalle gambe perfette, senza cellulite, con un optional mica da ridere.
Gli ultimi – gli economisti – pensano invece che il problema sia di natura esclusivamente economica, per cui lo stato verrebbe defraudato di una sostanziale parte del PIL.
Il problema in questo caso sta nell’istituzionalizzare questo business; insomma come si fa in un paese cattolico come il nostro a creare una nuova categoria merceologica senza che Miss Raztinger non s’incazzi?
Ammettere che la prostituzione sia un’attività produttiva come le altre implica il fatto che si giunga ad una “normalizzazione” di qualcosa che non lo è. Almeno per noi… noi moralisti del cazzo, intendo.

E dunque, che fare???
La soluzione più adeguata sembra infatti essere la riesumazione delle “case chiuse” che, in un solo colpo, garantirebbero almeno due risultati: strade pulite e aumento del PIL, ma di certo non risolverebbero il problema dato… e di certo non restituirebbero il “maltolto” alle legittime proprietarie. In più, ne sono consapevole, una simile opzione renderebbe il tutto poco “romantico” e insinuerebbe nelle menti dei clienti italiani il sospetto che le mignotte – al pari delle loro mogli – spalanchino le gambe solo per soldi.

Il problema, come vedete, appare insolubile… un vero e proprio paradosso, ma io fossi in voi non mi preoccuperei soprattutto perché, dopo il polverone sollevato, l’allarme sociale è notevolmente “rientrato”: come ha asserito la Ministra Carfagna, “il problema non è più una priorità del governo”... per la serie "ci siamo sbagliati: è stato tutto un equivoco"


Insomma, come al solito, tutto è andato a puttane… e allora state calmi: prendete il numeretto e aspettate il vostro turno!!!

Amanda

venerdì 6 giugno 2008

GRANDI LABBRA O LABBRA GRANDI?


La lingua italiana è un vero miracolo della natura poiché cambiando l’ordine delle parole il risultato non cambia… e questo specialmente quando si riferisce al nostro “genere”.

Di un uomo si può sempre dire che sia una testa di cazzo, ma delle donne?

Per molti anni sono andata in cerca di un’espressione equivalente che rendesse esattamente il mancato coinvolgimento del (misero) cervello della donna nell’uso delle parole, poi finalmente sono approdata alla verità: poiché è stato appurato che nella vagina di una donna non vi sono neuroni – come del resto in nessun’altra parte del corpo - oggi si può definitivamente affermare che il pensiero, e il linguaggio che lo esprime, fa un giro corto: dal clitoride alle corde vocali.

È per questo motivo che è ben nota la loquacità di noi donne… e d’altronde, meno complesso è il percorso di produzione del pensiero e più veloce è la produzione del linguaggio.


Insomma, non nascondiamoci dietro un dito, quando le donne parlano dimenticano quasi sempre di azionare il cervello. Dicesi cervello femminile quella massa informe accessoria non coinvolta nelle attività logico-razionali, ma soltanto in un set di pensieri sempre uguali (vedi post precedente).


Dopo i “Monologhi della vagina” e la “Vagina parlans” della Santanché (vedi 2 post fa), siamo finalmente giunti al “Mistero delle grandi labbra”, ovvero all’ennesima dimostrazione pratica di quanta poca differenza passi tra queste e un paio di labbra grandi… opportunamente gonfiate col botulino.


E siccome la storia ci dà sempre una mano a verificare le teorie, quale migliore occasione della storia di ieri per dimostrare una tesi che ha coinvolto per secoli gli scienziati del pianeta Terra?!

Il suo nome è Alessandra, il suo cognome è Mussolini. Le sue note caratteristiche sono sulla bocca di tutti… e soprattutto sulle sue.

In quest’ultima settimana, la nostra eroina - chissà quanta ne avrà sniffata per vomitare tutte le minchiate di cui si è resa protagonista? - ha letteralmente invaso tutte le trasmissioni televisive non tanto per dire la sua (non potrebbe… e poi per dire cosa?) quanto per fare sfoggio del suo ultimo modello di labbra pneumatiche fuoribordo (vedi foto).


Con la stessa capacità promozionale che è propria degli uomini quanto acquistano la macchina nuova, la Mussolini è andata in giro in ogni dove, a bordo del suo poderoso gommone, per rivelare la buona novella ma poi, avendo verificato che nessuno la cagava di striscio, ha deciso di fare la sua sceneggiata tra i meandri di Montecitorio.


Ed eccoci al fatto del giorno: la Mussolini è salita agli onori della cronaca per essersene andata sbraitando come una peracottara perché scontenta della sua poltrona in piccionaia che non le consente, a suo dire, né di far vedere il suo generoso paio di tette finte né, tantomeno, il suo nuovo acquisto in botox.


Diciamoci la verità, la minchiata sarebbe passata inosservata se questi guaiti fossero giunti in un altro momento, ma la sfortuna volle che giungessero in allarmante concomitanza con la decisione del Governo (di cui ella fa parte!) di tagliare i fondi per le politiche contro gli stupri.


Risulta infatti quanto mai bizzarro che con tante ingiustizie in giro per l’Italia per cui far sentire la sua voce da trans brasiliana, Ella si sia limitata a contestare il fatto di non “vedere il dito del collega”.

Si cari amici, la Mussolini non vede il dito del collega e per questo motivo è impedita nella sua attività. La mia impressione è che se anche l’avesse visto il suo dovere non lo avrebbe fatto lo stesso, ma questo lo lascio giudicare a voi.


Il punto è, vedete, che delle donne, delle ingiustizie che non la riguardano personalmente, a lei – la cosa in teflon – non interessa una nespola… tanto a lei chi la stuprerà mai? Non siamo mica in periodo di guerra… A quei tempi mia nonna faceva il suo dovere e, come si evince dai suoi racconti nostalgici, credo che abbia goduto grandemente. Ma questa è un’altra storia.


Per la Mussolini l’argomento da affrontare urgentemente in parlamento è solo quello relativo al ridimensionamento della sua visibilità personale a causa di un’assegnazione “poco rosa”delle poltrone.
Cazzo, questa si che è discriminazione!!! Questo si che è un buon motivo per lottare in parlamento!!!


Orsù dunque donne italiane, è giunto il momento di unirci e di fare un bel corteo… ne va del nostro futuro, della nostra sicurezza, della nostra libertà. Lotta dura senza paura!!! Sorelle, insieme vinceremo!!!


Come concordato, inizieremo il corteo da Piazza San Babila a Milano e sfileremo per il quadrilatero della moda… tra le altre cose – ma non ditelo troppo in giro – da Gucci e Prada c’è il 15 % di sconto sulle infradito e una svendita promozionale alla UPIM.
Se questo non è culo…


Amanda

RADIOGRAFIA DI UN PENSIERO


Io l'ho sempre saputo, ma oggi la scienza ci dà una mano a capire il perche di tante nostre cazzate. L'immagine (comparsa oggi su Libero) si commenta da sé.
Le zone evidenziate in grigio, questa è la mia interpretazione, sono una non meglio quantificata materia chiamata "stupidità".

Metto alla prova il vostro essere creative/i: ditemi la vostra percezione.

Amanda

lunedì 2 giugno 2008

VAGINA PARLANS: LA PAROLA DI UNA DONNA


Tra le tante qualità di una donna – a parte quella di procreare in preda alla sindrome di Stendhal – non c’è sicuramente quella di mantenere le promesse, non a caso checché se ne dica si è sempre detto “uomo di parola”… intendendo con ciò una profonda e ragionevole esclusione di “genere”.
La ragionevolezza di tale esclusione non deriva tanto da una sorta di millenaria misoginia o poca valorizzazione delle doti femminili, quanto dall’analisi dei risultati che esse (noi, ahimé) raggiungono in quest’ambito.

Ora, senza andare nella notte dei tempi a ripescare chissà quale mirabile esempio di promessa mancata, prendiamo in considerazione qualcosa a noi più vicino, qualcosa che forse è ancora nella memoria di tutti. Spero.

Circa un mese e mezzo fa, si svolgevano le elezioni. Gran bell’affare: sembrava tutto un promettere a destra e a sinistra pur di racimolare voti utili alla formazione del nuovo governo… sembrava quasi di stare nel paese dei balocchi: taglio dell’ICI, taglio della tassa automobilistica, taglio delle tasse, taglio della minchia a Rocco Siffredi (i soliti invidiosi. Ndr) … insomma una quantità di miracoli promessi che non si vedeva dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci. In questo, si sa, Berlusconi è un Dio. Noi italiani ci siamo abituati, ma il bello sta nel sentire chi spara le minchiate più grosse.
Il giorno dopo le elezioni, a conti fatti, c’è chi vinse e chi invece venne letteralmente trombato. Sia tra i vincenti sia tra i perdenti.
Nel nugolo dei perdenti, o meglio delle perdenti, c’erano almeno tre figure: Alessandra Mussolini, Vittoria Brambilla e dulcis in fundo Daniela Santanché. Quest’oggi vi parlerò proprio di quest’ultima.

L’avevo già presa di mira prima delle elezioni, fosse solo per il fatto che in quanto a minchiate “rosa” le avesse sparate più grosse, battendo tutte le altre concorrenti. Poi, dopo che perse le elezioni, mi sembrò troppo facile prenderla di mira, come sparare sull’ambulanza e così decisi di lasciarla in pace…

Vi dirò, la Santanché non mi è piaciuta e grazie al cielo su questo punto c’è stato un unanime consenso, ma la valutavo comunque una donna interessante perché , tutto sommato, era stata la sola a fronteggiare mr B. in duello all’ultimo paio di palle.
Cosicché, mentre il Berlusca sparava a raffica i suoi minchia toni (a cui peraltro ci aveva resi immuni, tanto erano inverosimili), la Danielona aveva iniziato un “lifiting psicologico”; in altre parole, aveva iniziato a tirarsela grandemente… ai confini dello spazio profondo.

Una delle frasi simbolo della sua campagna elettorale – giusto per entrare nel nocciolo della questione – è stata “Silvio considera le donne solo da un punto di vista orizzontale”, intendendo che la stima di mr B per le donne si riducesse alle mere funzioni riproduttive. Come darle torto: bastava vedere le sorti della sua Veronica per rendersi conto del grado di “visibilità” che le era stato “concesso” dopo aver sfornato un cinquina di cloni alti un metro e venti. Si, ok, c’è stato quel barlume regalatole da quel libro sulla visione mistica “dell’Angelo Morale”, ma per il resto? Per il resto proprio il nulla. Buio totale.

Dopo una serie di botta e risposta tra il Cavaliere e La Santanchè, quest’ultima arguisce il suo piano subdolo di portarsela nel PdL per farle fare salotto con le rimanenti galline del pollaio… o gatte morte, come la stessa Daniela le aveva etichettate, e così, per nulla intimorita dal suo strapotere maschilista, rispose pubblicamente: “Berlusconi è ossessionato da me. Tanto non gliela do!”

Mai parole furono accolte così entusiasticamente dalla popolazione lesbica worldwide… per non parlare dalla popolazione maschile allergica al silicone e al botulino
In questo mese e mezzo, vi dirò, ho imparato ad apprezzare la Santanché. Le uniche notizie che l’hanno riguardata erano solo gli ultimi graffi di una leonessa stanca. Stanca ma fiera.
Si, ok, c’è stata la cazzatona sulla riapertura delle case chiuse. Perdonatela: l’Alzeheimer assieme alla morte sono l’unico elemento di democrazia sulla terra. Non guarda in faccia nessuno… men che meno una che la faccia se l'è rifatta almeno otto volte. Vabbé, glissiamo!
Le mancava quindi giusto un tantino per essermi totalmente simpatica. C’eravamo quasi, ma ahimé il mio sogno di simpatia si è sgretolato sulle pagine del Corriere della Sera di oggi – 2 giugno 2008.

A pagina 11, in un riquadro nemmeno paragonabile allo spazio concesso ad un necrologio, c’è lei: miss Donna con le palle 2008. La mise è la solita: look da strafiga “new look di Dior” con i suoi tacchi smisurati a prova di sado-maso in dark room.
Questo il testo integrale: SILVIO TORNIAMO UNITI. Daniela Santanché punta ad una nuova intesa politica con Silvio Berlusconi. “La campagna elettorale è una cosa, una fase. Ora siamo in un’altra era geologica… noi siamo nel centro destra, è ovvio – ha dichiarato l’ex candidata premier de La Destra a Il Tempo. […] “Siamo nati per essere la destra leale a Berlusconi” ha spiegato la Santanché.

Pardon?! Scusate, mi sono persa qualcosa? Continuo a ripetere frasi sconnesse nella mia mente per almeno venti minuti, poi realizzo che forse non sono io ad essere rincoglionita.
Ma come? Tutto questa rottura di coglioni per convincerci che non gliel’avresti mai data e ora invece gli dai anche il culo?!!! Cazzo, alla faccia delle convinzioni politiche, delle promesse, della credibilità, dell’integrità… già tutte caratteristiche di un uomo, non già di una donna.

Non ho parole… solo parolacce: “Cara Daniela, adesso che ci hai insegnato una nuova posizione (a novanta gradi) facci la cortesia di andare avanti tu… che io la figura della puttana proprio non ho voglia di farla”
Amanda