venerdì 30 maggio 2008

SHARON STATTE KARMA!!!





Ci sono cose che noi esseri umani del pianeta terra non possiamo capire: le calamità naturali, il buco nero dello spazio, la psiche dell’uomo, e naturalmente gli ingredienti dei panini di Mc Donald. Ma soprattutto la cosa che veramente destabilizza le nostre fertili menti (e voi sapete bene cosa rende fertile il terreno?!) è la presenza nel mondo di una creatura indefinita di nome Sharon Stone.



È salita agli onori della cronaca per aver aperto le gambe senza assicurarsi di portare le mutandine. “Beh”, direbbe qualcuno, “cosa c’è di male: ogni donna della terra lo fa… e gran parte degli uomini di buon gusto non se ne accorge nemmeno.“



Questo succedeva 20 anni fa. Dopo che l’effetto “patonza al vento” ha cominciato a scemare, la nostra sgallettata ha pensato bene di riproporre la stessa solfa, stavolta rivolgendosi ad un’audience più adulta in vena di archeologia uterina. Insomma, gli anni sono passati anche per lei… e di certo la sua patatina ne sa qualcosa, visto che ha contribuito a mantenere intatto il “successo” della meno dotata delle attrici attualmente in vita. Fatta eccezione di Demi Moore, che nel frattempo è diventa la testimonial bionica di “Stira e ammira”.



La nostra Sharon - che si vanta di avere un IQ simile a quello di Einstein - ha invece optato per una carriera diversa: raccogliere di tanto in tanto qualche milione di dollari per la ricerca contro l’AIDS. Ben fatto Sharon: sei diventata saggia… ma non è ancora giunto il momento di andare oltre; lascia la scienza, la pseudo scienza e le barzellette a qualcun altro.



Il suo IQ ha iniziato a vacillare… a tal punto che ha cominciato a sparare minchiate a destra e a manca, senza nemmeno rendersene conto. In ordine cronologico, la cretinetti dal rompi-ghiaccio sotto il letto ha pubblicamente asserito che – bontà voglia- il terremoto in Cina non è altro che una logica conseguenza di un cattivo Karma: è la giusta punizione per aver rotto i coglioni ai tibetani.



L’intenzione è mirabile : riportare in auge gli dei della pioggia e i poteri della dea Gaia.


L’effetto invece stato disastroso, almeno per lei intendo: il governo cinese ha pubblicamente messo al bando tutti i film della Stone (la provvidenza aiuta sempre chi non lo merita… avercene di queste “punizioni”) e tutte i prodotti in cui lei fa da testimonial… primo fra tutti il Photoshop che abilmente le fa sparire una miliardata di imperfezioni dal suo corpo.



Con questa e altre cazzate, finalmente la nostra Sharon è riuscita a candidarsi honoris cause all’entrata nel sovraffollato olimpo delle belle (?) e sceme. Sai che sgomitate!!! Le donne vogliono sempre primeggiare e, come nel caso della Stone, ci riescono… non senza qualche controindicazione: adesso dovrà smettere di fare cose intelligenti e continuare – con il sommo plauso del suo personal trainer – ad aprire e chiudere le gambe. Il suo sport preferito. … se questo vi sembra il peggio, restate in campana: potrebbe piovere.


Amanda

sabato 24 maggio 2008

MORS TUA, VITA MEA. FOSSE ORA!!!




Ci sono leggende metropolitane che riguardano i progressi della scienza. Anni di studi, di prove di laboratorio, etc. Tutte cazzate!!!

Uno dei miti demografici del ‘900 è quello che ha sempre enfatizzato la forza, la resistenza lo spirito di sopportazione di noi donne: una forza naturale, un mix sovrannaturale di elementi che ci hanno consentito per oltre un secolo di seppellire i nostri uomini senza via di scampo.

Nello stesso frangente storico, le donne, come sapete, hanno iniziato a stra-rompere i coglioni di mammuth per ottenere le stesse chance rispetto agli uomini.

Ne hanno fatte di tutti i colori:

- si sono tagliate i capelli alla “garcon” (anni 20);

- si sono messe al volante, provocando un sovrannumero di vittime della strada a causa di rossetti spalmati davanti allo specchietto retrovisore (anni30);

- hanno iniziato a fare le crocerossine (quando si dice l’indole!) e a sostituire gli uomini nelle fabbriche in tempi di guerra (anni 40);

- hanno iniziato a collaudare i primi elettrodomestici (anni 50);

- hanno iniziato ad andare in palestra con le tutine rosa e i capelli biondo platino (anni 60);

- hanno messo i pantaloni e gestire l’utero per cazzi loro (anni 70);

- hanno iniziato ad entrare in azienda e a fare le “donne in carriera” sotto le scrivanie dei loro capi, della serie “caffé, te… me??!!” (anni 80);

- hanno iniziato a presidiare maldestramente i ruoli maschili a suon di figa e di intelletto (quale sarà poi la differenza?) (anni 90);


per giungere agli anni 2000 con la sensazione di aver raggiunto le merdosissime pari opportunità. Una sega mentale così, non si vedeva dai tempi dal brodo primordiale!!!

Ed eccoci giunte ai giorni nostre… uff uff, non senza fatica, ma con la consapevolezza di averla messa in culo agli uomini. Ecco, questa sensazione sarà durata si e no cinque secondi buoni buoni di estatica contemplazione del nostro tacco 12 sulla scrivania di rovere, teneramente appoggiate alla poltrona di pelle umana (di maschio, ovviamente). Dal sesto secondo in poi qualcosa ha iniziato a cambiare. Intendiamoci nulla di plateale, ma decisamente importante.


Che cosa? Vi starete chiedendo… Ebbene questo qualcosa c’è lo spiega il Corriere della sera di Sabato 17 maggio 2008: le donne si ammalano di più. Sei milioni sono affette da patologie femminili. Anticipo della pubertà (zoccole come siamo!!! ndr) pochi figli, troppo stress.

A questo titolo apocalittico seguono due paginone di effetti collaterali del nostro vivere oggi… che poi sarebbe stato anche stato del “nostro vivere ieri”… se solo avessimo impugnato le armi anziché passare le nostre giornate a non fare un cazzo, preparando manicaretti per il marito, rammendando i calzini, tessendo deliziosi bavaglini ai nipotini in arrivo. Sai che fatica!!!


Insomma, per oltre 4 millenni non abbiamo fatto nemmeno una mezza sega (gli uomini si che se le sanno fare... sapete, è una questione di mano); hai voglia allora di campare fino a 120 seppellendo fratelli, cognati genitori e amanti sparsi sul globo terrestre!!! E che ci vuole???


Oggi invece, grazie alle pari opportunità – e gli uomini non finiranno mai di ringraziarci – abbiamo appreso l’arte del masochismo e dello schiattare prima del tempo: anche noi stiamo iniziando a sperimentare i deliziosi frutti dello stress, del duro lavoro, dei mal di testa e dell’assenza di tempo per seppellire i nostri uomini.


Che dire? se una proprio se la va a cercare…e che sia!


Finale: chi l’avrebbe mai detto che, oltre ad essere pari agli uomini, saremmo diventate anche più di loro? … intelligenti non saprei, ma certamente più coglione si… senza ombra di dubbio.


Statemi bene care cretinetti!!! Se ci riuscite, ovviamente.


vostra Amanda

mercoledì 14 maggio 2008

DESPERATE HOUSEKEEPERS


C’erano una volta tre ragazze che lavoravano nell’accademia di polizia. Oltre ad essere carine, le ragazze erano anche in gamba; a tutte e tre venivano affidati compiti difficili, a volte rischiosi. Io le ho portate via… e adesso lavorano per me. Il mio nome è Charlie.


No, credo di essermi sbagliata; il telefilm era molto più recente. La storia narra di cinque avvenenti belle signore dell’alta borghesia di Palm Spring. Non facevano un cazzo da mattina a sera, ma erano lo stesso frustrate, siliconate e piene di voglie… tutte attorno al punto “G”. Erano casalinghe… ed erano disperate.


Cazzo, mi sono sbagliata ancora. Riformuliamo la trama: c’erano una volte quattro avvenenti signore dalla lacrima facile e dal passato da playmate sulle copertine di qualche scalcinato rotocalco. Tutte e quattro se la tiravano grandemente, sbandierando ai quattro venti il raggiungimento dell’auspicato successo sociale. Si dicevano gran donne: donne del futuro. Donne con le gonne… donne col potere. Poi un giorno furono rapite dal fascino indiscreto di un uomo che metteva i tacchi anche alle pinne per fare le escursioni subacquee; intendiamoci, quest’ometto non aveva nulla… nulla se non la capacità di farsi i cazzi propri grazie ai voti di una manica di rincoglioniti ancor’oggi mummificati davanti ad un televisore. Beh pazienza, ad ognuno il suo.


Dov’ero rimasta? Ah si, alle quattro donzelle in vena di facili conquiste politiche e in preda ad ambizioni da quattro soldi. Non ci vuole molto a capire di chi stiamo parlando: sono le quattro ministre del governo Berlusconi.


Chi non capisce una pippa di politica potrebbe esultare… chi invece ci capisce qualcosa, soprattutto se maschio, esulta lo stesso, e lo fa soprattutto perché si rende conto di quanto sia facile raggirare una donna. Berlusconi in questo senso è un dio (gli mancava solo questa ambizione, oltre a quella di diventare Papa o presidente della repubblica) perché in un solo colpo a riportato indietro le lancette dell’emancipazione femminile al periodo jurassico. Seguitemi nel mio ragionamento.


In questi ultimi cento e più anni, le donne hanno letteralmente iniziato ha rompere i coglioni agli uomini affinché fossero date a loro le stesse occasioni… si insomma, quelle prese per il culo che vanno sotto il nome di “Pari Opportunità”. Questa ambizione , e le noiose lotte che sono succedute, era sostenuta da un bisogno a sentir loro legittimo: uscire di casa per far altro che prendersi cura del focolare domestico, fare la spesa, accudire i figli e fare le educatrici dei figli degli altri. Insomma si erano proprie rotte entrambe le ovaie di non fare un cazzo da mattina sera, e così di punto in bianco hanno iniziato a pretendere in considerazione di “evolversi”.


Dapprima hanno cominciato a votare, ma strano a dirsi continuavano votare gli uomini, i maschi intendo. Poi ci sono state le prime operaie, ma ahimé continuavano a dimostrare una pessima attitudine ai “lavori da maschi” adducendo motivazioni del tipo: non sono lavori da donne. Fu così che nacquero le segretarie: le prime grandi puttane in tailleur con vertiginoso spacco “acchiappa-amministratore delegato”. Che dire? Sgobbavano da mattina a sera, deambulavano da un corridoio all’altro con passi incrociati e sinuosi, ma poi alla fine si ritrovavano con un paio di caviglie stile elefante stanco e un misero stipendio a fine mese.


Venne poi il periodo Ivana Thrumph (ma si scrive così?): poche ambizioni lavorative, ma tante ambizioni sociali… soprattutto se collegate ad un maschio mini dotato, grasso e vecchio, ma indiscutibilmente danaroso e privo di eredi capaci di intendere e di volere. Morto lo zomboide e messo il velo nero per un’oretta e mezza, si dilettavano a riprendersi goduriose rivincite: un conto in banca traboccante, uno stuolo di marchette con cui recuperare il tempo perduto e una mano sinistra pronta per un altro anello di fidanzamento.


Dopo le opportune auto-critiche, e avendo valutato che i cerebrolesi ricchi erano in via di estinzione, incominciarono a valutare carriere “alternative” che le riscattasse da un passato iniquo e da un presente “esentasse”. Insomma, nella mente delle donne comincia a serpeggiare il desiderio di un’ambizione qualitativamente meno soggetta all’impasse del tempo. Si, insomma qualcosa che fosse meno collegato alla dura lotta contro le rughe e che non le costringesse a continue ed estenuanti ri-verginazzioni dell’imene, dell’utero, delle labbra, del contorno occhi e del doppio mento. E fu così che nacque la donna in politica.

Le donne di sinistra sono sempre state una manna del cielo… se provaste a guardare la Bindi o la Bonino potreste chiaramente capire che la carriera politica era la sola e unica alternativa al convento. Le donne di destra invece, forti del vagina-power hanno sempre cercato di annullare lo stereotipo culturale che in politica dovessero andarci solo i cessi dell’umanità… perché in fin dei conti non sempre “essere belle” significa “essere stupide”. E fu così che nacque la Santanché, la Carlucci, la Gardini, la Mussolini, la Carfagna… e la Brambilla.


Queste sono donne che, se le vedeste per strada, non avreste esitazione alcuna a offrir loro un “passaggio”… qualcuna di loro, giusto per essere certa che questo messaggio passasse senza equivoci, si è divertita anche ad accavallare le gambe, esibendo autoreggenti –viagra. Qualcun’altra ha passato tutta l’estate scorsa a fare uncinetto sulle spiagge di Roma, esibendo al contempo un paio di tette bovine e due labbra a prova di rafting sulle cascate della Val Sesia. Un’altra ancora, dopo un passato da velina ha cercato di fare il colpo gobbo cercando di sovvertire le sorti e le vendite del suo calendario. Un’altra ancora in preda ad uno slancio di egocentrismo ai confini della realtà si è fatta fotografare le labbra appena botulinizzate… gridando lo slogan “Io credo… i credo che il chirurgo abbia esagerato”.


Tutte insieme appassionatamente hanno iniziato a “darla” a destra … e a destra per cercare di portare a casa una poltrona come premio alla loro devozione, ma soprattutto come ricompensa alla loro lotta per sovvertire i destini della donna moderna.


Il programma non faceva una piega; c’era solo un piccolo, madornale dettaglio che non andava trascurato: gli uomini di destra (ma anche le donne) di queste donne non sanno che farsene. Anzi, vi dirò di più: non solo non sanno che farsene, ma sono talmente conservatori che non vedono di buon occhio le “evoluzioni della donna” fuori dall’ambito domestico. Si, insomma, per loro le donne in questi cento anni non si sono mosse nemmeno di un millimetro, anzi sono diventate più stupide e manovrabili. Volete che ve lo dimostri? Bene, consideriamo le ministre del governo Berlusconi: una ministra all’Istruzione, una all’ambiente, una alle pari opportunità e una alle politiche giovanili. Se non è questa una divisione del lavoro in base al genere non so cosa di cosa si tratti allora?!

Tutto sommato, infatti, le donne di destra – nonostante siano diventate ministre – continuano a svolgere gli stessi compiti, le stesse mansioni che svolgevano nella caverna: si occupavano dei piccoli, della loro istruzione, della pulizia della casa e di leggere prima della ninna nanna “Piccole donne”.


In questa nuova forma di esternalizzazione delle mansioni domestiche è cambiata solo una cosa: la divisa. Il primo giorno di lavoro tutte in pantaloni… come dire: siamo donne con le palle… o forse uomini senza palle. Come la si voglia vedere o dire, i fatti non cambiano: sguattere eravamo e sguattere siamo… desperately housekeepers.


E dunque, evoluzione del cazzo o un cazzo di evoluzione? Tutte e due, ahimé!!!

Vostra Amanda

domenica 4 maggio 2008

MENTA FORTE


Uno dei cavalli di battaglia delle donne è l’esercizio ginnico del masticare piccoli confetti rivestiti di bianca e profumata glassa al sapore di menta, cosicché si sentano in diritto di spargere nell’aria un alito che le garantisca un aggancio sicuro: un bacio in corsa, un sorriso che non ti stende, un fiore in bocca… come recitava un’antica pubblicità di una nota pasta dentifricia.
La pubblicità svanì nel tempo. Tutto svanisce nel tempo: la bellezza, il cervello (per chi ce l’ha), l’appeal... e il sostegno gravitazionale delle nostre turgide tette. Oggi grazie al cielo ci sono miracolose protesi a forma di reggiseno che, grazie a tecnologici ritrovati, riescono a garantirti un tete-a-tete con le tonsille da mattina a sera. Capite il nesso? No? Bene, allora seguitemi nel mio contorto pensiero perché quello di cui vi parlo oggi è qualcosa di simile al confetto in oggetto… è un verbo, anzi il verbo per eccellenza delle donne: mentire.


Io stessa per prima non potrei dire di essere immune da questa moda: le bugie sono meccanismi naturali… almeno fintanto che non creano tendenze culturali pericolose. Per un certo periodo storico le donne hanno sempre detto la verità; si sono ammantate di autorevolezza. Ma da qualche tempo le cose sono cambiate.

Esattamente come quelle forme di razzismo vittimistico che tendono ad addossare le colpe all’uomo bianco ancor prima di aver verificato le ragioni o le colpe, si è creato una sorta di pre-giudizio, tale per cui la pecorella che grida “al lupo” ha sempre ragione sino a prova contraria. Purtroppo l’infallibile piano di noi donne comincia a scricchiolare: l’alibi così minuziosamente costruito è sempre più rassomigliante ad uno colabrodo.


In tutto questo lasso di tempo, dal pregiudizio favorevole alla scoperta dell’inganno, le donne hanno però appreso l’arte della recitazione… e come al solito, cagne come sono, hanno capito che la verità non è soltanto una questione di talento, ma a che fare anche con il suo contenuto intrinseco.
Le donne di oggi mentono e, fuor di dubbio, lo fanno più per sport che per necessità.
Mentono sull’amore quando a scopo cautelativo s’innamorano del ricco danaroso piuttosto che dello sfigato dal cuore tenero.
Mentono sulla vita poiché a piè sospinto si imbracano in attività castranti quali l’aborto.
Mentono sulla bellezza, perché si ammantano di interiorità quando, appena possono, corrono a destra e a manca a rifarsi dalla testa e ai piedi.
Mentono sull’intelligenza perché amano apparire stupide…
… e non è tutto, perché mentono soprattutto sulla verità. Siamo quindi arrivati al punto: perché questo post? Perché un'altra conferma, sempre la stessa, è giunta ai nostri occhi. La pubblica Libero del primo maggio: una donna che aveva denunciato tre tentativi di stupro, anche attraverso i media, è stata indagata per simulazione di reato.
Il testo è stringato, solo 4 righe appena, ma il contenuto di verità riempie tutta l’aria attorno perché, al di là delle motivazioni addotte dalla cretina, l’unica che se la prenderà nel culo sarà solo lei… e stavolta per davvero.
Le donne italiane hanno imparato a mentire, gli uomini l’hanno capito… ed è per questo che vanno a puttane. Fosse solo per il fatto che quest’ultime, anche volendo, non riuscirebbero a provare un cazzo.

Evviva il commercio equo-solidale!!!


Amanda

mercoledì 16 aprile 2008

PIE DONNE



Come spesso accade nei giochi di illusionismo, il prestigiatore crea un diversivo plausibile per distogliere l’attenzione del pubblico da ciò che realmente sta accadendo davanti ai loro occhi.

Allo stesso modo, in questi giorni di campagna elettorale l’attenzione delle persone è stata magistralmente distolta da un fatto molto simile ad un racconto dell’orrore… tanta è la rassomiglianza con quegli avvenimenti che sfidano i nostri maledetti schemi mentali.

Il riferimento va ovviamente a quelle cose che difficilmente riusciamo a comprendere proprio perché in contrasto con le nostre idee stereotipate. Nel bene o nel male.


La notizia è stata riportata da Repubblica dell’11 aprile 08, e vi assicuro che dopo la prime risate per l’involontario umorismo ho lasciato spazio alle prime serie riflessioni. Il titolo sembrava quasi una trama di un film di Almodovar: CONFESSIONE CHOC DI UNA SUORA “IO, TRATTATA COME UNA SCHIAVA”.

Vi dirò sulle prime avevo ipotizzato che si trattasse del solito brutalone in astinenza che, non avendo trovato una figa in cui sfogare i propri istinti riproduttivi, aveva chiesto caritatevole “assistenza tecnica” ad una che – come tante- lo fanno per mestiere.

Ecco le suore sono questo: un’associazione di sfigate, tendenzialmente lesbiche, che pur di giustificare agli occhi del mondo il loro ribrezzo per il cazzo, decidono di indossare la vestina bianca (o bianca e nera per le fanatiche della Juventus) e di fingere grandemente di “averla” data simbolicamente ad uno (e trino) che come minimo non le caga nemmeno di striscio.


Se vi state chiedendo il perché di tanta acrimonia, forse fareste bene a ricordare di quante disumanità si sono resi protagonisti i celesti e le azzurre rappresentanti del divin signore nel corso dei tempi, non ultime tutte le vicende di pedofilia e di violenza gratuita esibita in nome della medesima entità. E siccome mi sono rotta l’ovaia sinistra (il cazzo per gli amici maschi) di queste genuflessioni culturali rese eterne dalle tradizioni e dal bisogno di credere in un regno post mortem, affronterò l’argomento con pochi e nessun pelo sulla lingua… oltretutto io non ho l’abitudine di leccarla a destra e a manca.

Ma tralasciamo per un attimo gli effetti deleteri di certe pratiche saffiche, e concentriamoci sul fatto del giorno: “una suora scappa dal convento e si rifugia in un centro contro la violenza delle donne”. Così comincia l’articolo. Di solito, o spesso, capitava che una donna violentata si rifugiasse in un convento per ricevere la doverosa protezione dalle cattiverie del mondo degli uomini.


La notizia, ne più nemmeno nuova come una porta sfondata dalla notte dei tempi, ci riporta in realtà ad una visione diametralmente opposta delle cose: l’abito non fa il monaco… esattamente come la bontà non fa diventare santi.

L’aspetto più raccapricciante di tutta la vicenda non è in sé la storia dei maltrattamenti – chi di noi non ne ha mai subito uno? – quanto la ferocia espressa ad opera di una persona che per default dovrebbe esibire comportamenti fondati sull’amore. Questa povera disgraziata, obbligata a fare la wonder woman a ore nell’albergo Suore dello Spirito Santo (Guantanamo sembra più accogliente), dopo essere stata costretta a svolgere il lavoro di sei persone viene anche sottoposta a continue umiliazioni e aggressioni da parte della madre superiora… come dire che al peggio non c’è mai fine. Fine della notizia, ma la riflessione di certo continua perché oltre alle implicazioni che si possono arguire, resta il fatto che dietro tutto questo si nasconda ancora una volta la natura umana: una natura umana incapace di modificarsi nemmeno quando si traveste di presunta bontà o di culla di rare virtù.


Non farò la moralista perché rischierei di entrare nello stesso loop, quello che mi preme rilevare è invece la portata e lo spessore dell’inganno, reso ancor più inverosimile da quel cazzo di schema mentale che, facendoci associare una sottana al volto caritatevole di una donna, non ci consente quasi mai di discernere la realtà, ma soprattutto ci fa rimanere inermi e privi di una risposta.


Noi donne abbiamo ormai interiorizzato questo modello culturale, solo falsamente sbilanciato a nostro sfavore, come l’alibi perfetto: noi siamo infatti vittime per definizione, cosicché non possa essere umanamente possibile infierire ulteriormente su di noi. È una specie di imprinting: la vittima non esplicita comportamenti aggressivi, apre le braccia, si mostra arrendevole… e appena può te lo mette nel culo.


Queste sono le donne: le portatrici “sane” dell’evoluzione dell’aggressività maschile, ovvero di un’aggressività che ha sublimato i mezzi diretti della guerra degli uomini in armi ancor più efficaci che ti sanno uccidere con una sola parola o con un falso sorriso.


Non c’è da stupirsi. Bisogna solo riprendere le armi in pugno e ripristinare il gusto e l’odore del sangue… bisognerebbe, come in questo caso, non indugiare e affrontare direttamente il volto angelico di questa troia travestita da pia donna, ridurla in poltiglia nemmeno buona per cibo per gatti e gettarne quel che resta nelle latrine della stazione dei treni… non prima di averci pisciato sopra.

Amen

sabato 29 marzo 2008

SANTA SANTANCHE'. IO CREDO... IO CREDO CHE VOTERO' LUXURIA


È circa un mese che i politici hanno cominciato a rompere le ovaie (oggi sono per le pari opportunità), ipotizzando venti di novità e rivoluzioni a 360 gradi su tutto il sistema politico e sociale italiano. Io sono sempre molto attenta a tutto, ma questa storia della rivoluzione a 360 gradi mi sa un po’ di fregatura anche perché un po’ di geografia astronomica l’ho dovuta imparare pure io e quindi se non erro, ruotando a 360 gradi si torna esattamente al punto di partenza… con l’aggiunta di un conato di vomito post-capogiro.

All’interno di questa logica del “gioco di prestigio e del nulla di fatto” si inserisce un’amena figura di donna che a suo dire a compiuto anch’essa una rivoluzione culturale con lo stesso mirabile risultato: “l’eterno ritorno” alla posizione di partenza. Il suo nome è Daniela Santanché, ma pochi sanno che in realtà il suo cognome è Garnero. Ma la notizia del secolo è che è nata il 7 aprile… e cioè esattamente il giorno cui sono nata anche io. Non la trovate una grandiosa coincidenza: due scassacazzi nate lo stesso giorno!

Ok, basta con i facili entusiasmi e torniamo a bomba: la rivoluzione culturale della donna di destra secondo il verbo della Santanché. In questo mese ho letto qui è la di lei, anche perché ella ha fatto di tutto per salire agli onori della cronaca con tutta una serie di affermazioni che mi hanno lasciato perplessa.
La prima perplessità riguarda la sua identità; insomma, la Daniela è una donna, un uomo o un trans? Io francamente non l’ho ancora capito. Non è che la presunta divinizzazione del suo ego l’ha resa una e trina? Lo ammetto, è spiazzante alla mia tenera età avere dubbi di questo tipo, ma più mi sforzo e più m’infogno.

Fisicamente, siamo di certo in presenza di una donna… e anche una bella donna. Oddio, che dire bella potrebbe essere facile per qualsiasi donna che sia sottoposta a dosi massicce di botulino, stiraggi, tiraggi, tiranti, carrucole estetiche, massaggi drenanti e shopping frenetico nel quadrilatero della moda milanese nella speranza di trovare una mise da strafiga che sappia sedurre gli uomini e rendere invidiose le donne.
I problemi sorgono invece proprio a livello dell’immagine complessiva che la Daniela (oh sister!!!) vuol darsi e con la quale vorrebbe catturare, convincere e persuadere l’elettorato zomboide e deambulante tra un voto utile e un voto inutile… che poi è lo stesso, visto che la sbobba avrà lo stesso sapore del polpettone natalizio riesumato in occasione delle vacanze pasquali. L’immagine della Santanché è, per dirla in termini filosofici, il nuovo manifesto dell’ermeneutica politica… ovvero del peso delle interpretazioni e del trionfo del “così è … se vi pare”… pur di non scontentare nessuno.
Tanto per cominciare, se una la sentisse parlare senza minimamente collegare il cervello potrebbe pensare che la Santanché sia la prima donna candidata premier, e questo soprattutto perché a suo dire il suo partito ha riconosciuto in lei “il miglior uomo”. No, scusate, il miglior uomo??? E che ne è stato del riconoscimento della donna? Dove cazzo è andata a finire la donna? Ma soprattutto, se lei è il miglior uomo, non oso immaginare a quale branco di donnicciole appartenga Francesco Storace e company? E ancor di più, ma questo deve essere letto come un complimento? Sembra proprio di si, perché la Santanché spiega “Credo che sia veramente una rivoluzione. In passato si è sempre fatto uso delle donne come specchietto delle allodole, strumento nelle mani dei maschi.” … e questo voi come lo chiamereste? Come chiamereste un gruppo di uomini senza palle che candidano alla guida di partito una donna in quanto miglior uomo? Non ci vedete un che di strumentale? Non credete che venga riaffermato nuovamente il successo della figura maschile e l’implicita debolezza di quella femminile?

La Santanché infatti per non deludere chi vede in lei la scontata “donna con le palle” (ormai inflazionata perché la donna non si vede all’ora del cambio d’abito, quanto all’ora del coiffeur o del make-up) si presenta alla convention in giubbotto in pelle nera e pantaloni attillati. Non ci sono dubbi : quello che lei desidera è che gli altri vedano in lei un uomo e non una donna. Ma allora dove sta la rivoluzione? Sta forse nel fatto che finalmente ci sarà una donna che penserà alle donne come già lo fanno gli uomini? La risposta è si.
La verifica giunge puntuale quando , alla domanda “cosa farebbe per le donne”, la Santanché risponde candidamente: “cercherei di risolvere il problema degli asili, promuovendo gli asili condominiali. Poi mi occuperei dei trasporti: sappiamo bene cosa vuol dire portare i bambini all’asilo, in palestra… poi sgravi per le baby-sitter: perché la badante si può dedurre e la babysitter no? Infine farei una battaglia per equiparare gli stipendi.”

Cazzo che intuizioni!!! Che slancio di sano femminismo!!! Ho come l’impressione che la nostra emancipazione corra sul filo di problemi esistenziali, quali:
- gli asili condominiali. Ps: per chi non lo sapesse, questa invenzione presuppone che le mamme, a turno, decidano di fare il lavaggio del cervello a figli degli altri… in modo tale che l’educazione sia pedagogicamente sempre in mano alle solite stronze che poi si lamentano dell’impressionante incremento dei mammoni e, per converso, della scarsa presenza di veri uomini.
- I trasporti. Inizialmente credevo che volesse parlare dei problemi della viabilità… no, lei pensava al “ cosa vuol dire portare i bambini all’asilo o in palestra”. Cara Daniela, io proprio non ci arrivo, ma cosa cazzo significa portare i bambini all’asilo se non caricarli sull’auto e portarli all’asilo? Cosa c’è di così trascendentale? Bisogna davvero fare una lotta politica, o non semplicemente ripristinare gli scuola bus che tante mamme detestano solo perché non permettono loro di invadere tutte le strade della città all’ora di punta, scorazzando come tante strafighe sui SUV per portali fino alla porta dell’asilo. Io semmai proporrei una legge per l’uso di un lanciafiamme anti-mamme-allarmiste- scassacazzi davanti alle scuole.
- Equiparazione degli stipendi. Ottimo, bingo, geniale. Ed io donna dovrei votarla per questo?
Insomma che ne è stato della rivoluzione promessa? Ma cosa vado a pensare; come tutti gli uomini di destra l’unica rivoluzione riguarda se e solo stessi. È strano infatti che il programma della Santanché non contempli, ad esempio, un ruolo più attivo delle donne in politica, di emancipazione verso modelli culturali innovativi che non contemplino uno scassamento di coglioni ai maschi… o i celeberrimi “calci in culo col tacco 12”. Lei è infatti – a suo dire - l’unica donna degna di stare in politica, visto che le altre sono solo gatte morte, veline e donne in posizione orizzontale… mentre lei è l’unica donna con le palle e al contempo una strafiga da urlo. Lei è la sola donna-donna-uomo che poi in un raro momento di lucidità, affrontando il problema delle donne in politica, asserisce candidamente: “(le donne) hanno tutte la sindrome dell’ape regina: vogliono essere le sole. Io le peggiori cattiverie le ho avute dalle donne (chissà come mai. Ndr). Siamo delle iene, impregnate di sentimenti come la gelosia e l’invidia. È difficile che una donna riconosca a un’altra donna di essere brava.” Sante parole Santanché… parole che ovviamente neanche tu riesci ad evitare. Infatti quando l’intervistatrice le chiede “Ma Illary (Clinton), le piace o no?”, lei risponde ovviamente “Non la stimo. È una donna strumento dei maschi.” Grazie, tesoro non l’avevamo capito. Grazie davvero!!!
In un’altra intervista (rilasciata sul Corriere della Sera) dice che l’unica donna che stima in politica è Rosy Bindi… e ci credo, perché voi la Bindi la considerereste una donna? E se Si, da quale coiffeur si serve, ma soprattutto da quanto ha smesso di leccarla in giro?

I dubbi lievitano a dismisura, io sono stanca… e ad ogni tentativo di liberarmi di questa misoginia, mi riscopro sempre più vicina al desiderio di diventare una Cereal Killer… che contengono tanta crusca e ti fanno stare permanente al cesso. Certe stronze proprio non le sopporto. E voi???

sabato 22 marzo 2008

IL MODELLO DI DONNA DI POTERE: L’ALTER EGO. Il caso Spitzer

È di questi giorni lo “scandalo” di quel puttaniere di Spitzer: il classico moralista del cazzo che predica molto bene e razzola catastroficamente. Se, infatti, egli fosse stato un uomo comune, nessuno avrebbe fatto caso alle sue scappatelle extra-coniugali… ma siccome egli era l’uomo forte del nuovo moralismo-falso bigotto–a stelle-e-strisce tutta la faccenda ha assunto un altro appeal.
Io francamente un uomo così non lo biasimo perché le corna sono una faccenda privata oltre che essere – dopo la morte – un fatto di evidente democraticità: non ci sono persone che scampano al suo allettante richiamo cosicché oggi non si possa dire che siano solo gli uomini a perpetrarlo. Anche noi donne, infatti, siamo campionesse di tip-tap e di salto in lungo da un letto all’altro, perché gli uomini tradiscono con altre donne… e di solito queste donne stanno con altri uomini.

L’argomento di oggi è invece la donna dell’uomo di potere, ovvero colei che, subodorando le potenzialità del giovanotto cesso-brufoloso (di solito non sono mai adoni), mettono un’ipoteca su tutta una serie di oggetti di lusso e di prerogative ad esclusivo appannaggio di uomini ricchi e potenti. I politici, di solito appartengono a questa “casta”. Le loro donno invece appartengono ad un’altra classe: quella dell’Alter Ego.

La prima di queste è stata la stessa Clinton, che in tempi non sospetti perdonò a quel cesso di Bill un pessimo pompino ad opera di un’oculata Monica. Quest’anno, a dieci anni dal pompino più famoso d’america, i democratici (guarda caso sempre loro) fanno il bis: la moglie del governatore di NY, Elliot Spitzer, ha vinto un copricapo d’alce grazie al prelibato contributo di una 23 enne di gran lunga più figa di quel cesso della Levynsky.
Ma chi è costei? Si chiama Silda Wall, in arte Spitzer, ovvero colei che - se opportunamente calcificata, immobilizzata e truccata ad arte - assomiglia tanto a quelle belle statuine che riempiono senza un ordine preciso tutti gli spazi disponibili del cattivo gusto di casa nostra, o in qualche tomba egizia. Per la serie: “c’è ma è come se non ci fosse”, la sua presenza nell’universo degli esseri umani è infatti un mistero perfino per lei stessa… almeno così avrà qualcosa di cui interessarsi durante il passaggio dallo stato solido a quello gassoso.

Che dire di lei? Sicuramente che l’elemento che la contraddistingue è il dubbio. No, non cominciate a fraintendere: la nostra SildaSusan Storm, per gli amici - non ha dubbio alcuno su cosa mettersi per il “Quando party?” che il marito le ha organizzato al fine di spedirla fuori dalle palle. No no, i suoi dubbi sono di tipo “esistenziale” nel senso che, dopo aver sposato l’uomo della sua vita(?), comincia a farsi delle paurose masturbazioni mentali per chiarire a se stessa se in tutta la questione ella sia la cacciatrice o la preda. Roba da paleolitico!
La questione – da tempo dibattuta sul National Geographic - non è affatto irrilevante se si considera la qualità degli stati emotivi che seguirebbero all’una o all’altra risposta, ma soprattutto la quantità di crampi alla mascella che potrebbero occorrere per mantenere intatto quel sorriso compiacente e del tutto fittizio.
Ma prima di farci le meches ai peli pubici, facciamo un passo indietro e scopriamo chi o cosa si nasconde dietro quell’emi-paresi sorridente che contraddistingue il suo rapporto con il restante genere umano. Per la cronaca, che si sappia: esiste qualcosa meno del nulla? Sapete, non mi va di fare la parte dell’ignorantona di turno.
Gli sguardi attorno si fanno rassicuranti, le teste annuiscono, il pubblico applaude. Siiiiiiii! Wow!!! Sono tutti d’accordo: dietro la faccia immobile della paresi in Chanel, un cuore batte!! Che scoperta fantascientifica! Adesso siamo certe al 100%: a battere adesso sono in due: lei e il suo cuore.
Ma torniamo a bomba. La nostra Silda, il delizioso condensato di prorompente femminilità, è solo l’ovvio risultato di una pervicace educazione materna, le cui parole chiave sono facilmente riassumibili in un inventario che ogni ragazza in odor di facili introiti dovrebbe marchiare a fuoco sulla pellicola per avvolgerci le cotolette. Ah, mamma pensa sempre a tutto!!!
Eccolo… e cercate di impararlo bene che poi vi interrogo:
- non darla, ma preparati a farlo;
- non darla a tutti, ma allenati a farlo;
- verifica il conto in banca, prima di darla;
se proprio vuoi darla:
+ verifica anche il conto in banca della sua famiglia;
+ verifica che sia di buona famiglia;
+ verifica che abbia un ottimo lavoro;
+ elimina tutte le concorrenti;
+ profumala e renditi attraente;
+ se lui si dimostra reticente, fatti mettere incinta!!!

Vi sembra troppo complicato? Ma va! Se si considera che il lavaggio del cervello comincia a cinque anni e si conclude a ventidue, possiamo affermare che ogni madre potrà dirsi certa del risultato finale: una geisha per figlia, un coglione per genero e almeno un nipotino. Meglio se femmina, davanti al giudice – al momento del divorzio – sarà l’elemento che le garantirà un sostanzioso vitalizio, ma soprattutto la grande opportunità di non far cadere nel vuoto ”l’educazione sentimentale” tanto faticosamente interiorizzata.
Ma proseguiamo con la nostra disamina, senza lasciarci prendere dall’eutanasia. La nostra spastica Silda, con l’ausilio di mammà comincia sin da piccola a studiare danza, prendere lezioni di bel canto e di flauto traverso; abilità, quest’ultima che le sarà strategicamente utile a partire dai sedici anni di età, quando inizierà a sperimentare le gioie dell’amore…a comando.
Infatti, grazie alla sua ottima preparazione universitaria e al suo finalizzato bon-ton, ella inizierà a sviluppare tutta una serie di motivazioni e di genuini interessi verso un sistema di oggetti e di attività sociali molto “à la page”. Detto in poche parole, comincerà a tirarsela. E sempre di più e sempre di più, che alla fine, quando dovrà recarsi dal ginecologo, le converrà fare un abbonamento annuale dall’otorinolaringoiatra.
Dall’altra parte della barricata, invece, una ristretta schiera di papabili pretendenti - con la carriera politica già predestinata e il conto in banca traboccante – si metterà in moto, a mo’ di fabbrica fordista, per produrre un ettolitro di bava appiccicosa con cui circuire la presunta magnifica preda.

Il punto è, ma questo lo sappiamo tutte, che il cacciatore è talmente inebriato dall’eau de vagine - se non proprio rincoglionito dalle moine premeditate della zocc… ehm della donzella - che non si accorgerà proprio di nulla, e men che meno che la preda sia lui stesso. Fortunatamente il destino possiede una certa quantità di democraticità ultraterrena, per cui “quelli” come loro vanno in giro sempre in coppia! Alleluia!! Allora Dio (forse) esiste!!!

Accelerando alla moviola gli step che vedranno mamma ed esultante fotocopia genetica coronare il loro progetto criminale con lancio di riso finale, giungiamo alla situazione che si presenterà il giorno-dopo. Ok, tutto è andato come da copione:
- lui l’ha sposata. Lei gliel’ha data;
- lui si è addormentato. Lei si fuma una goduriosa sigaretta.
E quello che potrebbe apparire un happy-end, in realtà è solo l’inizio; l’inizio dello spettacolo notturno costellato da raccapriccianti figure minacciose, altrimenti detto incubo. In tre tempi. Ah il cinema di una volta!!! Era pieno di attrici cagne, ma per fortuna c’era il muto e nessuno se ne accorgeva.

Primo tempo.
Superato lo slancio e l’entusiasmo delle prime due ore, lei comincia a smaltire la sbornia causata dall’overdose di felicità derivante dall’aver raggiunto lo status sociale a cui ambiva dall’età di sei anni. Nel frattempo – dall’altra parte della casa - lui comincerà a rinsavire, realizzando di avere le palle vuote… e di lei già piene.

Secondo tempo.
Inizia il periodo dei diritti e doveri, ovvero quello che lei si aspetta da lui, ma soprattutto quello che lui deve fare per lei. Mantenerla.
- Lui la riempie di carte di credito;
- lei entra nel letto con la stessa voglia d’acqua che potrebbe avere uno che sta annegando. Manco morta!

Terzo tempo (quello più importante).
Inizia il gioco dei ruoli, ovvero entrambi cominciano a fingere spudoratamente, ma lei lo faceva anche prima del matrimonio. Anche prima del fidanzamento e prima delle scuole medie inferiori. Ed ecco, con poche varianti, quel che succede approssimativamente:
- lui comincia a scoparsi le segretarie. Vedi il caso “Dolce Monica… non sul vestito azzurro! Le macchie restano!!!”;
- lei si comporta come deve, senza mai accennare comportamenti non idonei al suo nuovo status sociale, vedi il caso “Bill, io non ho visto nulla, ma la prossima volta mettile entrambi in lavatrice a 90 gradi. Con la candeggina. Mi raccomando!”

Ma è esattamente al terzo tempo, che prende forma l’obbrobrio che tutti prima o poi si aspettavano di vedere: l’alter-ego. La nostra piccola bambina dagli occhi spenti e dalla vagina annoiata comincia a interiorizzare che - se non vuol perdere il pingue bottino faticosamente conquistato - deve imparare semplicemente a scomparire cercando di stare al gioco e di non compiere le mosse sbagliate.
Dopo travagliate notti passate ad immaginare un futuro prossimo che non implichi quello di diventare prematuramente vedova, l’unico modo per raggiungere questo nuovo ed entusiasmante obiettivo è quello di diventare l’ombra del suo sposo.
Facile a dirsi, un po’ meno a farsi, a meno che non abbiate già appreso l’arte di accettare le sue assenze, farvi trovare “pronte”, fare le public relations al posto suo, coccolare i suoi soci d’affari, nutrire i suoi figli, essere le perfette nuore, le perfette padrone di casa. In poche parole: le “perfette”. Punto.
Se la nostra miss-perfettamente-invisibile non fosse attitudinalmente quella che è, l’esito finale potrebbe rappresentare il coronamento del suo sogno romantico, peccato, invece, che questi siano solo i primi effetti collaterali del suo incubo ricorrente: sopravvivere in attesa che lui muoia. I veri effetti collaterali – quelli che proprio ti rovinano la messa in piega in modo permanente - emergeranno invece in un secondo momento, ovvero quando la consapevolezza del proprio fallimento comincerà a farsi strada nel suo cervello ancora anestetizzato dai moniti materni, resi ancora più pressanti dal fatto che adesso vanno messi in atto. Ed è a questo punto, giusto per tornare al dubbio di partenza, che ella realizzerà che l’unica persona che sia riuscita ad incastrare è solo se stessa.

Epilogo della storia: la cacciatrice era scesa nella tana del leone per portarsi la sua pelle in passerella, a mo’ di trofeo. Questo nelle intenzioni… e qualcuna giura di esserci riuscita. Nei restanti casi, il leone sta ancora ringraziando iddio per quella grassa oca di 65 kg che gli è capitata per pranzo. Buon appetito!

lunedì 17 marzo 2008

LA PALLOTTOLA SPUNTATA DI UNA CRETINA PATENTATA

La madre degli idioti è sempre gravida. Per questo motivo un fiocco rosa è stato apposto su una casa in quel di Roma… giustappunto sulla porta di quella gran cogliona di Perla Pavoncello.
Fino a ieri illustre e furba sconosciuta, ma da oggi cogliona sulle prime pagine di tutti i giornali per aver sparato a salve, quando avrebbe potuto con un sol colpo affondare un transatlantico.
Per la serie “un’occasione d’oro perduta nella vagina” vi trasmetto la triste storia di una cretina come ce ne sono tante. Troppe… e sempre di più.
Per chi se le fosse perso, ecco l’aneddoto che la riguarda.
Giovedi 13 marzo al Tg2, la ragazza in questione viene invitata in studio per porre domande a mr B circa le politiche attive del lavoro e la lotta contro il precariato imperante.
Questa la domanda: “com’è possibile per le giovani coppie metter su famiglia senza la sicurezza di un reddito fisso?” Il tono della domanda è grave e la disperazione si legge tra le righe perché il problema, al di la di ogni cosa, si presenta nella sua drammatica attualità come una delle piaghe della società odierna.
Risposta: “da padre le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi, con il suo sorriso se lo può certo permettere”.
La ragazza rimane spiazzata e tutto il mondo per un minuto spera in un omicidio in diretta televisiva, visto che chiunque al suo posto si sarebbe sentito offeso per una serie legittima di motivazioni e autorizzato a dare una risposta pertinente. Intendiamoci nulla di morale o di trascendentale, giusto qualcosa di pratico del tipo “gran cazzone, vorrei vedere te con meno di 1000 euro al mese. Forse saresti costretto a girovagare nei parchi per raccattare mozziconi di sigaretta… altro che tintura nera per quel cespuglio nero che ti ritrovi in testa…” Ma la ragazza non fa nulla di tutto ciò, anzi sorride e rimane inebetita (la sua espressione preferita), e visto che si trova in televisione, come una qualsiasi velina dal cervello vuoto e le gambe aperte, decide di fare quello che le viene meglio: la cretina. Al cubo.
Infatti, non contenta della figura di merda e dell’occasione mancata, lascia dichiarazioni del tipo: “Ironico, mi ha colpito. Lo voterò” e poi ancora “Il precariato è un falso problema: meglio avere un lavoro precario che niente”… ed io penso che a questa come minimo le consegneranno il premio quale best cogliona world-wide , senza contare che se me la trovassi di fronte la pesterei a sangue per poi darla in pasto ai porci fino a non farne rimanere più traccia. Lo so, ne sono consapevole, la mia reazione è un tantino poco filosofica e ancor meno sociologica… e d’altronde cosa si può dire a una mente bacata del genere che merita soltanto di essere rispedita a lavare i piatti e radiata dall’università che l’ha formata? Ad “una” del genere non puoi mica farle un discorso intellettuale denso di implicazioni e sottigliezze argute? No, non si può dirle nulla… sarebbe come sparare sull’ambulanza, ma io francamente, una tantum, questo sfizio me lo toglierei… e lei di certo se lo meriterebbe (di essere crivellata a mo’ di Emmental)
Per continuare l’ascesa verso il regno delle oche giulive honoris cause, la cretinetti decide poi di spargere qui e la le sue foto “migliori” con la speranza che qualcuno la noti e la faccia entrare nel dorato mondo delle TV come opinion leader delle cesse-coglione-cerobrolese della new generation. Le pose sono plastiche, il sorriso finto come quello dei manichini anni ’70… il cervello vuoto a dovere. È innegabile: è nata una stella!!!
C’è poi una cosa che non mi spiego: perché quando una ragazza va in televisione improvvisamente si trasforma in una troia da bordello? La Pavoncello, infatti, durante la diretta televisiva si dice fidanzata (è per questo che si dice preoccupata dagli effetti del precariato), ma stranamente, non appena intravede un spiraglio di vacua notorietà, il suo clitoride diventa una casa-accoglienza per qualsiasi bavoso approfittatore e improvvisamente il suo fidanzato sparisce dalla circolazione. Non a caso, alla domanda “ma il fidanzato ce l’ha o no?”, la mignottella abilmente risponde “così così”. Così così??? Ma che cazzo vuol dire “così così”????
Insomma fino ad un momento prima si diceva certa dell’amore e del progetto di mettere su casa, e adesso che la vulva le prude di audience e di applausi stile foca-ammaestrata tutto va a farsi fottere?! Che dire? La nostra Perla fa il suo ingresso trionfale nel regno dell’opinabile e del fraintendibile (Mr B è un dio nel negare le sue affermazioni), facendo come le pretendenti a miss Italia… che il giorno prima della vittoria sparano minchiate del tipo “il successo non mi cambierà. Sono una ragazza semplice. Amo il mio ragazzo voglio fare otto figli e ritirarmi in un agriturismo a fare la calza e i biscotti” e il giorno dopo sono repentinamente single, succhia-cazzi e donne in carriera…
Mia nonna lo diceva sempre: “la vie per l’inferno sono lastricate di buone intenzioni.”
Anche oggi una scomodissima verità, ma io ne avrei fatto a meno.

Vostra Amanda

mercoledì 12 marzo 2008

LE DONNE INUTILI DEL CAV… ATAPPO: BELLE, STUPIDE E MANOVRABILI

Si avvicinano le elezioni e, come spesso accade, ogni schieramento promette una massiccia presenza di donne in parlamento contando su un ritorno di voti da parte delle donne del popolo. Già, il popolo… Tornato prepotentemente di gran moda, il termine popolo (inteso come un gruppo specifico di esseri umani accomunati da un sentimento durevole di appartenenza, possedendo o meno caratteristiche comuni quali lingua, cultura, religione o nazionalità) oggi non riguarda più nulla se non il gregge di pecorelle smarrite che fa capo a Mr B, il quale, colto da un “disinteressato” slancio mistico avente come obiettivo quello di risollevare le sorti del paese (Arcore), ambisce ogni volta a dare lezioni di fair-play alla comunità degli zotici in politica, disvelando il suo poker d’assi di donne.
Oggi, più che parlarvi di politica (di cui peraltro non mi frega un flauto traverso) vi parlerò di stereotipi perché, checché se ne dica, le scelte che si compiono dentro al gabbiotto a prova di privacy dipendono largamente dalle immagini che vengono veicolate nell’etere nel periodo pre-elezioni: un trionfo di grandi sorrisi, sguardi ammiccanti, uso sapiente di Photoshop e fotogenia a go-go. Questo è la politica oggi: la foto più bella e lo slogan più avvincente.
Mr B lo sa, siamo nell’era dell’apparenza e della pubblicità; se riesci a rendere più affascinante la prima e più efficace la seconda, il gioco è fatto.
La pubblicità, si sa, è materia in cui Mr B ha preso 30 e lode, ma la bellezza, ahimé, quella no; hai voglia di mettere i tacchi ai mocassini, di inondare di tintura nera quell’allevamento di capelli finti, di copiare il look di Albano… È per questo motivo che necessariamente questo tizio deve cercare di procurarsela da qualche parte, e siccome non è un galletto che ama circondarsi di pari-cresta preferisce che questa dote provenga dal sesso opposto.
Come avrete certamente avuto modo di verificare, le donne di destra sono tutte belle. Chiariamoci subito, io non ho nulla da obiettare: la bellezza è una botta di culo genetica, per cui belli si nasce… e qualcuno /a tenta di diventarlo. Detto questo però, non capisco cosa c’entri l’estetica con il mondo delle idee. Non v’è nessuna legge di natura che possa collegare un bel volto con un pensiero degno di essere espresso, eppure oggi questo modo di pensare comincia a ricevere consenso. E questo avviene soprattutto perché la bruttezza (o meglio la non-bellezza) non facilità le relazioni; siamo prima “visti” e poi “ascoltati”, ovvero la predisposizione all’ascolto dipende dalle caratteristiche del mittente. Una donna bella ha più possibilità di essere ascoltata rispetto ad una donna che non ha nulla di “apprezzabile”, ma il paradosso comunicativo è che le donne non-belle risultano certamente più credibili. Credo che sia questo l’errore più grande del Cav-a-tappo: circondarsi di belle sgnacchere, utili solo a rendere più sopportabile la solitudine regnante nel suo schieramento. Infatti, come la storia ci insegna, nonostante tutta questa sboronaggine estetica, di queste donne non ne rimane nulla… nemmeno il ricordo.
Poverette queste cretinetti, incapaci perfino di rendersi conto del loro ruolo accessorio, che continuano – come in televisione – ad inseguire il sogno della notorietà mediatica: se appari in tv esisti, viceversa non sei nulla.
Nelle legislature di destra, a parte il pianto della Prestigiacomo, le tette rigonfie della Mussolini e le labbra a canotto della Santanché non si ricorda niente che sia minimamente assimilabile a un disegno di legge, o qualcosa che avesse potuto renderle degne di essere votate. Le donne infatti non vedono in loro delle statiste, ma solo delle semplici donne a cui fare concorrenza o dei punti di riferimento per la mise più arrapante.
Quest’anno è l’anno della Carfagna (forse), della Brambilla (molto forse) e di alcune improbabili new-entry. Ecco la classifica delle prime tre
Al terzo posto troviamo Francesca Impiglia, che si vanta di essere diventata assistente personale di Mr B a soli 21 anni. Ragazza acqua e sapone, giornalista del TG4 (se l’ha scelta Emilio Fede… si capisce subito in cosa è rimasto “impigliato”). La destra si dice sempre attenta alla meritocrazia, allora un dubbio mi sfiora: ma che meriti può avere una con i brufoli ancora sulle guance? Come può essere diventata la sua assistente personale, quando a spasso ci sono fior fior di laureate bilingue con cervello funzionante? Scusatemi, ma io proprio non c’arrivo. Ma voi la votereste una che corre ancora dietro ai Take That?
Al secondo posto c’è una certa Francesca Pascale, fondatrice del comitato “Silvio ci manchi”. La ragazza molto carina, in pieno stile Charlie’s Angels, ha costituito un gruppo di 100 donne pro-silvio. Qui l’impegno politico è al massimo, perché anziché promuovere un comitato “Napoli città pulita” pianifica la sua entrata in mediaset rimpinguando l’ego trasbordante del suo amatissimo leader al fine di riuscire a mettere piede laddove Veronica non è più interessata… visto che nel frattempo si è dedicata alla moralizzazione delle puttane made in Italy.
Al primo posto della super classifica delle pedine vuote a perdere c’è invece Licia Ronzulli, la massaggiatrice personale di mr. B. The boss giura che la ragazza sia dotata di uno spessore civico che non ha eguali, visto che presta la sua opera come volontaria nell’associazione Progetto sorriso; con un bel massaggio nelle parti giuste sai che sorriso… qualcuno sbava anche dalla contentezza!!! Che poi mi chiedo: ma che c’avrà da ridere? Non si accorge che il buon samaritano sta facendo solo il suo gioco al fine di assicurarsi la totale prostrazione da parte di queste fedelissime ignorantelle dalla vagina colma di sogni di gloria?

Devo essere sincera, le tattiche di mr B non mi stupiscono affatto… malato com’è di familimismo imprenditoriale mi sarei aspettata anche la candidatura della colf, dell’autista e della badante. Quello che veramente non mi va giù è che queste babbuine dal culo aperto e palpitante abbiano deciso di stare al gioco, pensando magari di poterne ricavare un qualcosa sul versante personale e professionale. Queste tre, a titolo esemplare, fanno parte infatti di quella folta schiera di schifezze umane che se ne vanno in giro asserendo di essere state scelte per la mole di sacrifici e di super lavoro che hanno dovuto affrontare, ma soprattutto per la serietà che le contraddistingue… e lo pensano e ci credono solo loro.
Ma c’è di più: se chiedi loro qualcosa circa il ruolo della donna sono anche capaci di affermare che oggi le donne hanno iniziato a dimostrare che possono essere al pari dell’uomo, e che i tempi della soggezione della donna all’uomo sono finiti. Se tutto ciò è vero, mi chiedo allora perché questa “indipendenza” dallo strapotere maschile non sia manifestata prima di scivolare abilmente sotto la scrivania del Caio di turno? Perché nessuna di loro ha rifiutato? Perché al mondo devono esserci queste fecce? Perché non una briciola di orgoglio?
Risposta
Perché è inutile che ce la raccontiamo: non soltanto non siamo pronte per un’evoluzione (bipedi siamo e bipedi palmipedi rimaniamo), ma non abbiamo nemmeno l’attitudine a pensare che ciò possa avvenire.
Il punto è che quindi siamo ancora anni luce indietro da tutto. La profumata zolla di merda nella quale le nostre nonne suffragette ci hanno infognato con il loro rompere il cazzo per conquistare il maltolto ci piace proprio… Quello che ci “muove”è infatti il “tendere” o per meglio dire l’ambizione ad essere quello che non potremo mai essere… come dire che le scimmie con un po’ di esercizio e qualche piccola scossa elettrica nel culo potrebbero agevolmente essere del tutto uguali agli uomini. Manco pe’ niente!!!
Ma non prendiamocela… poteva andare peggio: poteva piovere!
Consiglio pro-elezioni: se proprio siete inumidite dalle parole circa il “voto utile” del vostro Mr B, assecondatelo… votate un uomo. Anzi votate solo lui… altrimenti sai che frignoli!!!

Amanda

venerdì 7 marzo 2008

“LA GRANDE AMBITION DES FEMMES EST D’INSPIRER L’AMOUR” … ET LA GUERRE


È una massima del noto commediografo francese Molière: “la più grande ambizione delle donne è quella d’ispirare l’amore.”

Mi è tornata alla mente questa massima perché, contrariamente al concetto che vuol esprimere, è stata utilizzata in “Assassinio sul Nilo” (Agatha Christie) quasi a dar senso alle “potenzialità magiche” delle donne, ma in realtà l’accezione è tutt’altro che positiva; nel romanzo, infatti, la donna a cui si riferisce Hercule Poirot (monsieur le detective) è tutt’altro che ispiratrice di amore… visto che, tra una cosa e un’altra, la donzella in questione induce l’ex-fidanzato ad uccidere la moglie per poi trionfare personalmente nell’omicidio della cameriera, della turista impicciona, dell’ex-fidanzato, finendo col suicidarsi. Dopo quest’ecatombe, il dubbio sulle potenzialità generatrici di amore delle donne comincia ad insinuarsi in me, anche perché la citazione di Molière appare improvvisamente monca… come se qualcuno o qualcuna lo avesse accoppato prima che potesse finire di scriverla integralmente.

Qualche post fa avevo criticato la visione di Veronica Berlusconi circa il ruolo della donna in quanto “Angelo morale”, definendola strabica e inattuale… secondo me, infatti, aveva appena finito di scolarsi un litro e mezzo di Assenzio, ma questi sono cazzi suoi.
Stamattina, invece, visto che ci stiamo avvicinando all’8 marzo (il troia-Day e poi vi dirò perché), leggendo qui e là nel Corriere della sera (7 marzo 2008, p. 41) ho scorto un articolo a prova di slancio mistico nel blu-dipinto-di-blu dal titolo: “SE LE DONNE DIVENTANO PORTATRICI DI PACE”.
Vi dirò, me l’aspettavo, perché chissà come mai le donne, se per un anno intero passano il tempo a darsele di santa ragione per accaparrarsi il cazzo più grosso o il golfino in saldo, con l’avvicinarsi di questo fausto evento si sentono come invase dal fuoco divino della solidarietà. Mah! … io mi sono sempre chiesta il “perché” e l’unica risposta che mi sono data è stata la seguente: perché l’8 marzo è come il Ramadam; si fa digiuno, si prega e ci si astiene (non senza sofferenza) dal fare tutte quelle cose che abitualmente amiamo fare. Detto in altre parole: non ci si odia, siamo tutte sorelle, ci mettiamo la gonna, si fa astinenza dal cazzo (giusto per ribadire che noi dell’uomo possiamo farne a meno)… e questo è quanto succede durante le prime 8 ore dell’8 marzo.
Torniamo per un attimo all’articolo di cui prima. È stato redatto da Benita Ferrero Waldner (commissario UE per le relazioni interne e la politica europea di vicinato) e da Margot Wallstrom (vicepresidente della Commissione UE, responsabile per le relazioni istituzionali e la comunicazione)… come dire né più né m meno come il due di briscola. Ma glissiamo.
La prima parte dell’articolo – in stile Veronica Berlusconi – è tutto un bla bla bla enfatico sulle qualità delle donne “Che svolgono un ruolo attivo di importanza cruciale per la promozione della stabilità e della pace”. Peccato, peccatissimo, che queste parole siano emerse durante il Convegno promosso da una specie di mastino napoletano in gonnella (quando se la mette) che si fa chiamare Condoleezza Rice (Condy Condy per le suore e per i procioni della terra). Non so, ma a me suona più o meno come se Cicciolina ci venisse a parlare dell’importanza della castità e del mondo abbietto della pornografia. Si, insomma una non se l’aspetta… no davvero!!! Che poi, una guerrafondaia più della Rice non si vedeva dalla notte dei tempi…
L’articolone prosegue con lo sfondamento di una serie di porte aperte sulle soluzioni a livello globale per poi giungere al brodo primordiale dell’autoreferenzialità: “se le donne fanno la differenza, è perché hanno un concetto più articolato della sicurezza e tengono conto di molto aspetti sociali ed economici…” certo, come no?! E che dire di quelle minchiate che sovente sgorgano copiose dalle nostre bocche ricolme di luoghi comuni, del tipo: se le donne fossero al potere non ci sarebbero più guerre?
Ora, a parte che siamo tutte laureate in operazioni belliche chimico-psicologiche, non credo che nessuna di noi sia sufficientemente in sé per comprendere i margini razionali del nostro blaterare pazzoide ed inconsistente. Ciò che è indubbia è invece la presenza di quella minuscola particella dubitativa: SE. “Se”, infatti, noi fossimo al potere la guerra (quella combattuta dagli uomini) non esisterebbe. Verissimo! Vero come Dio in terra!! Vero, nient’altro che vero: niente più carri armati, niente più armi, niente morti. Risultato dell’intera operazione: un bel quadretto di pacifica, struggente e deliziosa guerra fredda, fatta di dispettucci, invidie, vendette trasversali, conflitti sublimati, angherie a iosa e depressione collettiva. Oh, era quel che ci voleva: un bel cambiamento radicale!
Certo non ci sarebbero più tombe, più lacrime da versare, ma per converso ci sarebbe un improvviso proliferare di centri estetici dove farsi farcire di silicone, manicomi formato-azienda e forme alternative di farma-solidarietà per combattere le nuove nevrosi collettive.
Ma davvero siamo convinte che le guerre non esisterebbero? Consentitemi di esternare un ragionevole dubbio, soprattutto perché, checché se ne dica, l’ostilità tra donne è una spietata partita che si gioca con mezzi e mezzucci: nulla di plateale ovviamente, ma solo tutta “roba” che possa essere convenientemente fraintesa, infatti, male che va diremo che - se ci siamo odiate, malmenate, distrutte psicologicamente - è stato solo per un misunderstanding.
Si cari amici/che, parliamo di equivoci, primo fra tutti quello che ci fa ambire ad essere sante e troie, madri e puttane, pacifiste e guerrafondaie.
Tutta questo spingere le nostre qualità ai limiti del divino insinua il sospetto che forse sia solo marketing… e d’altronde soltanto noi – noi donne intendo- sappiamo come siamo fatte realmente: né meglio né peggio degli uomini… ma almeno loro sono meno subdoli e più diretti nell’espressione della loro aggressività. Grazie al cielo!!!
Noi, invece, siamo campionesse di tip-tap e di buone prediche che finiscono nel burrone insieme alla cartastraccia. Ne volete una prova? Cosa credete che faranno domani sera quell’orda di sgallettate in giro con la mimosa attaccata al pullover? Ve lo dico io: si infogneranno in qualche sordido bar a festeggiare goliardicamente il loro potere di paglia, deliziandosi a mettere una banconota da 5 euro nelle mutande dell’avvenente stripper assoldato per l’occasione… e così almeno per un giorno potranno esser certe di averla messa nel culo agli uomini. Pia illusione care amiche, avete solo pagato per vedere e toccare (se siete fortunate) quel pezzo di minchia che tanto vi è mancato… come siete ganze, come siete super… come siete stupide!
Buon troia-day a tutte… ve lo meritate!